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Le lezioni di Covid-19, l’analisi di Nazzi (Almirall)

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Nazzi Almirall

Smart working, digitalizzazione, alleanze insolite ma potenti nel pharma e vantaggi della telemedicina. Sono solo alcune delle lezioni di Covid-19 per il pharma, secondo Gianfranco Nazzi, manager italiano da 8 settimane Ceo di Almirall, azienda farmaceutica operativa su scala mondiale e leader nel settore della salute della pelle, con sede a Barcellona.

“La più importante è proprio la collaborazione: abbiamo visto – ci racconta Nazzi – che lavorando insieme si può sconfiggere la malattia. Mai prima d’ora si era visto un farmaco arrivare sul mercato così rapidamente, grazie alla collaborazione non solo delle aziende farmaceutiche fra loro, ma anche dei Governi e della popolazione, che ha aderito alla vaccinazione. E al fondamentale supporto sul territorio dei medici di famiglia e farmacisti. Insomma, la collaborazione è la prima lezione che abbiamo imparato”.

“La seconda – spiega il manager di Almirall – è che la medicina vince sempre. Ce lo insegna la storia, la medicina ha sconfitto molte altre malattie, aiutandoci a tenere sotto controllo l’Hiv, cronicizzandolo, e alcune forme di tumore. E anche questa volta ci ha aiutato ad uscire dalla crisi causata da Covid-19″. Poi c’è la modalità di lavoro: “Anche qui abbiamo vissuto una novità dirompente, il salto quantico nell’utilizzo delle tecnologie digitali che ci hanno consentito di proseguire la nostra attività lavorativa da remoto. E, solo per citare un altro esempio, la telemedicina, qualcosa su cui eravamo forse un po’ scettici, ma che si è dimostrata preziosa e potrà aiutarci nel prossimo futuro per la diagnosi precoce o a distanza”.

Secondo Nazzi però dobbiamo, “come collettività”, cercare di far qualcosa in più per le popolazioni meno fortunate, perché Covid-19 ha messo a nudo le disuguaglianze. “I Paesi ricchi si sono mossi a velocità, quelli poveri a una velocità totalmente diversa. Dobbiamo capire come aiutare i Paesi in difficoltà ad accedere all’innovazione”. Perché la pandemia ci ha mostrato che la salute è interconnessa, non conosce confini e che nessuno si salva da solo.

“Ora – riprende il Ceo di Almirall – la vaccinazione sta proseguendo a buoni ritmi e credo che tutte le nazioni abbiano compreso l’importanza di vaccinarsi, anche se ci sono ancora gruppi di popolazione che non hanno aderito. Ad esempio, in Spagna, gli over 70 sono praticamente al 100%, ma abbiamo uno zoccolo duro di non vaccinati fra i 60 e i 69 anni, (il 50,8% ha ricevuto le due dosi), e poi dai 50 ai 59 anni il dato sale al 77,5%. Probabilmente entrano in gioco fattori culturali, ma c’è una parte della popolazione over 60 che non si è vaccinata e non sarà facile da convincere. La stessa cosa la vedo in Italia, e in altre nazioni”.

Aver aperto la vaccinazione agli adolescenti “sicuramente aiuterà, perché come abbiamo visto in Spagna sono il vettore principale della malattia. E anche se la variante Delta resta un grande punto di domanda, penso che probabilmente potremo controllarla, se la stragrande maggioranza di noi sarà vaccinata”.

Insomma, con il progredire della campagna vaccinale “mi aspetto una ripresa del business, ma anche una crescita dell’economia nella seconda metà del 2021″.

Quanto alla reazione alla crisi pandemica, “credo che Almirall sia un esempio di best practice: immediatamente l’azienda ha creato un comitato di crisi che ha messo i dipendenti al riparo, creando opportunità di smart working e garantendo una serie di servizi di supporto per le famiglie. In azienda sono stati riorganizzati e ridisegnati postazioni e spazi per garantire il distanziamento. Poi sono stati creati comitati di crisi per assicurare la produzione e, in parte, la riconversione di linee produttive per far fronte alla richiesta importante di farmaci come il paracetamolo o di gel igienizzante. Quindi grande attenzione ai dipendenti, ma anche all’attività di ricerca e sviluppo e alla produzione per garantire la continuità di fornitura dei nostri farmaci. Insomma, io ancora non c’ero ma quella di Almirall è stata una gestione da manuale in un momento di crisi”, rileva il manager.

E adesso come si sta muovendo l’azienda? “La dermatologia è un pilastro della nostra R&D: nell’ambito della psoriasi possiamo offrire soluzioni per tutte le forme, dalle più lievi a quelle gravi e altamente invalidanti, con tre farmaci mirati. Per quanto riguarda la cheratosi attinica abbiamo delle soluzioni importanti già lanciate negli Stati Uniti e in arrivo nei prossimi mesi in Europa. Siamo anche presenti nella cura e nel trattamento dell’acne e nel prossimo futuro offriremo un farmaco biologico per la cura della dermatite atopica“.

Nel 2020 Almirall ha registrato un fatturato da 814 mln di euro con ebitda di 238 mln, è presente in 21 Paesi, con 13 sussidiarie nel mondo e più di 1.800 dipendenti, per il 53% donne. “Nel nostro percorso di sviluppo c’è una forte attenzione alla tutela della diversità e del talento femminile: è stato lanciato un piano di inclusione della diversità a livello globale. Ad esempio, fra i talenti emergenti il 62% è rappresentato da popolazione femminile – racconta Nazzi – C’è del lavoro da fare, ma vedo una grande attenzione dell’azienda, perché sappiamo che la diversità aiuta nella crescita, nello sviluppo e arricchisce le imprese”. Aspetti che si sono rivelati davvero preziosi, anche in pandemia.

In Italia Almirall è presente dal 2001, con un ufficio a Milano e 80 persone. Il fatturato dell’anno scorso è stato di circa 50 mln di euro.

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