La Puglia dichiara guerra all’epatite C. Per prima a livello nazionale la Regione ha adottato una legge ad hoc, per rendere strutturale la lotta a questa malattia contro la quale oggi esiste una cura.
Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una norma che obbliga tutti i medici pubblici e privati a proporre il test anti-Hcv ai cittadini nati prima del 1989 ogni volta che viene prescritto un esame del sangue, anche di routine.
La sfida: intercettare chi non sa di essere infetto
Obiettivo, intercettare – e trattare precocemente – i casi che che ancora sfuggono perché non diagnosticati. “Abbiamo i farmaci che guariscono, ma troppi non sanno di essere malati”, ha commentato Fabiano Amati, assessore regionale e promotore della legge, convinto che il test possa “fare la differenza tra vita e morte. Scovare i malati inconsapevoli è l’arma decisiva per vincere questa guerra”.
Negli ultimi dieci anni i farmaci innovativi si sono rivelati capaci di eliminare l’infezione da Hcv nel 98% dei casi, con effetti collaterali molto ridotti. Ma occorre individuare quello che gli specialisti definiscono il sommerso.
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EpatiteC: una malattia subdola
In Italia si stima che ci siano tra 600 mila e 1,2 milioni persone con infezione da virus dell’epatite. In fatto è che l’epatite C può restare silente a lungo, manifestandosi solo in fase avanzata, con conseguenze gravissime come cirrosi epatica e carcinoma del fegato.
Con questa nuova legge la Puglia si pone un obietivo ambizioso: debellare il virus, anticipando i tempi previsti dall’Organizzazione mondiale della sanità. Un prelievo di sangue che può cambiare il destino di migliaia di persone anche prima del 2030.
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