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Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere. Anche per quanto riguarda la salute e la risposta ai trattamenti oncologici, effetti collaterali compresi. Ma non basta. In mezzo a questi due pianeti c’è anche tutta la comunità LGBTQIA+, che costituisce ormai una percentuale non trascurabile della popolazione e che presenta una serie di caratteristiche sui generis anche per quanto riguarda i tumori.

Per questo l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) ha deciso di dedicare a questi gli argomenti l’edizione 2022 delle ‘Giornate dell’etica in Oncologia’ e di farlo simbolicamente ad Assisi, la città più inclusiva d’Italia.

“Nella preparazione medica degli oncologi – commenta il professor Saverio Cinieri, presidente dell’Aiom – c’è un gap culturale che riguarda proprio la medicina di genere. Per questo insieme al professor Giordano Beretta, presidente di Fondazione Aiom, alla professoressa Rossana Berardi, presidente di Women for Oncology e al dottor Filippo Pietrantonio del direttivo Aiom – abbiamo deciso di organizzare questo convegno, al quale faranno seguito entro fine anno delle Raccomandazioni dedicate alla medicina di genere in oncologia e alla gestione dei tumori nei pazienti transgender. E saremo la prima società scientifica a redigere raccomandazioni su questi argomenti”.

Un’azione di sensibilizzazione e culturale doverosa questa anche alla luce del risultato di due diversi sondaggi, commissionati da Aiom a Elma Research, dai quali emerge che il 71% delle persone transgender e gender non conforming (cioè di genere diverso da quello alla nascita) non ha mai partecipato ad un programma di screening anti-cancro; il 32% riferisce inoltre di essere stato vittima di comportamenti discriminatori da parte del personale sanitario. E anche se il 41% degli oncologi negli ultimi 5 anni ha trattato almeno un paziente transgender o gender non conforming per tumore, in un’altra survey condotta su 350 oncologi, metà degli intervistati conferma che questi pazienti sono ancora discriminati nell’accesso all’assistenza oncologica.

E anche sul fronte della medicina di genere in oncologia c’è davvero molto da fare; sono ormai numerose e consistenti le evidenze emerse dagli studi scientifici in termini di differenze uomo-donna sia nella suscettibilità ai tumori, che nella risposta alle terapie e nella comparsa di effetti indesiderati delle stesse.

“La medicina di genere – riflette Rossana Berardi, ordinario di Oncologia all’Università Politecnica delle Marche, Direttore della Clinica Oncologica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche e componente del Direttivo Nazionale Aiom – è un tema nuovo in ambito oncologico, per lungo tempo confinata solo all’aspetto riproduttivo. Oggi abbiamo a disposizione evidenze scientifiche crescenti, anche epidemiologiche, che aiutano a comprendere come vi siano importanti differenze biologiche in base al sesso nella risposta alle terapie. Vanno considerate anche le diversità in termini socio-economici, legate al genere, nell’accesso alle cure e alle sperimentazioni cliniche. E anche la tossicità economica dei tumori spesso nella donna è più consistente e impattante”.

“I tumori del colon retto – ricorda la dottoressa Alessandra Caré, Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di Genere, Centro di Riferimento per la Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità – sono più frequenti nei maschi, ma le donne fanno meno screening. Molti tumori inoltre hanno una localizzazione di ‘genere’: quelli del colon ad esempio sono più frequenti nel colon ascendente nelle donne e nel colon discendente negli uomini, mentre nel caso del melanoma, la sede più frequente è sulle gambe nelle donne e sul tronco negli uomini. Anche il sistema immunitario mostra grandi differenze tra i due sessi; le malattie autoimmuni sono più frequenti tra le donne, mentre i tumori non-riproduttivi (vescica, tratta gastro-intestinale, polmone, melanoma) lo sono tra i maschi. Ma differenze molto importanti si registrano nella risposta all’immunoterapia (alla quale gli uomini rispondono molto meglio delle donne) e nella comparsa di effetti collaterali che incidono molto più nelle donne che nei maschi (il rischio di effetti collaterali nelle donne è aumentato globalmente nel 34% e del 49% nel caso dell’immunoterapia)”.

Naturalmente le differenze di genere e i bias che ancora le riguardano è trasversale a tutti gli ambiti della medicina. Basti pensare alle malattie cardiovascolari; tradizionalmente considerate malattie ‘maschili’, rappresentano la causa di morte nel 48% delle donne e nel 38% degli uomini, mentre la probabilità di morire di tumore è di un uomo su 3 e di una donna su 6. Le donne infine vivono più a lungo degli uomini (la speranza di vita alla nascita è rispettivamente di 84,7 anni contro 80,1 anni); ma spesso, quello che la donna guadagna in anni di vita, sono anni di vita ‘malattia’ e disabile.

“È necessario dunque – conclude la Carè – indagare a fondo le cause di queste differenze perché obiettivo strategico e aspetto etico della nostra sanità è quello di garantire a tutti i migliori trattamenti e l’approccio di genere è un passo fondamentale in questa direzione. Inoltre l’Istituto Superiore di Sanità ha attivato ‘Infotrans.it’, il primo portale istituzionale in Europa che mette a disposizione informazioni sanitarie e giuridiche dedicate alle persone transgender”.

“Per la prima volta – sottolinea Filippo Pietrantonio, Oncologia Medica Gastroenterologica della Fondazione Irccs Istituto Nazionale Tumori di Milano e membro del direttivo nazionale Aiom – Aiom dedica un convegno alla medicina di genere, focalizzato sulle differenze fra uomo e donna, e con un focus specifico sulla salute della comunità LGBTQIA+. Questa scelta pone Aiom in linea con le decisioni adottate da tempo dalle società scientifiche dei principali Paesi Europei e degli Stati Uniti. È necessario impegnarsi per ridurre le disparità di accesso ai trattamenti e agli screening anti cancro, che ancora esistono per alcune categorie. Spesso il timore di subire discriminazioni rappresenta per questi cittadini una barriera nei confronti della prevenzione e delle cure”.

“L’Oncologia – riflette Giordano Beretta, presidente Fondazione Aiom – si deve aprire alle molteplici sfaccettature della società e deve essere pronta ad accoglierle con un linguaggio inclusivo. Così come individuiamo i sottogruppi di pazienti in base alle alterazioni molecolari, per scegliere il trattamento migliore, dobbiamo anche capire come trattare alcuni gruppi di pazienti che hanno bisogno di particolare attenzione per essere curati al meglio”.

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