Salute mentale in Italia tra fragilità e stigma

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È solo una fase, passerà. Un pensiero comune non solo fra le persone alle prese con un problema di salute mentale, ma anche tra familiari e amici. Un pensiero sbagliato, però. Perchè parliamo di una costellazione di patologie complesse, letteralmente esplose dopo la pandemia, che richiedono un approccio integrato.

Ansia, disordini alimentari, attacchi di panico e depressione, solo per citarne alcuni. In Italia oltre 3,5 milioni di persone soffrono di disturbi depressivi e negli ultimi anni si è registrato un +30% delle diagnosi. Ma a questa diffusione non si accompagna un approccio corretto ed efficace.

Soffrire in silenzio

Il fatto è che in Italia il tema della salute mentale “viene ancora troppo spesso trascurato. Il pregiudizio e la disinformazione che la circondano impediscono a molti di farsi aiutare. Si tratta di donne e uomini che, pur vivendo tra noi, continuano a soffrire in silenzio”, evidenzia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “E il fenomeno è ancora più preoccupante quando interessa giovani che, in un mondo iperconnesso e competitivo, si trovano ad affrontare una pressione spesso insostenibile”.

Depressione passeggera?

Proprio in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, l’istituto di ricerca Swg con il supporto di Johnson & Johnson Innovative Medicine ha realizzato un’indagine che traccia un quadro contraddittorio della percezione e della conoscenza della depressione nel nostro Paese. Ebbene, più  della metà degli intervistati la riconosce come una vera malattia, ma 3 italiani su 4 la associano ad uno stato temporaneo, ritenendo che ‘capiti a tutti di sentirsi depressi di tanto in tanto’.

Forse anche per questo 2 italiani su 3 pensano che sia sufficiente distrarsi e fare qualcosa di divertente e coinvolgente per ‘spegnere’ la depressione, mentre il 67% crede che cambiare stile di vita, eliminando i possibili fattori scatenanti, sia una soluzione. Stessa dicotomia quando si parla dei sintomi. La conoscenza di quelli della depressione appare molto elevata, ma il 63% delle persone, sospettando l’insorgenza dei primi sintomi, preferirebbe attendere un po’ di tempo per capire se si tratta di una fase passeggera. E di fronte al dubbio che qualcuno soffra di depressione, solo 1 persona su 2 crede che ci si debba rivolgere ad uno psicologo o al proprio medico di base, mentre il 35% conta piuttosto sul sostegno di amici o familiari.

A confermarlo anche i dati dell‘Istituto superiore di sanità. Tra gli over 65 circa 9 su 100 riferiscono sintomi depressivi e il 17% si dice insoddisfatto della propria vita, ma lo stato di salute è giudicato buono dal 90% degli intervistati (dati Passi d’Argento). Attenzione: i sintomi depressivi diventano più frequenti all’avanzare dell’età (raggiungono il 14% dopo gli 85 anni), fra le donne (13%), tra le persone socialmente più svantaggiate per difficoltà economiche (28%), tra chi vive solo (14%) e fra le persone con diagnosi di patologia cronica (18%). Eppure una discreta quota di over65 con sintomi depressivi (25%) non chiede aiuto.

La depressione e l’infiammazione

Il modo in cui la depressione si presenta varia sensibilmente a seconda dell’età di chi ne soffre. “Nell’anziano si caratterizza per la più alta presenza di malessere fisico, rallentamento e sintomi cognitivi. Questo tipo di depressione sembra essere strettamente collegato all’infiammazione cronica di basso grado, da cui il termine anglosassone inflammaging, ad indicare lo stretto rapporto tra l’infiammazione e l’invecchiamento”, evidenzia Marco Colizzi, professore aggregato di psichiatria Università di Udine. “L’infiammazione cronica di basso grado ha delle conseguenze nel breve e lungo periodo. Provoca danni collaterali al sistema nervoso periferico e centrale , neuroinfiammazione, ai vasi sanguigni, ai muscoli e a organi come il pancreas, il cuore, i reni e il fegato. Rispetto alla depressione ad esordio precoce, la depressione ad esordio tardivo è stata associata ad una più elevata mortalità, causata dall’invecchiamento vascolare, che espone la persona che ne soffre anche ad un rischio maggiore di evoluzione verso quadri di decadimento cognitivo”.

Ma “l’infiammazione cronica si può evitare, o quantomeno ridurre. È spesso alimentata da cattivi stili di vita, inclusi una dieta eccessivamente ricca di zuccheri e grassi saturi, la sedentarietà e l’assenza di esercizio fisico, lo stress cronico e l’esposizione a sostanze tossiche quali inquinanti e fumo di sigaretta. Va sottolineato anche il ruolo del sonno”, dice Colizzi.

“L’attività fisica regolare, anche il solo camminare, può ridurre i livelli di infiammazione nel corpo. La gestione dello stress è molto importante: tecniche di rilassamento come la meditazione e la respirazione profonda hanno dimostrato di essere efficaci nell’abbassare i livelli dei marcatori infiammatori. Un sonno di qualità è fondamentale per mantenere bassi i livelli di infiammazione”, ricorda l’esperto. Inoltre “una dieta equilibrata, ricca di antiossidanti e grassi sani, come pesce ricco di omega-3, frutta, verdura fresca, noci e semi, aiuta contrastare l’infiammazione cronica”.

Un mondo fragile

Può essere utile ricordare che, stando alle stime, circa 1 persona su 4 nel mondo sarà colpita da disturbi mentali nel corso della propria vita. Solo in Italia oltre 3 milioni di persone soffrano di disturbi d’ansia, mentre circa 2 milioni convivono con la depressione. “Come Sin siamo da sempre vicini ai malati e ai loro caregiver – dichiara Alessandro Padovani, presidente della Società Italiana di Neurologia – e, in occasione della Giornata Mondiale della salute menatale, ribadiamo la necessità di un rinnovato impegno per la prevenzione e la cura delle malattie neurologiche e mentali. Dobbiamo contrastare queste malattie che continuano ad aumentare – continua Padovani – facendo registrare numeri che preoccupano. Solo per farne alcuni: oltre 7 milioni di persone soffrono di emicrania, 12 milioni di disturbi del sonno e sono oltre 2 mln le persone affette da decadimento cognitivo o demenza”.

Una società più inclusiva e solidale

Un tema, quello della risposta ai bisogni dei pazienti, caro al presidente della Repubblica: “È necessaria una rete di supporto adeguata ai bisogni delle persone con disturbi mentali, anche per sostenere le famiglie che ogni giorno si trovano ad affrontare un enorme carico emotivo e fisico. Datori di lavoro, scuole, Istituzioni e comunità hanno un ruolo cruciale perché il benessere mentale è responsabilità collettiva e ciascuno è chiamato a fare la propria parte per costruire una società più consapevole, inclusiva e solidale“, ha ricordato Mattarella.

Infine un monito: quest’anno la Giornata mondiale è dedicata ai luoghi di lavoro, dove spesso spendiamo molto del nostro tempo: viverlo nel modo migliore è importante anche per la salute psicofisica. A ricordarlo sono i medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici), in una scheda ad hoc: il “lavoro può esporre a situazioni di stress e a un carico emotivo talvolta insostenibile”, ammoniscono i dottori.

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