Roche: l’impatto su Pil, ricerca e lavoro in Italia

Roche

Una relazione vivace e stimolante quella fra Italia e Svizzera, dal punto di vista economico. Come ha ricordato l’ambasciatore della Svizzera in Italia Roberto Balzaretti, l’interscambio di beni fra i due Paesi vale 1 miliardo di franchi a settimana. E la farmaceutica ha un peso importante. A calcolarlo, nel caso del colosso elvetico Roche (fondato a Basilea nel 1896), è stato il primo studio sull’impatto dell’azienda del farmaco elvetica in Italia, illustrato presso l’Ambasciata di Svizzera a Roma.

L’analisi, realizzata con il supporto metodologico di PwC Italia, ha dimostrato che Roche produce un impatto di 712,5 milioni di euro (0,03%) sul nostro Pil: per ogni euro di valore aggiunto diretto, se ne generano 2,6 sull’economia. Ma il report analizza anche l’effetto della presenza in Italia dell’azienda biotech su lavoro, ricerca, innovazione, cure e ambiente. Vediamo allora meglio i diversi capitoli di questa storia di valore.

Economia

Nel 2023 Roche Italia ha generato un impatto complessivo pari allo 0,03% del Pil nazionale. Il valore aggiunto totale derivante dalle attività dirette e indirette dell’azienda è stato di 446,7 milioni di euro (con una quota diretta di 274,6 milioni). Ciò che emerge è l’effetto moltiplicatore delle attività, anche grazie a una rete che coinvolge oltre 50 settori economici.

Ricerca e cure innovative

Nell’anno esaminato dagli analisti sono 225 gli studi clinici attivi, di cui il 77% sponsorizzati (174), che hanno coinvolto più di 13.400 pazienti. Oltre alla sperimentazione clinica, Roche ha attivato 38 studi osservazionali (su quasi 15.000 pazienti), e ha gestito 24 Programmi di Uso compassionevole, garantendo l’accesso anticipato a terapie salvavita in 5 aree terapeutiche.

Analizzando poi i 174 studi clinici sponsorizzati attivi nel 2023, è stato calcolato un investimento diretto pari a 56,5 milioni di euro, “equivalente a un risparmio immediato per il Ssn”, come ha sintetizzato Andrea Fortuna, Partner PwC Italia – Healthcare, Pharmaceuticals & Life Sciences Leader.

La ricerca ‘targata’ Roche si concentra su aree complesse e a elevato bisogno come l’oncologia e le neuroscienze: è stato stimato che l’impatto complessivo, tra costi evitati e valore generato, abbia raggiunto complessivamente i 165,6 milioni di euro. In questo caso, dunque, ogni euro investito in ricerca clinica ha generato un ritorno pari a 2,93 euro a favore del Ssn.

Lavoro e persone

C’è poi l’impatto occupazionale: su 1.038 persone impiegate direttamente dall’azienda, il 52%  è donna (contro una media nazionale del 42%), il 77% ha una laurea (rispetto al 24% nazionale) e il 34% è under 40 anni (contro il 33% della media italiana).

L’impatto si estende ai fornitori di primo livello, che hanno generato quelle che Fortuna  definisce – in linguaggio tecnico – 549 unità lavorative annue, di cui il 18% in sanità e l’82% in altri 50 settori economici. Attraverso i livelli successivi della catena di fornitura e l’indotto, Roche ha un effetto moltiplicatore sull’occupazione pari a 3,3: per ogni dipendente diretto sostiene oltre 3 lavoratori equivalenti a livello di economia nazionale.

Ambiente e sostenibilià

Come altri big del pharma attenti all’ottica One Health, Roche Italia si impegna in concreto per la sostenibilità ambientale. L’azienda utilizza il 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili, grazie a certificati verdi, impianti fotovoltaici e solari termici. Tra il 2019 e il 2023, ha ridotto del 28% il consumo energetico complessivo, con un risparmio del 44% solo nell’energia elettrica, pari ai consumi annui di 436 famiglie. Nello stesso periodo, le emissioni di gas serra sono diminuite del 41%.

L’odioso payback

Tutto bene allora? A far venire il mal di testa alle aziende farmaceutiche nel nostro Paese – come sa bene chi è stato all’ultima Assemblea pubblica di Farmindustria – non sono solo i dazi di Donald Trump, ma l’annoso problema del payback. 

Stefanos Tsamousis, General Manager Roche SpA, avverte: “Per continuare ad alimentare l’effetto moltiplicatore degli investimenti del biotech e il valore aggiunto che generano per il Paese, è fondamentale disporre di un ambiente realmente favorevole all’innovazione. Sosteniamo la proposta del ministro della Salute, Orazio Schillaci, di rivedere il sistema del payback, perché crediamo che strumenti come questo, pur rispondendo a specifiche esigenze di breve termine, finiscono per limitare il pieno sviluppo del settore nonché rappresentare una risorsa sottratta a potenziali investimenti in ricerca, crescita e occupazione qualificata. E questo in un momento storico in cui è essenziale agire per la competività internazionale dell’Italia e dell’Europa”. A buon intenditor…

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