Tatto: l’interfaccia cervello computer che lo restituisce ai tetraplegici

tatto pelliccia gatto

La morbida setosità del pelo di un gatto che vibra mentre l’animale fa le fusa, o la rotondità fresca e liscia di una mela. I ricercatori dell’University of Pittsburgh School of Medicine e dell’Università di Chicago hanno fatto passi avanti nello sviluppo di un’interfaccia cervello-computer capace di restituire il senso del tatto alle persone con tetraplegia. A descrivere i progressi ottenuti è un lavoro su ‘Nature Communications’.

L’importanza del tatto

“Il tatto è una componente fondamentale della comunicazione sociale non verbale; è una sensazione personale, ricca di significato – ha spiegato Ceci Verbaarschot, professoressa associata di neurochirurgia e ingegneria biomedica presso la University of Texas-Southwestern, ex borsista post-dottorato presso i Rehab Neural Engineering Labs dell’Università di Pittsburgh – Permettere agli utenti dell’interfaccia cervello-computer di progettare le proprie sensazioni li aiuta a rendere l’interazione con gli oggetti più realistica e significativa, avvicinandoci sempre di più alla creazione di una neuroprotesi intuitiva e gradevole da usare”.

Nello studio sono state coinvolte tre persone con una lesione midollare che aveva compromesso la sensibilità delle mani.

University of Pittsburgh
Un momento della sperimentazione. Courtesy: University of Pittsburgh

Che cos’è un’interfaccia cervello computer

Si tratta di un sistema che converte l’attività cerebrale in segnali capaci di sostituire, ripristinare o migliorare funzioni corporee normalmente controllate dal cervello, come i movimenti muscolari. Può anche essere usata per riparare segnali sensoriali interrotti e restituire percezioni perdute stimolando direttamente il cervello.

Non più solo formicolii

A differenza degli esperimenti precedenti, in cui il tatto artificiale si traduceva in sensazioni vaghe di formicolio uguali per ogni oggetto, questa volta i ricercatori hanno permesso agli utenti dell’interfaccia di controllare direttamente i parametri della stimolazione elettrica responsabile della percezione tattile. Ciò ha consentito di restituire ai pazienti un senso del tatto personalizzato.

Così i protagonisti dello studio hanno potuto descrivere la pelliccia calda di un gatto che faceva le fusa, la superficie rigida di una chiave e la buccia fresca di una mela.

I precedenti e il tatto perfetto

In passato i ricercatori di Pittsburgh erano riusciti a far ‘restituire’ il tatto a un uomo paralizzato attraverso un braccio robotico controllato dalla mente, dimostrando che la percezione migliorava l’efficienza dei movimenti. Tuttavia stringere la mano a qualcuno produceva la stessa sensazione di sollevare una roccia. Nel nuovo studio, i soggetti sono riusciti a ‘progettare’ esperienze tattili distinte per diversi oggetti visualizzati su uno schermo, riuscendo in alcuni casi a identificarli esclusivamente sulla base della sensazione percepita.

Questa volta infatti era stato chiesto ai partecipanti di individuare una combinazione di parametri che riproducesse la sensazione di accarezzare un gatto o toccare una mela, una chiave, un asciugamano o una fetta di pane tostato, attraverso oggetti presentati in forma digitale. Quando le immagini degli oggetti venivano rimosse e occorreva affidarsi esclusivamente alla stimolazione tattile, i protagonisti sono riusciti a identificarne correttamente uno su cinque nel 35% dei casi. C’è ancora margine di miglioramento, dunque.

Come ha commentato l’autore senior dello studio, Robert Gaunt, professore associato di medicina fisica e riabilitativa presso l’Università di Pittsburgh, “abbiamo impostato questo studio con l’ambizione di arrivare sulla luna, e siamo almeno entrati in orbita”. Ma il viaggio per restituire il senso del tatto ai pazienti grazie a un arto artificiale smart appare ancora lungo.

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