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Tumore ovaie, cure personalizzate grazie alla stampa in 3D

Evis Sala

Stampa in 3D alleata della ricerca e della cura personalizzata dei tumori alle ovaie. Sono infatti stati realizzati dei modelli in 3D ‘a misura di singola paziente’ – e per ogni lesione presente – con l’obiettivo di indirizzare le strategie terapeutiche da adottare caso per caso.

I modellini, ottenuti con una stampante 3D a partire da immagini acquisite con Tac e risonanza, potranno servire anche a limitare gli esami invasivi che devono essere condotti, predire la risposta alla chemioterapia e stimare il rischio di recidive. 

Non si tratta di fanta-medicina, ma di una ricerca che ha coinvolto per ora 5 pazienti ma che è destinata a proseguire nel nostro Paese. Lo studio pilota, descritto su ‘Frontiers in Oncology’ e condotto inizialmente dall’Università di Cambridge (GB), è stato infatti coordinato dalla professoressa Evis Sala, arrivata a Roma dove è ordinario di Diagnostica per immagini e radioterapia alla Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica e direttrice del Centro Avanzato di Radiologia del Policlinico Gemelli.

I modelli 3D/Università Cattolica

Lo studio sulla personalizzazione della terapia del tumore ovarico continuerà dunque a Roma, in collaborazione con il team del professor Giovanni Scambia, ordinario di Ginecologia e Ostetricia alla Cattolica, coinvolgendo pazienti italiane.

Ma in che modo questa soluzione tech potrebbe aiutare medici e donne? “In futuro ci potrebbe bastare una sola o poche biopsie del tumore di una paziente e potremo predire il tipo di risposta ai farmaci e la prognosi semplicemente con le analisi degli immagini del tumore acquisite con Tac e risonanza – ha spiegato Evis Sala – Infatti abbiamo visto che il pattern dell’imaging correla con le caratteristiche patologiche e genomiche del tumore”.

“Con i modellini 3D delle lesioni della singola paziente – ha aggiunto Scambia – potremo fare previsioni prognostiche e scegliere di volta in volta l’approccio terapeutico migliore”.

I numeri del tumore dell’ovaio

Il tumore dell’ovaio colpisce ogni anno più di cinquemila donne in Italia, che si aggiungono alle oltre trentamila in trattamento terapeutico. Poiché nelle fasi precoci non dà sintomi specifici, spesso la sua diagnosi avviene quando la malattia è già a uno stadio piuttosto avanzato.

Il carcinoma ovarico sieroso di alto grado è una delle forme più aggressive e rappresenta circa il 70% di questi tumori: spesso presenta resistenza ai farmaci chemioterapici, ed esiste la necessità di individuare cure più specifiche ed efficaci.

Per questa forma del tumore sono noti pochissimi biomarcatori clinicamente utilizzabili a causa dell’elevato grado di eterogeneità della malattia, che si diversifica molto da paziente a paziente.

L’idea della ricerca

Proprio questa diversità ha portato a sviluppare un percorso di ricerca e un algoritmo per produrre materiali stampati in 3D specifici “per la singola lesione tumorale, basati su tomografia computerizzata o Risonanza magnetica preoperatorie di lesioni pelviche – ha ricordato Sala – Gli stampi sono stati progettati per consentire la visione di sezioni del tumore sul piano anatomico e morfologico, per facilitare la correlazione spaziale dettagliata dei dati di imaging e dei dati molecolari derivati dalla biopsia della paziente”.

Lo studio pilota

“Nel nostro lavoro cinque pazienti con cancro ovarico di alto grado confermato o sospetto sono state sottoposte a chirurgia tra aprile e dicembre 2021 e incluse in questo studio prospettico”.

Quindi sono stati progettati e stampati in 3D i materiali relativi a sette lesioni pelviche per ciascuna donna, coprendo una gamma di volumi tumorali (da un minimo di 7 a un massimo di 133 cm cubici) e tipologie del tumore (cistiche o solide). In pratica gli esperti hanno creato delle copie del tumore (di ogni singola lesione) in 3D e anche della nicchia in cui nell’organismo della paziente si era insediato il tumore stesso.

Le prospettive

“Abbiamo anche dimostrato che le mappe 3D che otteniamo hanno una correlazione con la tipologia del tumore, quindi in futuro dall’imaging di una paziente potremo già predire il tipo di lesione e quindi il trattamento più adatto” al singolo caso. Grazie alla ricerca e alla tecnologia l’approccio contro questo tumore femminile promette di cambiare volto, diventando sempre più personalizzato.

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