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28 Gennaio 2020

PatchAi, da startup italiana nasce ‘infermiere’ virtuale

Attilia Burke

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Un assistente virtuale dotato di empatia. Così l’intelligenza artificiale e il machine learning trasformano l’healthcare grazie a una startup italiana: PatchAi. Recentemente sbarcata sul mercato, ha già chiuso due aumenti di capitale per circa un milione di euro. Ad oggi viene usata per i clinical trial, ma i possibili sviluppi sono tutti da vedere.

Una chiacchierata virtuale

Ogni giorno la tecnologia PatchAi impara e implementa strategie per sostenere il paziente, adattando personalità, tono e conversazione in base ai suoi bisogni. Conversazione, sì perché la tecnologia, sulla falsa riga di una Alexa in versione ‘infermiere’, parla con il paziente. Gli ricorda di prendere le medicine, gli chiede come si sente, e colleziona tutti i dati e le informazioni, grazie ai quali – complice l’intelligenza artificiale e il machine learning – impara a conoscere il paziente e a interpretarne i bisogni. Ma non solo. È anche in grado di monitorarne lo stato di salute, e di implementare strategie personalizzate atte a promuovere e mantenere l’engagement dei pazienti, raccogliendo dati su sintomatologia, eventi avversi, aderenza alla terapia e qualità di vita.

Eravamo quattro amici in clinica

Quella di PatchAi non è la storia di un navigato imprenditore che cerca un nuovo business da mettere in piedi, ma di quattro giovani professionisti del mondo sanitario che hanno un’intuizione. Alessandro Monterosso, Filip Ivancic, Kumara Palanivel e Daniele Farro – lavoravano in ricerca clinica con ruoli diversi (medici, infermieri, farmacologici) e hanno potuto sperimentare in prima persona i bisogni inespressi dei pazienti, le barriere comunicative e raccolte dati spesso obsolete.

Il team si è poi costituito all’Università Bocconi e, grazie alla partecipazione al percorso di accelerazione BioUpper di Cariplo Factory, ha iniziato a lavorare all’implementazione dell’idea entrando in contatto con i principali stakeholder del settore. Impegno, energia e capacità di esecuzione sono stati gli ingredienti indispensabili per permettere a PatchAi di diventare una vera e propria azienda dove oggi, oltre al team dei quattro fondatori, collaborano oltre 12 professionisti.

Con un esordio sul mercato lo scorso dicembre – 12 mesi in anticipo rispetto alle previsione – e due aumenti di capitale per circa 900 mila euro nel 2019, negli ultimi 15 mesi la startup padovana guidata dal Ceo Monterosso è riuscita a vincere 10 competition nazionali e internazionali per oltre 300 mila euro in premi e servizi. L’azienda, che è stata accelerata da Unicredit Startup Lab e dall’Istituto europeo di tecnologia (Eit health), oggi collabora con players internazionali quali IBM e HIT – Università degli Studi di Padova. E tra i primi clienti vanta l’affiliata italiana del colosso farmaceutico Novartis.

Gli investitori e gli obiettivi di crescita

A credere nel team e nel progetto di PatchAi sono noti players e investitori del settore della salute e della digital health tra cui Uvcap, Healthware Ventures, Padda Health e Avalanche Investments. “PatchAi può contare su un team ad alto potenziale di crescita che crede fortemente nei propri obiettivi”, afferma Roberto Ascione, Ceo di Healthware Group e presidente di Healthware Ventures. E aggiunge: “PatchAi, inoltre, dimostra quanto sia i mportante collaborare con i pazienti nella ricerca scientifica per sviluppare soluzioni innovative”.

Per i prossimi anni il management prevede una fortissima accelerazione del business con l’obiettivo di raggiungere più di 40.000 pazienti entro i prossimi 5 anni, continuando così a seguire gli obiettivi di crescita in ambito corporate e consumer sia a livello italiano che globale.

“Il nostro prossimo obiettivo – afferma Monterosso – è investire ulteriormente nella ricerca e nello sviluppo del prodotto, continuando a puntare sull’espansione nel mercato internazionale e nel segmento B2C. Tutto questo affinché la centralità del paziente non resti un concetto, ma sia tradotta in coinvolgimento attivo e miglioramento della qualità di vita durante le sperimentazioni cliniche”.

Cosa cambia nella ricerca clinica

Le ricerche condotte sull’uomo per raccogliere dati sulla sicurezza e sull’efficacia di nuovi farmaci o dispositivi, presentano un elevatissimo tasso di drop-out, ovvero di abbandono da parte dei pazienti. Più di un terzo (38%) dei pazienti coinvolti in uno studio clinico abbandona per la complessità del protocollo da seguire (visite, attività, terapie). Mentre l’85% degli studi clinici non rispetta gli obiettivi nelle tempistiche prefissate, con ritardi che spesso sforano i 30 giorni. E la metà degli studi utilizza soluzioni cartacee o non focalizzate sull’engagement per la raccolta dei dati. L’idea di sviluppare la tecnologia PatchAi nasce proprio dall’urgenza di abbattere i costi e la complessità della ricerca clinica

In un’Era di transizione verso la value-based healthcare, dove la centralità del paziente e la generazione in tempo reale di dati (Real world evidence) assumono un ruolo chiave, l’implementazione di soluzioni digitali innovative può avere il doppio vantaggio di migliorare la presa in carico dei pazienti e collezionare dati sanitari di estremo valore, riducendo non solo distanze e tempi ma anche i costi degli studi sui farmaci innovativi.

Scendiamo nei dettagli tecnici

PatchAi è la prima piattaforma cognitiva per la raccolta in forma conversazionale e l’analisi predittiva dei dati riportati dai pazienti nei clinical trials che apre le porte a una nuova frontiera nell’engagement del paziente, grazie all’adozione di ePRO conversazionali (Co-PRO). Ѐ un dispositivo medico di classe I, in attesa di autorizzazione, che utilizza tecnologie quali intelligenza artificiale e machine learning e integra un assistente virtuale empatico costruito su IBM Watson.

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