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La morte di Camilla e nuove regole per AstraZeneca

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Morire a 18 anni è tragico e ingiusto. Ma la morte di Camilla, colpita da una trombosi al seno cavernoso dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca, oltre a colpire le coscienze, suscita numerosi interrogativi. Questa morte si poteva evitare?

Come ci hanno ricordato numerosi specialisti in questi giorni, non esistono farmaci – o vaccini – a rischio zero. E come ha ribadito anche ieri il ministro della Salute Roberto Speranza “tutti i vaccini approvati sono sicuri“. AstraZeneca è approvato dall’Ema per gli over 18 anni. Ma è anche vero che il rapporto fra rischi e benefici varia con le mutate condizioni della pandemia, come ha sottolineato il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.

Non stupisce, dunque, che in queste ore ci si prepari a nuove regole su questo vaccino ‘disgraziato’. Ricordiamo che a febbraio una circolare del ministero della Salute ne raccomandava (incomprensibilmente) l’uso per le persone dai 18 fino al compimento dei 55 anni. L’8 marzo la giravolta, con AstraZeneca somministrato anche agli over 65, i quali però in molte Regioni si sono mostrati diffidenti.

Quindi, ad aprile, un nuovo cambio, quello più controverso: il vaccino è approvato a partire dai 18 anni di età ma in Italia se ne raccomanda un “uso preferenziale nelle persone di età superiore ai 60 anni”. Una giravolta di posizioni che, oltre a confondere comprensibilmente i cittadini, ha irritato i presidenti delle Regioni, che rischiavano di ritrovarsi con scorte inutilizzate di Vaxzevria.

Da qui l’idea degli Open day, aperti a tutti i maggiorenni. Un’iniziativa che ha avuto molto successo, contribuendo a far decollare la campagna vaccinale, finita però nel mirino proprio perché, secondo alcuni specialisti, i vaccini a vettore virale non sono i più adatti ai giovani.

E questo perché i rischi, seppur bassissimi come confermato ieri dal report Aifa – ovvero 1 caso ogni 100.000 prime dosi somministrate, nessun caso dopo seconda dose – nel caso dei giovani, in questo momento della pandemia, supererebbero i benefici. Ora i due casi in Liguria (oltre a Camilla c’è anche una giovane donna ricoverata dopo aver ricevuto AstraZeneca) si accingono a spingere verso ulteriori limiti. Anche perché la ‘raccomandazione preferenziale’ lasciava ampi spazi di manovra alle Regioni e non offriva sufficiente chiarezza ai cittadini.

Lo stesso coordinatore del Cts Franco Locatelli, a proposito di AstarZeneca, ha ricordato che il vaccino è già “preferenzialmente raccomandato per i soggetti sopra i 60 anni di età, perché il rapporto tra i benefici derivanti dalla vaccinazione ed eventuali rischi diventa incrementale con l’età e particolarmente favorevole sopra questa soglia”. Ma nel frattempo è stato somministrato ai diciottenni.

Ora dunque si attende un pronunciamento che circoscriva con chiarezza l’utilizzo di Vaxzevria (ma forse anche del monodose di Johnson & Johnson, ugualmente a vettore virale) ai soggetti più anziani, probabilmente over 60. Con l’interrogativo di cosa accadrà per le seconde dosi, dopo che i primi studi hanno promosso il mix con i vaccini a mRna.

Non stupisce, infatti, che a questo punto molti vaccinati (senza problemi) con AstraZeneca rifiutino il bis, anche se gli eventi avversi di tipo trombotico sembrino essersi verificati solo dopo la prima dose.

Oggi comunque si dovrebbe fare finalmente chiarezza sul ‘caso AstraZeneca’. Resta però un interrogativo: quanto la gestione disgraziata di questo vaccino – il cui destino appare segnato – peserà sulla campagna vaccinale?

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