Mani: l’igiene salva la vita, cosa succede in Italia

mani igiene

Mani, mosche e maniglie sono proverbiali miniere di germi. Ma, anche se sembra incredibile, per comprendere davvero l’importanza di un gesto semplice come lavarsi le mani, siamo dovuti arrivare al XIX secoloCe lo ha insegnato un medico ungherese, Ignáz Semmelweis: a metà dell’Ottocento capì che il lavaggio delle mani poteva prevenire la morte delle neomamme dopo il parto.

Ma se durante la pandemia da Covid-19 igienizzanti e soluzioni idroalcoliche sembravano essere diventati indispensabili, con il ritorno alla normalità le cose sembrano cambiate, anche negli ospedali italiani. A sottolinearlo, in occasione della Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono alcuni dati diffusi dall’Istituto superiore della sanità.

Mani pulite in ospedale

Se l’igiene delle mani è importante a casa, figuriamoci in ospedale. Ebbene, a suscitare qualche preoccupazione è la sorveglianza sul consumo di soluzione idroalcolica negli ospedali: i dati sono in calo costante negli ultimi anni.

Stando infatti agli ultimi numeri disponibili, nel 2023 il consumo nazionale mediano è stato di 10,5 litri ogni mille giornate di degenza ospedaliera ordinaria. Con valori più alti in terapia intensiva (39,9 litri per mille) e più bassi in ortopedia (8,9 litri per mille). A livello geografico, due Province Autonome (Trento e Bolzano) presentano valori superiori alla media, mentre diverse Regioni del Sud arrancano.

Dicevamo del trend: il consumo per la degenza ordinaria si è dimezzato negli ultimi tre anni. Ma attenzione, come ricorda lo slogan principale della campagna per la Giornata mondiale dell’igiene delle mani 2025, “Guanti, a volte. Igiene delle mani, sempre”.  Soprattutto, ma non soltanto, in ospedale. Come ci rammenta la storia di Ignáz Semmelweis.

Un gesto semplice salva la vita

Il medico, nato a Budapest nel 1818, lavorava presso un ospedale di Vienna in ostetricia e notò che in un padiglione, gestito da medici, moltissime donne morivano dopo il parto di sepsi o febbre puerperale (l’11% circa) mentre in un altro, dove ad aiutare le donne a partorire erano solo ostetriche, i decessi erano appena l’1%.

Germi, virus e batteri erano ancora sconosiuti. A illuminare lo studioso fu l’autopsia su un suo caro amico e collega, morto dopo una breve malattia: nel suo corpo Semmelweis trovò le stesse lesioni che si trovavano nelle salme delle puerpere che i medici dell’ospedale dissezionavano come ricerca e prassi normale. Pochi giorni prima, l’amico si era ferito mentre eseguiva un’autopsia su una donna morta di parto. Ecco allora che cosa lo aveva ucciso. Accadeva infatti che medici e studenti passassero direttamente nelle sale parto dopo aver eseguito autopsie e nessuno – anche se oggi questo ci sembra molto strano – pensava di doversi lavare le mani tra un impegno e l’altro.

Così il dottore ungherese dispose che colleghi e studenti si disinfettassero le mani con cloruro di calcio prima di entrare in sala parto. Le morti per sepsi crollarono: in un anno anche il padiglione dei medici ostetrici si attestò sull’1% di decessi. Ci vollero però altri quarant’anni  – oltre ai lavori di Pasteur sulla contaminazione batterica – perché l’intuizione del medico, confermata dalla sperimentazione, venisse accettata e applicata.

Oggi si stima che l’igiene delle mani, se eseguita regolarmente e correttamente – prima e dopo ogni contatto con un paziente, meglio se usando un gel alcolico che è più efficace di un normale detergente – riduca le infezioni ospedaliere dal 10% al 50%.

Come ricorda l’Iss esistono tre tipi di lavaggio delle mani:

  1. lavaggio sociale (40-60 secondi);
  2. lavaggio antisettico (90 secondi circa);
  3. lavaggio chirurgico (5 minuti circa).

Italiani e mani pulite

E torniamo alle abitudini dei connazionali. Solo il 38% degli italiani dichiara che lavarsi le mani è divenuto più importante con la pandemia (-18% rispetto all’anno precedente) e cala l’uso di gel e salviette igienizzanti rispetto al 2023: dal 31% al 24% del 2025. A dircelo è una ricerca svolta dall’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, il progetto sull’informazione consapevole nato dalla collaborazione tra Gruppo Credem e Almed (Alta Scuola in media, comunicazione e spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore).

L’analisi è stata e condotta grazie al lavoro dell’istituto Bilendi, in collaborazione con gli specialisti della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli.

Scende poi da 7 a 6 la media di lavaggi giornalieri e la quota di soggetti che si igienizza le mani più di otto volte al giorno è oggi del 28%, contro il 36% del 2023. Anche l’impiego  di gel e salviette igienizzanti ha subito un calo, con una diminuzione di 7 punti percentuali rispetto al 2023: dal 31% del 2023 al 24% del 2025 (siamo al 21% nel caso degli over 65).

Un gioco per ricordare l’igiene delle mani

Torniamo ora alle maniglie di cui parlavamo all’inizio, perché la Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) propone “Il Percorso delle Mani Pulite”, un gioco interattivo in realtà aumentata per sensibilizzare i visitatori sull’importanza della corretta igiene delle mani nella prevenzione delle infezioni.

All’interno del presidio ospedaliero milanese sono stati collocati due grandi poster interattivi (90×140 cm) in punti strategici. I cartelloni riproducono un percorso in stile gioco dell’oca, composto da dieci tappe che rappresentano oggetti e situazioni quotidiane potenzialmente a rischio di contaminazione: dalla maniglia della porta, appunto, al cellulare, dal carrello della spesa alle banconote, fino ai “superbatteri” resistenti agli antibiotici.

Inquadrando il QR Code presente sul tabellone con il proprio smartphone, gli utenti accederanno a una web app che attiverà la fotocamera. Puntando poi l’obiettivo sulle diverse icone del poster, sarà possibile visualizzare contenuti multimediali – video, animazioni, infografiche e audio – che spiegano i rischi igienici associati e le buone pratiche per evitarli. Un quiz interattivo permetterà di testare le proprie conoscenze, mentre una guida illustrata mostrerà come eseguire un corretto lavaggio delle mani

E i guanti?

Attenzione: come ammonisce l’Oms questi dispositivi non sostituiscono l’igiene delle mani. Quest’ultima “deve essere eseguita sempre prima di indossare i guanti e dopo averli rimossi. Inoltre, i guanti devono essere cambiati se si danneggiano, si contaminano, si sporcano o se si passa da un’area corporea sporca a una pulita”, ricordano dall’Iss.

Palestra miniera di germi? L’analisi dell’epidemiologo

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.