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Alira Health, lo spazio per crescere è il mondo

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Italian blood, Italian brains, sangue italiano, cervelli italiani. Alira Health, società globale di consulenza specializzata nell’healthcare, con headquarter a Boston e cinque sedi tra Milano, Barcellona, Monaco, Parigi e San Francisco, vanta un forte dna italiano. Una storia di italianità e di successo che ha avuto come palcoscenico principale Boston. La racconta direttamente lui, Gabriele Brambilla, 38 anni, brianzolo di Vimercate, protagonista del miracolo, ceo di quella che lui si ostina a definire una startup ma che, da quando l’ha rilevata nel 2014 dal proprietario e fondatore Claus Michelfelder insieme al francese Benjamin Chambon con un’operazione di leverage buy out, è passata da 18 dipendenti a più di 120, quintuplicando il fatturato, con una crescita percentuale annua superiore al 50%.

La mission dell’azienda? Aiutare le imprese dell’healthcare (dalla farmaceutica ai dispositivi biomedicali, dalla ricerca ai medical trials) ad innovare e a svilupparsi, facendo leva sulle sue cinque aree operative: innovazione, regolazione, servizi clinici, consulenza strategica manageriale (due diligence, strategie corporate, razionalizzazione dei portfolio) e di prodotto (marketing, prezzi, economics) e investment banking (Merger&Acquisition).

No, niente cervelli in fuga, piuttosto giovani di qualità che hanno scelto come orizzonte il mondo e che, misurandosi nel mondo, si sono fatti valere. Italian brains sono il chief medical officer, professor Giacomo Basadonna, il responsabile dell’ufficio di San Francisco, il partner Carlo Stimamiglio, e il project manager di Barcellona, il partner Piergiulio Lauriano. “I nostri clienti stanno trasformando la sanità. Scoprono, creano e portano sul mercato nuovi dispositivi, farmaci e trattamenti per i pazienti. Noi siamo l’acceleratore”, racconta Brambilla in un’intervista pubblicata sul numero cartaceo di gennaio di Fortune Italia. In primavera la società organizzerà a Milano un evento dedicato alle imprese che vogliono entrare nel mercato statunitense.

 

(L’articolo completo è disponibile sul numero cartaceo di Fortune Italia di gennaio)

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