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Non ci pensano proprio ai vaccini anti-Covid, perché ‘tanto la pandemia è finita’, ‘sono ancora giovane’, ‘chissà poi cosa c’è dentro’, ‘che ne sappiamo degli effetti a lungo termine’, e in ogni caso ‘è tutto un complotto delle case farmaceutiche’. Così da settimane oltre 2,2 milioni di over 60 italiani sono a zero vaccini.

A fronte dell’avanzata della variante Delta preoccupa la persistente esitazione vaccinale di oltre 2,2 milioni di over 60″, rileva infatti la Fondazione Gimbe nel suo monitoraggio, segnalando anche il nodo della carenza di dosi che impone alle Regioni a continui stop&go delle agende e il drastico calo delle prime somministrazioni.

Allo stesso tempo, però, proprio gli over 60 sono quelli che rischiano di più in caso di contagio. Soprattutto per proteggere loro, anche i giovanissimi sono stati coinvolti nella campagna vaccinale. Ma allora come convincerli? Mentre si dibatte sull’obbligo e ci si divide su una soluzione ‘alla francese’, l’Italia fa i conti con il ‘nodo’ delle forniture.

Vaccini

Ma vediamo qual è la situazione vaccini in Italia. Al 14 luglio (aggiornamento ore 6.12), il 60,8% della popolazione (n. 36.042.675) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+719.235 rispetto alla settimana precedente) e il 41,9% (n. 24.801.699) ha completato il ciclo vaccinale (+3.208.392 rispetto alla settimana precedente) (figura 8).

Stabile nell’ultima settimana il numero di somministrazioni (n. 3.758.700), con una media mobile a 7 giorni di 543.873 inoculazioni/die. Un numero di somministrazioni che, nonostante oltre 4,8 milioni di dosi “in frigo”, rimane stabile sia per la crescente diffidenza degli over 60 verso i vaccini a vettore adenovirale (2,7 milioni di dosi disponibili), sia per la necessità di accantonare oltre 2,16 milioni di dosi di vaccini a mRna per i richiami, viste le incertezze sulle forniture che impongono alle Regioni continui stop & go delle agende.

Quanto agli over 60, l’87,6% ha ricevuto almeno una dose di vaccino, con un incremento settimanale irrisorio a livello nazionale (+0,4%) e nette differenze regionali: mentre Puglia, Umbria e Lazio hanno superato il 90%, la Sicilia è ferma al 78,1%. In dettaglio: degli oltre 4,4 milioni di over 80, 4.073.553 (90,9%) hanno completato il ciclo vaccinale e 149.191 (3,3%) hanno ricevuto solo la prima dose.

vaccini

Fascia 70-79 anni: degli oltre 5,9 milioni, 4.468.306 (74,9%) hanno completato il ciclo vaccinale e 805.770 (13,5%) hanno ricevuto solo la prima dose.

Fascia 60-69 anni: degli oltre 7,3 milioni, 4.571.634 (61,4%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.593.861 (21,4%) hanno ricevuto solo la prima dose.

Insomma, tenendo conto del progressivo aumento dei casi e della diffusione della variante Delta, destinata a diventare prevalente, nel nostro Paese il tallone d’Achille continua ad essere rappresentato dagli oltre 4,77 milioni di over 60 a rischio di malattia grave non coperti dalla doppia dose di vaccino: di questi, 2,22 milioni (12,4%) non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino con rilevanti differenze regionali (dal 21,8% della Sicilia al 7,2% della Puglia), mentre 2,55 milioni (14,2%) devono completare il ciclo dopo la prima dose (1.856.129 con AstraZeneca, 596.190 con Pfizer-BioNTech, 96.503 con Moderna).

“Il balzo in avanti rispetto ai 5,75 milioni di over 60 non adeguatamente protetti della scorsa settimana – puntualizzano dalla Fondazione Gimbe – è quasi esclusivamente legato al completamento di cicli vaccinali: in altri termini, non cresce il numero di over 60 che riceve la prima dose, segno di una persistente esitazione vaccinale in questa fascia di età”.

Peraltro, il trend di somministrazione delle prime dosi per fasce di età conferma l’appiattimento delle curve degli over 80 e delle fasce 70-79 e 60-69 e una flessione per tutte le altre classi d’età, con notevoli differenze di copertura tra le varie classi anagrafiche.

Secondo gli esperti “il crollo del numero di prime dosi consegue sia alla necessità di completare i cicli vaccinali, sia alla riduzione delle consegne e all’uscita di scena dei vaccini a vettore virale, che ha imposto di fatto una frenata alle prenotazioni, sia all’esitazione vaccinale degli over 50, soprattutto nelle fasce 50-59 e 60-69 dove il numero delle prime dosi somministrate settimanalmente è in calo”.

“Adesso – sottolinea il presidente Nino Cartabellotta – è necessario arginare le conseguenze dell’aumento dei contagi accelerando la copertura vaccinale completa di over 60 e fragili”.

Coterella
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