L’oro ha raggiunto prezzi stellari, ma si sta rivelando anche una soluzione interessante per la medicina. Nella Giornata mondiale della salute mentale dalla ricerca italiana arriva un’interessante notizia che vede come protagonista questo prezioso metallo. Un team ha sviluppato e brevettato un nuovo dispositivo tech: uno spray nasale con nano-particelle d’oro che veicolano una cura in modo mirato nel cervello.
Il device, pensato per il trattamento di disturbi mentali e malattie neurodegenerative, è frutto del lavoro di studiosi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e dell’Università di Salerno. Ma come funziona?
Lo spray con particelle d’oro caricate di litio
Le minuscole particelle d’oro trasportano una terapia dal naso fino al cervello. Sono infatti delle micro ‘navicelle’ caricate di litio (sostanza già in uso clinico per la sindrome maniaco-depressiva, ma in formulazione orale, non priva di effetti collaterali) per trattare disturbo bipolare, patologie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer o infezioni cerebrali come quelle da Herpes Simplex Virus di tipo 1, che diversi studi hanno collegato a un maggior rischio di malattie neurologiche.
Il team italiano ha dimostrato che è possibile inibire direttamente nel cervello l’attività di un enzima che svolge un ruolo chiave nello sviluppo delle malattie ‘bersaglio’ del device (la Glicogeno Sintasi Chinasi-3 beta, GSK-3β), e questo proprio attraverso il litio veicolato da nanoparticelle d’oro somministrate per via intranasale.
La sfida: efficacia senza effetti avversi
“La nostra sfida – spiega Roberto Piacentini, associato di Fisiologia presso l’Università Cattolica e la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – è stata quella di sviluppare un dispositivo che permettesse di sfruttare le potenzialità terapeutiche del litio senza determinarne effetti avversi e che potesse essere veicolato in maniera sito-specifica evitando la somministrazione sistemica”.
Le nanoparticelle d’oro “rappresentano il tool ottimale per questo tipo di strategia”, assicura Antonio Buonerba, associato di Chimica Inorganica presso l’Università di Salerno – Possono essere funzionalizzate con glutatione che, da un lato favorisce la formazione di aggregati che entrano facilmente nelle cellule e, dall’altro, permette di legare molecole o ioni, come il litio. Una volta che gli aggregati di nanoparticelle entrano nelle cellule, il litio viene scaricato dentro le cellule, consentendo di ottenere concentrazioni terapeutiche efficaci, a fronte di basse dosi di somministrazione”.
Raggiungere direttamente il cervello ottimizza “la sicurezza del nostro nanodispositivo. L’oro, metallo inerte e che ha già dimostrato essere innocuo nei sistemi biologici, viene eliminato mediante escrezione renale limitando il suo accumulo nel cervello a seguito di somministrazioni ripetute nel tempo”, rileva Piacentini.
Un vettore versatile e la speranza contro l’Alzheimer
Dal canto suo Buonerba evidenzia la versatilità di questo nuovo vettore farmaceutico: le nanoparticelle d’oro “possono essere caricate con diversi principi attivi farmacologici e sono in grado di sfuggire alle difese cellulari biologiche, permettendo il trasporto mirato di questi verso gli specifici siti attivi fisiologici”.
Nello studio il team ha dimostrato che 5 giorni di somministrazione di nanoparticelle d’oro con glutatione e rivestite di litio “sono in grado di inibire significativamente l’attività della chinasi GSK-3β nell’ippocampo dei topi”, spiega Giulia Puliatti, primo autore dello studio insieme al Professor Buonerba. “Lo stesso trattamento ripetuto per 2 mesi comporta una significativa regressione del deficit di memoria esibito da un modello murino di malattia di Alzheimer, analizzato a livello comportamentale e molecolare”.
Questo innovativo approccio terapeutico, oggetto di brevetto depositato in Italia e all’estero, è forte di un finanziamento assegnato dalla Alzheimer’s Association (Usa) ai Professori Piacentini e Buonerba e al sostegno della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS, attraverso i fondi della Ricerca corrente.
Ma il lavoro non finisce qui: sono stati avviati studi per verificare altre possibili applicazioni di questo dispositivo e per completare la valutazione della sua sicurezza, per poi procedere rapidamente ad una sua applicazione in ambito clinico. E trattare così, in sicurezza, malattie sfidanti come quelle che minacciano la salute del nostro cervello.


