Sepsi meningococcica, cos’è e come difendersi

sepsi meningococcica

Forse lo avrete letto: la sepsi meningococcica avrebbe colpito ancora. L’ultima vittima è un bimbo di appena 3 anni, morto mercoledì scorso all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari per una sospetta meningite. Come riferisce il ‘Corriere del Mezzogiorno’, il piccolo, non era vaccinato. E questo è un punto importante: questo tipo di infezione ancora oggi può essere letale, ma è possibile difendersi. Come? Con la vaccinazione.

Meningite: cos’è, quanto è diffusa Italia e come riconoscerla

La storia del bimbo pugliese

Dalla Asl di Taranto, che per prima ha preso in carico il bambino, hanno fatto sapere che il piccolo paziente, arrivato al pronto soccorso del Santissima Annunziata, era stato ricoverato immediatamente nel reparto di Pediatria. Visto il peggioramento, in tarda serata è stato disposto il trasferimento nell’ospedale barese. Ma nel giro di poche ore il piccolo è morto.

L’ipotesi è quella di una sepsi fulminante da meningococco. “Sono in corso le analisi di laboratorio e gli approfondimenti diagnostici per confermare la causa dell’infezione”, ha fatto sapere la Asl, che ha attivato le procedure previste per la sorveglianza epidemiologica e la profilassi dei contatti stretti.

Che cos’è la sepsi da meningococco

Il sospetto è che il bimbo sia stato colpito da sepsi meningococcica, un’infezione batterica invasiva caratterizzata “dalla presenza di batteri in siti normalmente sterili (ad esempio sangue, liquido cefalo-rachidiano, liquido pleurico). Le forme cliniche più frequenti di queste infezioni sono le meningiti e le sepsi. Queste due forme possono coesistere”, precisa l’Istituto superiore di sanità.

Febbre molto alta, eruzione cutanea (petecchie) che può progredire in macchie più estese (porpora fulminante), dolori muscolari, vomito, mal di testa, letargia o confusione sono fra i sintomi della sepsi meningococcica.

E i germi coinvolti in questa infezione invasiva possono essere diversi. Nel 2023 in Italia sono stati segnalati 85 casi di malattia invasiva da meningococco con 6 decessi, 1.783 casi di malattia invasiva da pneumococco e 315 casi di malattia invasiva da emofilo con 45 morti, stando ai report Iss.

Come si cura

Il trattamento della meningite batterica si basa sulla terapia antibiotica. L’identificazione e la caratterizzazione del batterio responsabile è importante sper orientare la terapia antibiotica e definire la necessità di profilassi dei contatti.

Come si previene la sepsi meningococcica?

“La vaccinazione contro il meningococco non è obbligatoria, ma consigliata dai due mesi di vita in poi”, ricorda a Fortune Italia l’epidemiologo Massimo Ciccozzi. Si tratta di un presidio fortemente raccomandato e offerto gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale, specialmente per i neonati e soggetti a rischio.

“È assurdo nel 2025 trovarsi a vedere un decesso per un germe contro cui abbiamo a disposizione vaccini sicuri ed efficaci contro i più comuni sierogruppi. Vaccinare i bambini durante l’infanzia è un nostro dovere”, aggiunge Ciccozzi.

Un tema di cui si è occupato anche il collega infettivologo di Genova Matteo Bassetti sui social: “Nel 2025 un bambino di 3 anni non può morire di una sepsi meningococcica che è prevenibile con due dosi di vaccino, non è degno di un Paese civile. La politica si interroghi quando continua a fare campagna elettorale contro la salute dei cittadini, si deve mettere un punto a capo su questo. Serve schierarsi dalla parte della scienza e dei vaccini. Non si può morire così, è inaccettabile”.

Insomma, i vaccini sono stati un tema molto dibattuto in questa estate 2025, ma forse ora è opportuno fare un po’ di silenzio e lasciar parlare la scienza. Perché dubbi, esitazioni e perplessità sono legittime, ma le fandonie sparate sui social sono pericolose e possono finire per allontanare da uno strumento fondamentale di prevenzione. Una scelta che, in alcuni casi, può fare la differenza tra la vita e la morte.

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