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Governo: bene il merito e le competenze, attenti a declino demografico e giovani

Giorgia Meloni
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Non è ovviamente possibile valutare un governo a poche settimane dall’insediamento. Eppure alcune mosse, tradotte in parole e prese di posizione, forniscono chiare indicazioni sulla rotta del nuovo governo Meloni come ad esempio il forte legame con gli Stati Uniti, la precisa connotazione euro-atlantica, il tema del merito e una rinnovata attenzione verso il terzo settore e le politiche giovanili.

“Libertà, uguaglianza e democrazia. Sono questi i valori fondanti dell’alleanza incrollabile, partnership strategica e profonda amicizia che lega Italia e Stati Uniti”. A sostenerlo è stata la neo-presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video-saluto realizzato in occasione del gala per il 47esimo anniversario della National Italian American Foundation (NIAF), tenutosi recentemente a Washington DC.

Lasciano ben sperare anche le valutazioni, come affermava lo storico fondatore dell’ Eni Enrico Mattei, espresse sulla “promozione del merito”. “Serve colmare il grande divario esistente tra formazione e competenze richieste dal mercato del lavoro – ha affermato la premier – con percorsi specifici, certo, ma ancora prima grazie a una formazione scolastica attenta alle dinamiche del lavoro. L’Istruzione è il più formidabile strumento per aumentare la ricchezza di una nazione, sotto tutti i punti di vista perché il capitale economico non è niente se non c’è anche il capitale umano”. Tradotto: importante rimettere al centro il tema del merito e delle competenze in funzione delle necessità del mercato del lavoro. La formazione deve quindi tornare protagonista, come hanno ben evidenziato in un recente intervento l’Ad di Poste Italiane Matteo Del Fante e il presidente della Compagnia di San Paolo Francesco Profumo. 

Tematica, quest’ultima, colpevolmente dimenticata negli ultimi 10 anni e più dai precedenti governi e che, nel suo piccolo, la Scuola Politica “Vivere nella Comunità” di Pellegrino Capaldo e Sabino Cassese prova a sottolineare promuovendo il “continuous learning”.  Concetto ribadito recentemente da uno dei fondatori della Scuola Politica, Stefano Lucchini, in occasione dell’inaugurazione della terza edizione tenuta dall’Ad di CdP Dario Scannapieco.

Questi sono i giorni delle trattative serrate e dello studio dei dossier più importanti per il nuovo governo, a partire dal caro energia. Il tempo è poco e l’esigenza di agire al meglio è altissima: gli occhi del mondo sono tutti puntati sul presidente Meloni e sulla sua capacità ora di dare impulso e concretezza alle promesse formulate in materia di sanità, finanza e immigrazione. 

Certamente la valutazione sulle personalità scelte nei posti di comando è ad oggi positiva. Se non altro vi è una certa premura per le competenze reali delle donne e degli uomini selezionati, elemento spesso assente nelle ultime esperienze di governo dove il merito e la preparazione non erano così necessari secondo il disastroso teorema dell’ “uno vale uno”.

Tuttavia è importante che si sottolinei al più presto un’emergenza reale che interessa il Paese: “Il declino demografico” come ben ricordato da Alessandro Rosina, uno dei più apprezzati demografi italiani. L’Istat ha lanciato un allarme forte e inequivocabile: se il crollo delle nascite non verra’ arrestato, nel 2050 l’Italia perdera’ 5 milioni di abitanti. Di cui 2 milioni giovani. 

Occorre quindi studiare un modello italiano che, partendo dai punti di forza e debolezza specifici della nostra societa’, introduca strumenti che servano a un triplice scopo: sostenere l’inversione della curva demografica; aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro; evitare l’abbandono dei nostri migliori giovani all’estero.

Nel Sud, ad esempio, potremmo dire che in dieci anni è sparita una città come Napoli. Il Mezzogiorno infatti ha perso oltre un milione di residenti rispetto al massimo del primo gennaio 2012, scendendo da 20 milioni e 841mila a 19 milioni e 751mila nella rilevazione al 31 luglio 2022, pubblicata dall’Istat nel suo bollettino. Il fatto che ci siano più decessi che culle è strutturale in Italia, perché le coppie in età fertile non potrebbero in nessun caso, neppure incrementando la fecondità a due figli per donna, far tornare i numeri in equilibrio.

Tale fenomeno colpisce il Nord come il Sud e, anche se spesso lo si attribuisce al costo eccessivo del fare figli, non si riscontra alcuna differenza tra i luoghi come l’Emilia Romagna dotati di servizi adeguati e livelli di reddito elevati e le aree con situazioni critiche come Campania e Calabria. 

Dunque dopo i primi segnali incoraggianti da parte del nuovo governo in materia di politica estera, merito e competenze sarà utile rilanciare le politiche della famiglia insieme ad una programmazione economica e sociale che contemporaneamente si occupi anche del tema degli anziani e del loro ruolo nella comunità, così come ricordato dal Santo Padre nel suo ultimo libro. Per questo la ministra della Famiglia, Natalità e Pari Opportunità, Eugenia Roccella, rivestirà un ruolo centrale in questo esecutivo vista anche la positiva nomina (in virtù di una consolidata esperienza nel campo del Terzo Settore) della vice ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Maria Teresa Bellucci.

Si guarda poi con grande aspettativa alle politiche giovanili del neo ministro Andrea Abodi, uomo da sempre molto attento ai valori positivi fondanti della comunità come solidarietà, sostenibilità e supporto ai giovani.

*Marcello Presicci, Presidente Advisory Board Fondazione per l’Educazione Finanziaria (ABI)

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