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Lavoro, se i medici muoiono mentre visitano

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Le morti sul lavoro in Italia sono un fenomeno doloroso, apparentemente difficile da contrastare. Ma quando riguardano medici che perdono la vita mentre sono impegnati a visitare i pazienti, sembrano quasi incredibili. Nel caso di Manduria, poi, il decesso non riguarda un camice bianco contagiato da Covid-19. Ma un primario di 61 anni, vittima di un malore mentre era nel suo reparto. 

Un caso di burnout arrivato all’estremo, si dirà. Ma secondo le ultime indagini la situazione dei ‘camici bianchi’ non è esattamente rosea. Un terzo dei medici italiani, potendo, andrebbe subito in pensione. E, a sognare di barattare istantaneamente il camice bianco con una panchina al parco è proprio la “fetta” più giovane della professione: il 25% dei medici tra i 25 e 34 anni e il 31% di quelli tra i 35 e i 44 anni. Pesano gli anni di pandemia, che hanno visto gli operatori sanitari in prima linea. Ma pesano anche e soprattutto le carenze di specialisti, il super lavoro, l’impossibilità di godere di ferie e riposi. 

“Abbiamo più volte evidenziato il grave disagio dei medici, sottoposti a superlavoro, a turni infiniti, senza possibilità di fruire dei riposi previsti dalla legge, o delle ferie”, sottolinea il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli, ricordando questa mattina, in apertura del Consiglio nazionale a Roma, la scomparsa del primario Giovanni Buccoliero, morto improvvisamente ieri mentre stava visitando i pazienti nell’Ospedale Giannuzzi di Manduria.

Una morte inaccettabile. “Abbiamo sollevato quella che abbiamo definito la Questione medica, la abbiamo posta al ministro della Salute Roberto Speranza e al presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, in una Conferenza dedicata. L’errata programmazione delle Regioni, unitamente al blocco delle assunzioni legato al tetto di spesa del fondo per il personale, fermo al 2004, ha determinato una drammatica carenza di personale. È inaccettabile che siano gli operatori sanitari a scontare questi errori con la salute e, persino, con la vita”.

“La sicurezza sul lavoro è, per tutti, un diritto costituzionalmente tutelato. Per i medici, deve esserlo a maggior ragione – tuona Anelli – perché è presupposto della sicurezza delle cure. Laddove le carenze di personale sono gravi, è meglio chiudere l’ospedale e concentrare i professionisti nelle altre strutture, piuttosto che assistere a conseguenze drammatiche”.

Una situazione limite, comune però a numerose strutture alle prese anche con la programmazione delle ferie estive. Ed ecco che, in questa situazione, a indignare i ‘camici bianchi’ arriva anche la pubblicità di un pacchetto assicurativo che offre assistenza medica privata.

“Il tuo medico di famiglia è irraggiungibile?” è il claim, che invita poi a non preoccuparsi perché, con la loro soluzione, si può ricevere assistenza medica “24/7”. Il tutto corredato da un’immagine, ripresa dall’alto: due bagnanti, dei quali uno cerchiato e indicato con una freccia, e il messaggio: “Il tuo medico di base sta facendo snorkeling nel Mar Rosso?”.

Uno spot che ha fatto prendere ad Anelli carta e penna, protestando per l’inopportunità di un messaggio che “si risolve in un’offesa gratuita ai danni di professionisti medici che, sino a prova contraria, hanno assicurato e assicurano la massima tutela della salute dei loro pazienti anche a costo della vita, come avvenuto durante la pandemia da Covid-19”. O come nel caso di Manduria.

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