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Covid cresce in Italia a doppia cifra, Regioni verso zona arancione

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I numeri del bollettino quotidiano e le code per fare i tamponi, lo avevano fatto intuire: Covid-19 cresce in Italia a doppia cifra. E l’aumento è notevole sia per quanto riguarda i nuovi casi, che per i ricoveri, le terapie intensive e i decessi. Una situazione delicata, che comporta rischi per la salute delle persone e l’economia del Paese.

La ‘fotografia’ che arriva dall’ultimo monitoraggio di Fondazione Gimbe, con i nuovi casi i una settimana che superano 1,2 milioni, sancisce l’effetto della variante Omicron. E se anche sono oltre 4 milioni le somministrazioni di vaccini in 7 giorni, le misure “sono insufficienti – secondo gli esperti guidati da Nino Cartabellotta – per frenare la salita dei contagi. E il sovraccarico degli ospedali rinvia la cura di altre malattie”. Così, in attesa del picco, numerose Regioni si avviano verso la zona arancione. 

Ma vediamo i numeri del monitoraggio: nella settimana 5-11 gennaio c’è stato un aumento del 49% dei nuovi casi, con un’incidenza che in 56 province supera i 2.000 per 100.000 abitanti. Continua a crescere la pressione sugli ospedali, sia in area medica (+32,2%) che in terapia intensiva (+20,5%). In forte crescita anche i casi attualmente positivi (2.134.139 vs 1.265.297), le persone in isolamento domiciliare (2.115.395 vs 1.250.993), i ricoveri con sintomi (17.067 vs 12.912) e le terapie intensive (1.677 vs 1.392). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

Decessi: 1.514 (+37,4%), di cui 95 riferiti a periodi precedenti
Terapia intensiva: +285 (+20,5%)
Ricoverati con sintomi: +4.155 (+32,2%)
Isolamento domiciliare: +864.402 (+69,1%)
Nuovi casi: 1.207.689 (+49%)
Casi attualmente positivi: +868.842 (+68,7%).


“Nell’ultima settimana – sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – si è registrata un’ulteriore impennata di nuovi casi che hanno superato quota 1,2 milioni, con un incremento che sfiora il 50% rispetto alla settimana precedente e una media mobile a 7 giorni che aumenta da 128.801 del 5 gennaio a 172.559 l’11 gennaio (+34%)”.

In tutte le Regioni si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi: dallo 0,5% dell’Umbria al 208,7% della Liguria. In 56 Province l’incidenza supera i 2.000 casi per 100.000 abitanti: Rimini (4469), Forlì-Cesena (3462), Ravenna (3382), Modena (3340), Firenze (3031), Lodi (3016), Monza e della Brianza (2858), Bologna (2806), Varese (2776), Trento (2774), Sondrio (2771), Brescia (2751), Reggio nell’Emilia (2722), Milano (2636), Prato (2625), Pisa (2615), Como (2596), Napoli (2584), Verbano-Cusio-Ossola (2575), Pavia (2567), La Spezia (2531), Pistoia (2529), Rovigo (2483), Aosta (2452), Lecco (2451), Caltanissetta (2435), Parma (2402), Verona (2390), Cremona (2389), Teramo (2385), Genova (2377), Savona (2349), Ferrara (2344), Chieti (2328), Lucca (2324), Bergamo (2320), Terni (2311), Mantova (2224), Arezzo (2222), Imperia (2206), Cuneo (2187), Piacenza (2173), Bolzano (2168), Biella (2163), Massa Carrara (2160), Vicenza (2133), Siena (2131), Livorno (2120), Pordenone (2105), Treviso (2082), Trieste (2071), Salerno (2047), Pescara (2041), Torino (2036), Caserta (2031) e Asti (2028).

La ‘febbre dei tamponi’ è continuata: il monitoraggio segnala un lieve aumento (+6,8%) del numero dei tamponi totali, passati da 6.487.127 della settimana 29 dicembre-4 gennaio a 6.926.539 della settimana 5-11 gennaio, per l’incremento sia dei tamponi rapidi (+299.066; 6,6%) che di quelli molecolari (+140.346; +7,1%). Tuttavia, l’aumentata attività di testing influenza solo marginalmente la crescita dei nuovi casi, considerato l’aumento dei tassi di positività dei tamponi: la media mobile a 7 giorni è salita dall’8,2% al 14,3% per gli antigenici rapidi e dal 24% al 25,5% per i tamponi molecolari.


Si conferma la pressione sugli ospedali, che in questi giorni è stata segnalata da strutture e specialisti. “Aumentano ancora – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione Gimbe – i posti letto occupati da pazienti Covid: rispetto alla settimana precedente +20,5% in area medica e +32,2% in terapia intensiva”. All’11 gennaio, il tasso di occupazione nazionale da parte di pazienti Covid è del 26,6% in area medica e del 18,2% in area critica.

Ad eccezione di Molise e Sardegna, tutte le Regioni superano la soglia del 15% in area medica, con la Valle d’Aosta che raggiunge il 53,5%; ad eccezione di Basilicata, Molise e Puglia tutte superano la soglia del 10% in area critica, con la Provincia di Trento che si attesta al 31,1%. “Aumentano gli ingressi giornalieri in terapia intensiva – puntualizza Marco Mosti, direttore Operativo della Fondazione Gimbe – la cui media mobile a 7 giorni sale a 146 ingressi/die rispetto ai 125 della settimana precedente”.


Ma allora i vaccini sono inutili contro la variante Omicron? “Le elevate coperture vaccinali – spiega Cartabellotta – ammortizzano in maniera rilevante l’impatto della circolazione virale sui servizi ospedalieri. Tuttavia l’enorme quantità di nuovi casi in continua crescita sta progressivamente saturando gli ospedali, sia perché “incontra” una popolazione suscettibile troppo numerosa (2,2 milioni di 0-4 anni non vaccinabili, 8,6 milioni di non vaccinati e oltre 15 milioni in attesa della terza dose) sia, in misura minore, per i fenomeni di escape immunitario della variante Omicron”.

Crescono i decessi: 1.514 negli ultimi 7 giorni (di cui 95 riferiti a periodi precedenti), con una media di 216 al giorno rispetto ai 157 della settimana precedente.

“Ci troviamo in una fase estremamente critica della pandemia – afferma Cartabellotta – in cui distorte narrative ottimistiche appannano l’insufficienza delle misure per rallentare la curva dei contagi e sottovalutano i rischi per la salute delle persone e per l’economia del Paese. Innanzitutto l’ingente numero di nuovi casi, in continua crescita, dopo aver mandato in tilt i servizi territoriali sta determinando la progressiva saturazione degli ospedali, con limitazione degli interventi chirurgici programmati – anche in pazienti oncologici – e la riduzione delle capacità assistenziali, anche perché il personale sanitario è ormai allo stremo”.

“In secondo luogo, l’enorme numero di persone positive sta progressivamente paralizzando numerosi servizi essenziali: dai trasporti alla scuola, dalla sanità agli uffici pubblici. Infine, a meno di “iniezioni” di posti letto dell’ultimora o di modifica dei criteri per classificare i pazienti Covid ospedalizzati, entro fine mese numerose Regioni andranno in zona arancione e qualcuna rischia la zona rossa. Un colore – conclude Cartabellotta – che certificherebbe il fallimento nella gestione della quarta ondata, nonostante la disponibilità di vaccini molto efficaci nel prevenire la malattia grave”.

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