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Autunno Covid e terza dose, l’analisi del virologo

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Covid vaccini

Mentre parte ufficialmente in tutta Italia la somministrazione della terza dose di vaccini anti-Covid, si segnalano i primi focolai nelle scuole. E arrivano da più parti fosche previsioni per l’autunno ormai alle porte. Ma quanto dura la protezione dei vaccini per gli immunizzati? E cosa dobbiamo aspettarci in questo nuovo autunno di pandemia?

Lo abbiamo chiesto al virologo dell’Università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano.

“I dati attuali – spiega l’esperto – ci dicono che sono gli immunodepressi e i pazienti oncologici quelli che hanno una riduzione consistenze delle difese anti-Covid all’inizio”, dopo l’immunizzazione. “Pertanto in questo momento fanno formalmente la terza dose a 28 giorni di distanza dalla seconda. Per gli altri si parla di un richiamo dopo sei mesi, però anche qui legato a condizioni di particolare rischio”.

“Quindi giustamente si tratta di 80enni in genere, ricoverati nelle Rsa e operatori sanitari. E’ chiaro che si sta vedendo una riduzione proporzionale nel tempo della capacità di risposta per i vaccinati, che però è ancora abbastanza alta rispetto al rischio di forme gravi di Covid-19″.

In queste ore, inoltre, circolano dati molto promettenti da Israele sulla terza dose con vaccino Pfizer. Secondo lo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, il tasso di infezione dopo almeno 12 giorni dal booster è inferiore di 11,3 volte rispetto alle due dosi, mentre il tasso di malattia grave è inferiore di 19,5 volte.

“Credo si tratti di valutare come procederà questo autunno – continua Pregliasco – capire quanto questo colpo di coda che ci aspettiamo sarà rilevante o meno. Speriamo di no, ma attrezziamoci per lo scenario peggiore, in modo da poter essere capaci di fronteggiare quello che potrebbe essere un colpo di coda della pandemia da Covid-19 legato alla ripresa dell’attività lavorativa in presenza, agli sbalzi termici tipici di questa stagione, alle scuole che cominciano ad avere alcuni piccoli focolai. Credo che questo approccio, prudente ma attendista nei tempi, sia ragionevole”, conclude il virologo.

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