L’amore per il cane di casa punta ad andare oltre la morte? “La clonazione animale, principalmente tramite la tecnica del trasferimento nucleare di cellule somatiche – la stessa utilizzata per la pecora Dolly nel 1996 – è ormai una realtà consolidata”. A sottolinearlo è il genetista dell’Università di Tor Vergata Giuseppe Novelli, che ha dedicato ai cani di compagnia ‘fotocopia’ un articolato post su Linkedin. Ma quanto costa questa procedura, in che cosa consiste e soprattutto è davvero una moda?
L’effetto Tom Brady
A riaccendere l’attenzione sulla clonazione animale è stato l’ex giocatore di football Tom Brady: in un’intervista a People l’ex marito di Gisele Bündchen ha raccontato che il suo cane Junie è un clone. Dopo la morte della sua Lua, avvenuta nel dicembre 2023, l’ex quarterback ha adottato un altro cane dall’aspetto simile, Junie.
Quasi due anni dopo, Brady ha rivelato che Junie è in effetti un clone di Lua. Una notizia arrivata in concomitanza con l’annuncio di un’operazione da parte di Colossal Biosciences, azienda biotecnologica di cui l’atleta è investitore (e che ha clonato Lua).
Si tratta della stessa azienda con sede a Dallas, che qualche tempo fa aveva annunciato di aver “resuscitato” il dire wolf (o meta-lupo): qualche settimana fa Colossal Biosciences ha acquisito un’altra celebre azienda biotech: Viagen Pets & Equine.
Clonazione animale: costi e obiettivi
Se la nascita dei lupi transgenici Romolo, Remo e la piccola Khaleesi aveva fatto sollevare più di sopracciglio, stando al Los Angeles Times il procedimento di clonazione di un cane può costare dai 50.000 ai 100.000 dollari, non proprio due spicci.
Con gli animali domestici clonati che, oltretutto, spesso ereditano rischi genetici per la salute dagli ‘originali’. Non solo, gli esperti avvertono che la clonazione non ricrea la personalità dell’amato animale. Un po’ una beffa per i proprietari in lutto.
Ma che cosa serve oggi la clonazione animale? “Allo studio di alcune malattie, allo sviluppo di modelli animali per test farmacologici e alla ricerca sulle cellule staminali – risponde Novelli – ma anche alla conservazione di specie a rischio, alla riproduzione di animali d’allevamento di alto valore come tori con caratteristiche genetiche eccezionali o cavalli da competizione. Infine alla riproduzione di cani e gatti per motivi affettivi, un servizio offerto da alcune aziende private in Paesi come gli Stati Uniti e la Corea del Sud”.
Clonazione: che fine hanno fatto Snuppy e lo zoo degli animali fotocopia
Cani clonati nel mondo, i numeri
Non c’è un vero e proprio registro, ma si stima che nel mondo siano stati clonati oltre 2.000 cani. “Quasi tutti provengono da due aziende, fondate dallo scienziato che ha creato il primo cane clone, Snuppy, nel 2005: Sooam Biotech (chiusa nel 2018, Corea del Sud) e ViaGen Pets & Equine (USA). A queste si aggiunge Sinogene (Cina), molto attiva nel settore”, precisa Novelli.
Dopo il celebre Snuppy, un Afghan Hound clonato nel 2005 (con qualche polemica) dall’Università Nazionale di Seoul, “la Corea del Sud ha clonato cani da rilevamento di droga ed esplosivi con un fiuto eccezionale, ritenendo più efficiente clonare un talento naturale che addestrarne uno nuovo da zero. Anche Trakr, un cane eroe intervenuto nei soccorsi dell’11 settembre, è stato clonato dando vita a cinque cuccioli”, ricorda Novelli.
Quanto ai gatti…
Forse vi interesserà sapere che invece nei felini domestici la clonazione “non ha funzionato bene: è difficile ottenere un esemplare con la stessa pezzatura del mantello. Un aspetto dovuto ai cromosomi X, che nelle femmine è casuale. Insomma, se cloni un gatto per averlo uguale all’originale, facilmente il mantello risulterà diverso”, ha spiegato Novelli a Fortune Italia. E in effetti la prima gattina clonata dagli scienziati di un’università del Texas, Copycat, era molto diversa dall’originale: nel carattere, nel fisico e nel colore del mantello.
E in Italia?
Nel nostro Paese la moda dei cani clonati non ha preso piede. E questo sempplicemente perché “la clonazione di animali a fini di allevamento è espressamente vietata dalla legge (Decreto Legislativo 15/2021). In particolare la norma italiana vieta la clonazione di animali per riprodurli o moltiplicarli e la commercializzazione di seme o embrioni di animali clonati. La clonazione a scopo di ricerca è consentita, ma in un quadro normativo molto rigoroso che coinvolge il ministero della Salute e i comitati etici. I laboratori di ricerca possono condurre esperimenti per studiare malattie genetiche, sviluppare modelli animali o per la ricerca di base”, conclude il genetista. Ma non per alleviare il dolore del proprietario per la scomparsa dell’amato quattrozampe.


