Lavoro di squadra: dalle formiche il segreto per robot (e team) più efficienti

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Mentre robotica e AI promettono di modellare il nostro mondo, faremmo bene a guardare alla natura. Anche piccoli esseri viventi come le formiche tessitrici hanno infatti molto da insegnarci. Stando a un nuovo studio pubblicato su ‘Current Biology’, questi insetti hanno brillantemente risolto un problema che affligge i team umani da secoli: come ottimizzare il lavoro di squadra.

Qual è il problema? I singoli, in effetti, contribuiscono meno ai compiti comuni quando più persone si uniscono. Così non sempre l’unione fa la forza. E invece, stando allo studio, le singole formiche tessitrici diventano più forti proprio man mano che il loro gruppo cresce.

Lavorare insieme: la sfida

Il problema del lavoro di squadra umano fu descritto per la prima volta da un ingegnere, il  francese Max Ringelmann, nel lontano 1913. Misurando gli studenti che tiravano una fune lo studioso scoprì che, mentre la forza totale aumentava con l’aumentare delle persone, il contributo di ciascun individuo in realtà diminuiva.

Questo non accade agli insetti. Come spiega Madelyne Stewardson della Macquarie University “ogni singola formica ha quasi raddoppiato la sua forza di trazione con l’aumentare delle dimensioni del team: migliorano nel lavorare insieme man mano che il gruppo si allarga”.

Lo studio mostra che le formiche tessitrici formano team super efficienti in cui i singoli individui aumentano effettivamente il loro contributo se le squadre si allargano, contrastando il calo delle prestazioni che colpisce i team umani.

Un antidoto al calo di prestazione

Le minuscole formiche arboricole (Oecophylla smaragdina) presenti in Africa tropicale, Asia e Australia, costruiscono nidi formando catene viventi per arrotolare le foglie e incollarle con la seta delle loro larve.

Stewardson e l’ecologo comportamentale Chris Reid della Facoltà di Scienze Naturali della Macquarie hanno collaborato con un team internazionale per misurare la forza che gruppi di formiche di diverse dimensioni potevano applicare durante la costruzione dei nidi. Così hanno scoperto una tecnica interessante. “Le formiche dividono il loro lavoro in due fasi: alcune tirano mentre altre agiscono come ancore per immagazzinare la forza di trazione”, afferma Stewardson. Il co-autore principale, Daniele Carlesso dell’Università di Costanza, ha sviluppato una teoria per spiegare questo meccanismo. “Le formiche in fondo alle catene allungano il corpo per resistere e immagazzinare la forza di trazione, mentre quelle in testa continuano a tirare attivamente”, precisa Carlesso.

Dalle formiche ai robot

Per David Labonte dell’Imperial College di Londra, coautore dello studio, questo metodo è stato fondamentale per aumentare il contributo individuale man mano che il team diventava più numeroso. “Le catene hanno una maggiore presa sul terreno rispetto alle singole formiche, quindi possono resistere meglio alla forza di trazione della foglia”.

Questa scoperta potrebbe aiutare gli scienziati a progettare team di robot migliori. Oggi infatti le macchine producono la stessa forza quando lavorano in gruppo e quando lavorano da soli. “Programmare i robot per adottare strategie cooperative ispirate alle formiche potrebbe consentire a team di robot autonomi di lavorare insieme in modo più efficiente”, conclude Reid.

Insomma, diversificare in modo strategico i compiti dividendo la squadra in base a precisi obiettivi funziona meglio. Una soluzione che potrebbe contribuire a far uscire dall’impasse anche gli esseri umani, migliorando così finalmente i risultati nel lavoro di squadra. 

Poste Italiane Dic 25

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