Coronavirus: Farmindustria, al riparo da carenza farmaci per tre mesi

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Nessuna emergenza farmaci, almeno per ora. “In Italia non abbiamo questo tipo di problema almeno per i prossimi tre mesi, stiamo monitorando da vicino la situazione e abbiamo tutti i piani di continuità pronti”, rassicura il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi. È il 10 marzo, e sono passate appena poche ore dall’entrata in vigore del Dpcm che dichiara l’intera penisola italiana zona protetta, con misure restrittive che appaiono lontani echi di periodi di guerra, dai più non vissuti se non nei racconti dei genitori e dei nonni. “Sono anch’io in smart working – spiega Scaccabarozzi – non mi sono ancora fermato un attimo. I miei figli mi chiedono se lavoro sempre così tanto, e io gli ho detto che quando vado in ufficio almeno il tempo per una pausa caffè ogni tanto riesco a trovarlo”.

L’hashtag #iorestoacasa vale anche per il presidente di Farmindustria, così come vale quello #iononmifermo perché ci sono settori che non possono arrestare la propria corsa per il valore sociale intrinseco dell’attività svolta: così come i medici e gli operatori sanitari sono in prima linea, lo sono i produttori di medicinali. “Non possiamo far mancare i farmaci”, sottolinea Scaccabarozzi. Il blocco voluto dal governo “mi sento di dire che è un apparente problema perché il decreto fortunatamente, e con grande senso di responsabilità, dice che dobbiamo cercare di limitare la diffusione del virus, stare a casa, favorire lo smart working, ma dobbiamo garantire la continuità produttiva di tutti quei settori, come il farmaceutico, che sono strategici da un punto di vista sociale più che economico”.

Ma nella mattinata, la European medicine agency (Ema) lancia un messaggio che scalfisce alcune certezze. Dopo aver sottolineato di star “monitorando attentamente il potenziale impatto della nuova malattia da coronavirus (Covid-19) sulle catene di approvvigionamento farmaceutiche nell’Unione europea” e di non aver avuto “segnalazioni di carenze o interruzioni della fornitura di medicinali commercializzati nell’Ue a causa di questo focolaio”, l’Ema aveva dichiarato di “non poter escludere” problemi di questo genere “man mano che si sviluppa l’emergenza sanitaria pubblica”. Su quest’ultimo ‘ma’ chiediamo a Scaccabarozzi di fare il punto, ovviamente per ciò che concerne le iniziative lato industria in Italia.

“Essendo l’Italia uno dei primi produttori di medicinali in Europa, ci siamo posti subito il problema di come intervenire per evitare di arrivare ad avere carenze di farmaci”, spiega. “Quando è scoppiato il tutto in Cina sapevamo che alcune aziende cinesi produttrici (e fornitrici per l’Europa) di componenti di medicinali, erano in crisi. E abbiamo messo in essere tutta una serie di piani di contingenza e di continuità per cercare di fronteggiare la situazione anche in caso di crisi, aumentando le scorte, cercando dei produttori di backup rispetto a quelli che erano bloccati”.

Tuttavia, di giorno in giorno il virus ridisegna i confini della mappa globale del contagio, cambiando gli scenari a cui si affaccia l’industria. “Poi l’India ha chiuso le frontiere, e vivendo in un mondo globalizzato potrebbe presentarsi qualcuno di questi problemi di carenze, però nel contempo la situazione che migliora in Cina ci lascia ben sperare”, prosegue Scaccabarozzi, sottolineando che “Noi non abbiamo questo tipo di problema almeno per i prossimi tre mesi. Ora ci vogliono grande attenzione, grande senso di responsabilità e gestione della cosa per evitare di avere il problema tra qualche mese”.

Farmindustria, in particolare, ha attivato delle task force che lavorano con tutti gli associati su diversi fronti, dalla produzione alla distribuzione, alla supply chain, ma “anche la ricerca clinica che costituisce un serio problema perché gli ospedali che, in questo momento, vivono la situazione che stanno vivendo, hanno anche pazienti che sono in trattamento nei trial clinici. Dobbiam pensare anche a loro. Abbiam lavorato sin da subito per limitare al minimo questi possibili impatti, che però non vedremo a brevissimo”.

Sicuramente, un altro fenomeno da tenere a bada, è il mercato parallelo dei farmaci, quell’area grigia dove rimangono sfumati i contorni tra i diritti derivanti dalla libera circolazione delle merci in Europa, e lo sciacallaggio da parte di alcuni che comprano i medicinali nei Paesi in cui costano meno (come l’Italia) per rivenderli in Paesi in cui i prezzi sono più elevati (come la Germania), con conseguente rischio di carenze per i primi. “Credo che si debba evitare che in certi Paesi si faccia l’accaparramento di farmaci a discapito di altri, e quindi manteniamo la calma, il giusto livello di attenzione e senso di responsabilità. Se ci lasceranno produrre, come stanno facendo, cercheremo di fare il nostro dovere fino in fondo”.

In termini economici, Farmindustria lascia eventuali stime dell‘impatto di questa epidemia sul comparto a un secondo momento. “Ora l’industria è focalizzata sugli aspetti sociali e portanti che sono richiesti al nostro ruolo. Dobbiamo continuare a lavorare come prima, dobbiamo far sì che continuiamo nei nostri progetti di ricerca sul coronavirus e anche sugli altri pazienti. Oggi in Italia abbiamo oltre 10mila soggetti infetti da coronavirus, ma abbiamo altri milioni di malati e quindi dobbiamo tutelare anche queste persone. Dobbiamo far sì che in caso di crisi continuiamo a produrre e a distribuire i nostri farmaci ai malati, per cui non lo so se ci sarà un impatto. Qualcuno mi chiede a che punto sia la governance, per noi è molto importante visti tutti i sistemi di payback che abbiamo, ma in questo momento credo che sia giusto che tutti stiamo concentrati sull’emergenza. Ora è importante che tutti insieme, insieme a tutte le autorità, i medici, gli operatori della salute e la filiera, lavoriamo per contenere quest’epidemia”.

Data la sua esperienza trentennale nel mondo farmaceutico, di cui gli ultimi 9 anni alla guida di Farmindustria, non posso fare a meno di chiedere a Scaccabarozzi cosa ne pensi di tutta questa situazione di emergenza a 360 gradi: come è possibile che si sia arrivati a questi punti? “Queste epidemie si verificano ogni tot anni, ci sono sempre state. E rispetto ad altri virus, la sequenza virale del Covid-19 è stata identificata molto velocemente. Poi è chiaro che non si vorrebbe mai affrontare questo tipo di situazioni, ma non è la prima volta. L’importante è non farsi trovare impreparati e saper reagire. Chissà che a queste generazioni giovani forse faccia bene vedere che un po’ di unità del Paese tutto sommato non fa male quando c’è una crisi come questa”.

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