Il 2024 si era chiuso con una raccolta di circa 907.000 chili di plasma, +3% rispetto al 2023. Tuttavia l’Italia è ancora lontana dall’autosufficienza in questo settore. E quest’anno, nonostante un buon inizio, il mese di luglio ha registrato un calo dell’1,2% rispetto allo stesso mese del 2024. Risultato? Il nostro Paese continua a dipendere dall’estero per soddisfare la domanda di farmaci plasmaderivati, importati soprattutto dagli Stati Uniti, principale fornitore mondiale di plasma. Fortune Italia ne ha parlato con Anna Maria Bencini, General Manager di Takeda Italia S.p.A.
Laureata in Farmacia all’Università di Siena, Bencini è un nome noto nel pharma: è entrata in Takeda nel 2015, fondando la Business Unit delle Malattie Infiammatorie Intestinali e lanciando un farmaco innovativo per le IBD. Nel 2021 ha assunto il ruolo di Country Head della Divisione Oncologia e, nel 2023, è diventata General Manager dell’azienda.
Dottoressa Bencini, parlando di plasmaderivati, qual è valore del comparto in Italia?
Il comparto dei plasmaderivati rappresenta un segmento strategico e ad alto valore aggiunto per il sistema salute, con una produzione che in Italia si attesta intorno ai 350 milioni di euro; per le sole immunoglobuline, il valore si attesta a circa 120 milioni di euro.
A livello europeo contiamo 21 stabilimenti produttivi, di cui ben 3 localizzati nel nostro Paese – due dei quali appartenenti a Takeda – che si configurano come vere e proprie eccellenze industriali, costituendo poli di innovazione tecnologica e garantendo occupazione qualificata: sono infatti circa 1.700 le persone impiegate direttamente in questa filiera in Italia.
Che caratteristiche hanno questi farmaci?
I plasmaderivati sono insostituibili perché ottenuti dal plasma umano, una risorsa preziosa e non riproducibile artificialmente, fondamentale per il trattamento di numerose patologie rare e complesse. In molti casi, costituiscono l’unica opzione terapeutica disponibile per i pazienti.
Rientrano nella categoria delle ‘critical medicines’, prodotti farmaceutici essenziali come gli antibiotici, l’insulina e gli analgesici, per i quali non esistono alternative praticabili e la cui fornitura insufficiente rappresenterebbe un grave rischio per la salute pubblica.
Cosa occorre fare secondo lei per garantire la sostenibilità del comparto e rafforzare la filiera?
Come sottolinea Farmindustria da tempo, è fondamentale agire su due direttrici principali: incrementare la raccolta di plasma a livello nazionale, promuovendo la donazione tramite campagne di sensibilizzazione e il consolidamento della rete trasfusionale.
Ma anche investire nell’innovazione dei processi produttivi e nelle infrastrutture industriali, valorizzando il know-how delle aziende attive sul territorio: un percorso che richiede visione di medio-lungo periodo, ma è già una realtà concreta grazie all’impegno costante del settore nel Ricerca&Sviluppo.
Nel breve periodo, esistono però anche misure pragmatiche che potrebbero favorire la disponibilità di plasma e plasmaderivati per i pazienti italiani. In questo senso, un passo cruciale sarebbe prevedere già nella prossima Legge Finanziaria l’esclusione di questi farmaci essenziali dalla spesa soggetta a tetto, a risorse invariate sul tetto degli acquisti diretti, come già avviene per i vaccini, per i gas medicinali e per i farmaci orfani e per il plasmaderivati realizzati con plasma raccolto in Italia. In tal senso Farmindustria ha formulato una proposta concreta che permetterebbe di rispondere in modo efficace e tempestivo alle esigenze dei pazienti, mettendo la loro salute al centro.
Il valore delle terapie da plasmaderivati e la cultura del dono sono due temi importantissimi. Qual è il punto di vista di Takeda Italia a riguardo?
Come Paese abbiamo il dovere di offrire risposte rapide e strutturali, poiché la questione dei plasmaderivati non è solo un tema industriale, ma una vera e propria priorità di salute pubblica. Quando si affronta il tema dei plasmaderivati, è fondamentale che le Istituzioni tengano ben presenti alcuni principi cardine, spesso sottovalutati ma di importanza cruciale per la salute pubblica e la sostenibilità del sistema.
Il plasma umano è una materia prima preziosa, insostituibile e limitata. Senza donazioni di plasma non è possibile produrre farmaci plasmaderivati. Questi medicinali sono spesso l’unica opportunità terapeutica per chi è affetto da patologie rare, gravi o croniche. Le donazioni rappresentano il primo, indispensabile anello di questa catena di solidarietà e di cura, e il contributo delle aziende del settore è fondamentale per sostenere produzione, sicurezza e innovazione.
Garantire una costante e sicura disponibilità di immunoglobuline e altri plasmaderivati, soprattutto per quei pazienti che non dispongono di alternative terapeutiche, deve restare una priorità assoluta. La salute di questi pazienti rischia di essere compromessa in caso di interruzioni.
È necessario adottare una visione che promuova sia la sostenibilità economica che quella sociale: solo alleando la responsabilità pubblica alla capacità innovativa e industriale del settore privato si può garantire nel tempo l’accesso alle terapie. Serve quindi un quadro regolatorio stabile, che incentivi gli investimenti in ricerca, processi produttivi all’avanguardia e campagne di sensibilizzazione rivolte in particolare ai giovani, per rafforzare la cultura della donazione.
La donazione di plasma, insomma, rappresenta l’inizio di un percorso di valore, in cui un gesto volontario si traduce in speranza concreta per migliaia di pazienti. È importante, come istituzioni, aziende, operatori sanitari e società civile, impegnarsi affinché queste terapie salvavita siano il più possibile accessibili, lavorando per ridurre il rischio che la carenza di materia prima limiti il diritto alla cura.
Da numero uno di Takeda Italia, cosa fare per evitare rischi di carenza di una materia così preziosa come il plasma?
Quando parliamo di disponibilità di plasma non va sottovalutato il contesto internazionale, reso ancora più complesso dall’introduzione di dazi sui farmaci e dalle politiche protezionistiche in alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, che rappresentano il principale esportatore mondiale di plasma. Questa situazione impone una riflessione profonda e l’adozione di misure efficaci per tutelare la sicurezza terapeutica dei cittadini italiani: il rischio concreto, infatti, è che la disponibilità di plasma diventi ancor più limitata nei prossimi anni, con potenziali conseguenze sulla continuità delle cure per chi da questi farmaci dipende.
Di questo ne è consapevole anche la Commissione europea che, nel marzo 2025, ha proposto un Critical Medicines Act per affrontare le carenze rafforzando la catena di approvvigionamento farmaceutico dell’Ue attraverso misure come l’incremento della produzione europea, il coordinamento delle scorte e la riduzione della dipendenza dai Paesi terzi. Occorre lavorare su più livelli: promuovere azioni di breve e medio termine per garantire la disponibilità di plasma e dei medicinali derivati; favorire investimenti nell’innovazione, nella ricerca e nelle infrastrutture; mantenere un dialogo costante e costruttivo tra pubblico e privato, orientato al bene dei pazienti e all’efficienza del sistema.
Sono convinta che solo attraverso una reale collaborazione e una responsabilità condivisa sarà possibile costruire un futuro in cui nessuno debba rinunciare alle terapie di cui ha bisogno. E in questo impegno, il ruolo delle Istituzioni è determinante per guidare il cambiamento e sostenere il benessere collettivo.
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