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Covid, l’impennata Omicron. Ecco cosa accadrà

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Eventi, concerti, turisti che affollano le strade delle città d’arte. Così tornano a impennarsi i casi di Covid-19, a un livello che non si vedeva da mesi. Solo nel Lazio sono stati 11.171, il dato più alto da marzo scorso, come ha ricordato l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato rinnovando l’appello alla quarta dose per gli over 80 e all’utilizzo della mascherina dove non è possibile mantenere il distanziamento. In tutta Italia i numeri di Covid-19 sono aumentati, con 83.555 nuovi casi e 69 morti.

Come si svilupperà questa ‘fiammata’ di contagi, legata alla variante Omicron 5? “Bisogna essere attenti ma senza eccessi di preoccupazione”, secondo il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, commentando l’attuale fase pandemica nei suoi interventi di stamattina, dapprima a “Morning news” su Canale 5, quindi ai microfoni di “L’Italia s’è desta”, sulle frequenza di Radio Cusano Campus.

“Lo scorso anno, più o meno in questo periodo, iniziava l’ondata della variante Delta, che determinò un forte aumento dei casi in tutta Europa, ma che nel nostro Paese fu contenuta grazie anche all’introduzione del green pass e alla relativa diagnostica che consentì di intercettare ed isolare i casi positivi. Ma la grande differenza tra lo scorso anno e oggi è che allora il numero dei vaccinati era molto inferiore”. Insomma, è il ragionamento di Sileri, la variante Omicron incontra una popolazione per la gran parte vaccinata contro Covid.

“La variante che sta determinando questa ondata adesso – aggiunge – è meno cattiva rispetto a quella dello scorso anno e a quella di Wuhan, anche perché agisce su una popolazione in gran parte vaccinata. È vero che anche le persone vaccinate si infettano, ma rimane la protezione nei confronti delle forme gravi della malattia, analogamente a quanto avviene con il vaccino anti-influenzale”, afferma Sileri.

Sul tema dell’utilizzo delle mascherine, il sottosegretario ha sottolineato che “è un ottimo presidio, ma oggi ritengo che il suo utilizzo debba essere non obbligatorio ma fortemente raccomandato nei luoghi chiusi, dove non è possibile mantenere un distanziamento adeguato, e in alcuni contesti come quello degli ospedali e delle Rsa. Reintrodurre un obbligo adesso avrebbe poco senso, anche perché questa ondata, come tutte quelle che l’hanno preceduta, avrà una durata variabile tra i quaranta e i sessanta giorni e poi andrà ad esaurirsi”.

Insomma, “tra due o tre settimane i casi inizieranno a diminuire, così come sta già avvenendo in altri Paesi europei, come il Portogallo, dove questa ondata è iniziata prima che in Italia. Ritengo che sia necessario invece concentrare la nostra attenzione su ciò che succederà con l’arrivo dell’autunno: allora sarà fondamentale avere un vaccino aggiornato alle varianti prevalenti, per aumentare il livello di protezione della popolazione, allo stesso modo di quanto avviene con il richiamo vaccinale stagionale contro l’influenza, che contiene i ceppi virali riscontrati nei mesi precedenti nell’emisfero australe”.

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