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Biotech, Galapagos: Ecco perché abbiamo deciso di investire in Italia

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L’esperienza di Galapagos, azienda biotech belga che ha aperto una sede nel nostro Paese. La versione originale di questo articolo, a firma di Carlo Buonamico, è disponibile sul numero di Fortune Italia di novembre 2020.

 

Galapagos è un’azienda biotech dedicata alla salute, con casa madre belga, che ha scelto di aprire una sede in Italia. Un po’ in controtendenza per un Paese che da più parti dicono essere poco attrattivo per gli investimenti esteri. Ne parliamo con Alberto Avaltroni, vicepresident country head Galapagos Biopharma Italy.

 

Quali sono le motivazioni che hanno condotto Galapagos a questa decisione?

 

Vorrei spezzare una lancia a favore del Sistema Italia, spesso vituperato, ma che non è così ostile. L’Italia è un Paese importante per Galapagos sotto diversi punti di vista. Possiede una comunità scientifica di assoluto valore con pubblicazioni dall’impact factor che non è secondo a nessuno. Facciamo leva su questa eccellenza per lo sviluppo clinico dei nostri prodotti, appoggiandoci ai centri di ricerca e alle università. Credo che anche in futuro, con lo sviluppo della nostra pipeline queste collaborazioni saranno ancora più numerose. Ci sono anche eccellenze a livello industriale che possono essere utili per una azienda biotech come la nostra. Ad esempio, la Fabbrica Italiana Sintetici ci aiuterà per la produzione del principio attivo di uno dei prossimi farmaci. Potremo coniugare eccellenza scientifica e produttiva. Credo anche nel valore dell’eccellenza dei talenti italiani. Quando lo scorso febbraio sono arrivato in Galapagos c’erano già molti italiani in posizioni rilevanti, come il capo della Ricerca Clinica o il Chief commercial officer. Ancora, i registri di Aifa consentono di interagire con l’Agenzia in termini negoziali con un buon livello di innovazione. Faccio riferimento agli schemi che prevedono il payment by result o il market agreement che possono essere attuati solo se esistono strumenti come i registri appunto. Forse si potrebbe snellire qualche procedura…credo che quello che è avvenuto ai tempi del Covid, cioè l’approvazione molto veloce di alcuni prodotti per il trattamento in emergenza, potrebbe fare da apripista per procedure più agili che permetterebbero alle aziende di pianificare meglio il proprio business e agevolare un ingresso di capitali.

 

 

Come valuta il sistema italiano in tema di Hta (health technology assessment)?

 

Direi che l’Italia è allineata agli altri Paesi. Si è dotata di strumenti che supportano questo tipo di valutazioni riuscendo a intercettare i bisogni delle aziende. Anche l’iter di valutazione tecnico-scientifica che Aifa conduce al momento di introdurre un nuovo prodotto non è poi così diverso da quanto accade in altri Paesi. Si tratta semplicemente di una procedura che ha tempistiche diverse.

 

 

In quali aree terapeutiche si collocano i prodotti di Galapagos?

 

Principalmente nell’ambito delle malattie croniche su due processi fisiopatologici come l’infiammazione e la fibrosi. Questi ombrelli comprendono diverse patologie molte delle quali presentano ancora bisogni terapeutici non soddisfatti.

 

 

Quali attività svolgerete in Italia?

 

Tutti i nostri prodotti in fase di sviluppo clinico prevedono una collaborazione in Italia. Per ora abbiamo studiato in Italia prodotti per l’artite reumatoide, uno dei quali rappresenterà il primo lancio in questo Paese. Ma abbiamo già anche studi clinici su prodotti nell’ambito delle fibrosi che auspicabilmente saranno lanciati il prossimo anno. Il nostro intero portfolio nell’ambito dello sviluppo clinico fa tappa anche in Italia. Come filiale italiana, svolgiamo anche attività commerciali. Abbiamo già ottenuto a fine settembre l’approvazione di Ema del primo farmaco per l’artite reumatoide. Subito dopo abbiamo sottoposto il dossier ad Aifa. L’iter regolatorio è in corso e ci attendiamo di ottenere il disco verde nella seconda metà del 2021. Parallelamente stiamo portando in casa i talenti per il lancio del prodotto. In questo senso siamo partiti nel 2019 con una sola persona e contiamo di arrivare a 50 nel 2021.

