Il 2025 è stato “un anno importante per l’industria farmaceutica italiana. Il settore non è spaventato dall’incertezza e l’instabilità” che ha caratterizzato gli ultimi mesi, e guarda al futuro con ottimismo. A sottolinearlo è il presidente di Farmindustria Marcello Cattani, forte dei risultati dell’export. Da gennaio a ottobre il pharma ha totalizzato 58,8 mld di euro (+33,8% rispetto allo stesso periodo del 2024). E, secondo le previsioni del numero uno di Farmindustria, si arriverà a 70 mld a fine 2025, “auspicabilmente 72-73 mld”, si sbilancia il presidente.
Insomma, dopo 12 mesi difficili, fra dazi, guerre e costi delle materie prime, Cattani si concede più di un sorriso nel corso del consueto incontro di fine anno con la stampa specializzata.
“Lo avevamo previsto anche nei mesi scorsi, quando ci chiedevate delle possibili conseguenze delle tariffe”, rivendica il presidente rispondendo a Fortune Italia. E per il 2026 “ci aspettiamo un’ulteriore crescita. Credo che per un po’ le tariffe ci lasceranno tranquilli, ma dobbiamo essere preparati allo scenario peggiore per continuare a correre e a produrre antibiotici e altri farmaci in Europa”. In questo quadro “è importante avere il supporto del Governo di Giorgia Meloni per far atterrare in Italia gli investimenti” che servono alla farmaceutica italiana per produrre “ingredienti attivi e farmaci” da esportare in tutto il mondo.
Dove vanno i prodotti della farmaceutica italiana
Ma dove vanno i farmaci e i vaccini prodotti in Italia? Se il 47% dell’export è diretto verso i Paesi Ue (+33% da gennaio a ottobre), gli Stati Uniti assorbono ancora il 23% del totale, in crescita del 61% in barba alla ‘guerra dei dazi’. Seguono a grande distanza, ma tutti in aumento, Svizzera (14%, +11/), Regno Unito (3%, +44%) e Cina (2%, +28%).
“Uk, Irlanda e Belgio sono hub importanti per la farmaceutica, caratterizzata da lavorazioni complesse. Spero e penso che il rapporto con gli Stati Uniti nell’anno a venire sarà positivo, forte anche del rapporto del nostro Governo con l’amministrazione americana. E questo anche perché si è capito che la difesa di un Paese poggia su asset più ampi rispetto a quello militare: penso a capitoli come farmaceutica e innovazione”.
L’Europa? Alla finestra
Per Cattani però per fare innovazione serve velocità – “e a volte questo aspetto è fonte di frustrazione: ci fa venire un fegato come il panettone di Natale” – ma anche una governance adeguata, che in Europa ancora “non va”. Il rischio è che il Vecchio Continente perda terreno rispetto a Usa e Cina.
“Sui grandi temi politici – bacchetta il presidente di Farmindustria – l’Europa è troppo spesso spettatrice e non protagonista”. Un errore. “Guerre, tariffe, sostenibilità: il mondo sta cambiando e bisogna giocare con regole diverse, ponendo l’industria farmaceutica come elemento essenziale della difesa di una nazione”.
Non è più il tempo di ragionare sul breve periodo, insiste il presidente di Farmindustria, accogliendo con favore le ultime novità annunciate in Manovra. “Il Governo ieri ha incluso nel maxi-emendamento omnibus l’aumento dello 0,1% del tetto di spesa per l’acquisto diretto dei farmaci; si tratta di una misura da 140 milioni di euro, attinti al Fondo per i farmaci innovativi, che non veniva mai speso tutto. Abbiamo dialogato col Governo per arrivare a questo risultato, consapevoli delle difficoltà di una legge di Bilancio stretta, con l’obiettivo di uscire dalla procedura di infrazione. Si tratta quindi di un segnale molto positivo”. Stesso dicasi per l’aumento del fondo sanitario di 7,4 miliardi e la cancellazione del payback dell’1,83%. Anche se sul payback la richiesta di Cattani è chiara: “Scendere al 13% e individuare un arco temporale per uscire da questa logica”. Sostituendola con “meno burocrazia, incentivi fiscali e regole chiare” per l’industria farmaceutica, “che deve fare Pil” e vuole investire in Italia (e che si trova a fare i conti con l’odiatissima direttiva sulle acque reflue).