 

Parliamo del piano di investimenti previsto dalla vostra azienda in Italia: di che cifre parliamo e di quale orizzonte temporale?

 

Attualmente abbiamo tre capitoli di investimento. Uno è quello dello sviluppo clinico dei prodotti che coinvolge le università e i centri di ricerca. Abbiamo poi la partnership con alcune imprese italiane. Ancora l’investimento sui talenti per portare in casa le migliori risorse del Paese. Nei prossimi anni la previsione di raggiungere obiettivi ambiziosi sarà collegata ad investimenti di pari livello. A livello globale, la nostra spesa in ricerca e sviluppo nel primo semestre 2020 è stata di 265,9 mln di euro, rispetto a 177,6 mln di euro del primo semestre 2019. Una delle partnership più importanti che abbiamo è quella con Gilead, con cui lo scorso anno abbiamo siglato un accordo decennale che ci ha permesso di incrementare la nostra disponibilità finanziaria (circa 5 mld di euro). A livello di forza lavoro siamo quasi 1.000 dipendenti ad oggi ed è probabile che per la fine dell’anno saremo circa 1.500.

 

 

La ricerca biotech è il motore di sviluppo della vostra azienda. Più in generale, perché proprio il biotech potrebbe essere una buona leva di sviluppo anche per l’Italia?

 

Tutte le proiezioni descrivono l’Italia come un Paese contraddistinto da un progressivo invecchiamento della popolazione. Ciò è collegato a un aumento costante della prevalenza delle malattie croniche. La ricerca biotech innovativa come la nostra, sta investendo fortemente su questo tipo di patologie ancora mancanti di cure efficaci. Il Sistema sanitario italiano durante i mesi più duri dell’epidemia ha mostrato le sue lacune più grandi. Si tratta specialmente di carenze di natura organizzativa. Negli anni, il baricentro dell’assistenza sanitaria si è spostato sul livello ospedaliero tralasciando il territorio. Se le soluzioni delle aziende biotech riusciranno a portare nuovamente il paziente al centro dell’attenzione del proprio business e porteranno soluzioni terapeutiche che favoriscono la medicina di prossimità, vi saranno numerose opportunità che il Sistema sanitario non dovrà lasciarsi scappare. Le aziende, se vogliono interagire come reali partner del Ssn devono lavorare per dimostrare con i numeri i vantaggi del valore del farmaco non solo come outcome clinico, ma come strumento di risparmio per la spesa pubblica e per il riflesso sulla produttività del Paese. Ne è un esempio l’artrite reumatoide, che in Italia ha un impatto complessivo di 2 miliardi di euro all’anno, il 45 per cento dei quali rappresenta costi diretti come visite, esami e ricoveri. Un altro 45 per cento è speso in costi indiretti come previdenza sociale, perdita di produttività ecc. Emerge con forza la necessità di attivare un circolo virtuoso che favorisca l’ottimizzazione dei costi e che veda coinvolti da un lato i diversi attori della salute e dall’altro le aziende impegnate a trovare trattamenti innovativi sia per l’efficacia clinica che possa consentire un veloce reinserimento dei malati nella società.

 

 

Oggi il tema della sostenibilità diventa sempre più rilevante anche per le aziende biotech e farmaceutiche. E fa rima con quello dell’equo accesso alle terapie, che passa attraverso sistemi di valutazione dell’innovazione, basati sull’Hta e su sistemi di prezzi e rimborsi del farmaco innovativi. La vostra azienda come interpreta queste necessità?

 

Si tratta di un ulteriore evoluzione che potrebbe avere la Sanità nel post-Covid. Fino ad ora si è lavorato a silos tra costi diretti e indiretti, questi ultimi spesso non presi in considerazione nella valutazione del valore del farmaco. Una valutazione davvero omnicomprensiva potrebbe aprire un nuovo modo di lavorare sinergicamente con le istituzioni sanitarie. In occasione della nostra prima interazione con Aifa, oltre alla presentazione del dossier del nostro prodotto, ci siamo permessi di proporci proattivamente come partner per valutare soluzioni innovative. Il concetto è che se si vogliono risolvere le criticità di cui abbiamo parlato sinora, ovvero rendere la Salute davvero sostenibile, la nostra azienda è pronta a un leale confronto con le istituzioni.

 

 

La versione originale di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di novembre 2020. Ci si può abbonare al magazine mensile di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

 

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