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Ssn a pezzi. Grillo: serve aumento fisso del fondo

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Un aumento fisso del fondo destinato al Servizio sanitario nazionale. Questo l’obiettivo del ministro della Salute Giulia Grillo. Non si espone spesso e volentieri. Ma ultimamente si sta facendo sentire e davanti ai numeri del Rapporto Gimbe che mostrano come ripetuti tagli, dal 2010 ad oggi, abbiano dilaniato il Servizio – 28 miliardi in 10 anni – la ministra parla chiaro: servono “fondi certi” e non “balletti di cifre” per finanziare il Ssn, altrimenti è “impossibile fare programmazione sanitaria. Questa la sfida e l’obiettivo”, sottolinea, prendendo le distanze dalla discussa clausola di invarianza finanziaria presente nel Patto della Salute, che potrebbe tradursi in 2 mld in meno da destinare al fondo, rispetto a quanto preventivato. “È irricevibile politicamente – sottolinea – ha profili di incostituzionalità. Era già presente nel precedente Patto per la Salute, ma se continuiamo a metterla chiudiamo il Servizio Sanitari Nazionale. Vorrei – ha aggiunto – un Patto per la Salute dove non vi sia questa clausola. Ho fatto un appello politico in tal senso e so che c’è una sensibilità forte da parte del ministro dell’Economia su questi temi”.

I tagli effettuati fino ad oggi sono come picconate che stanno contribuendo ad abbattere il Servizio, come sottolineato dalla Fondazione Gimbe. In particolare, a far “cadere a pezzi il Servizio sanitario nazionale” sarebbe un mix di quattro fattori: un definanziamento che ha sottratto alla sanità pubblica circa 28 miliardi dal 2010 al 2019, cure essenziali non garantite a tutti, sprechi e la progressiva crescita di fondi integrativi per ammortizzare la spesa privata per la salute. La denuncia parte proprio dalla Fondazione Gimbe il cui Rapporto è stato presentato oggi in Senato.

“Nel periodo 2010-2019 sono stati sottratti al Ssn 37 mld – precisa il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta – e, parallelamente, l’incremento del fabbisogno sanitario nazionale è cresciuto di quasi 9 miliardi”, con una differenza di 28 miliardi e “con una media annua di crescita dello 0,9%, insufficiente anche solo a pareggiare l’inflazione (+1,07%)”. “Nessuna luce in fondo al tunnel“, visto che il DEF 2019 riduce il rapporto spesa sanitaria/PIL dal 6,6% nel 2019-2020 al 6,5% nel 2021 e 6,4% nel 2022, mentre l’aumento di 8,5 mld in tre anni previsto dalla Legge di Bilancio 2019 è subordinato alle “ardite previsioni di crescita”.

Questo finanziamento pubblico, “tra i più bassi in Europa, convive paradossalmente con il paniere di Livelli essenziali di Assistenza (Lea) più ampio, garantito però solo sulla carta”, aggiunge Cartabellotta. L’elenco dei Lea, ovvero le prestazioni sanitarie che andrebbero garantite ai cittadini su tutto il territorio nazionale, hanno urgente bisogno, prosegue il presidente della Fondazione Gimbe, di “un consistente sfoltimento delle prestazioni, basato su evidenze scientifiche e princìpi di costo-efficacia per mettere fine ad un paradosso inaccettabile”. Ne è la prova, sostiene, la mancata pubblicazione del decreto tariffe in ostaggio del Mef per mancata copertura finanziaria e che non permette l’esigibilità dei nuovi Lea, “trasformando un grande traguardo politico in una cocente delusione collettiva”.

“Davanti al lento e progressivo sgretolamento della più grande opera pubblica mai costruita in Italia – conclude Cartabellotta – negli ultimi dieci anni nessun Esecutivo ha mai avuto il coraggio di mettere la sanità pubblica al centro dell’agenda politica”. Si è continuato invece a considerarla “come un mero capitolo di spesa pubblica da saccheggiare, e non una leva di sviluppo economico da sostenere”. Ed è proprio qui che intente intervenire Grillo: “sarebbe una grande conquista della politica e della società se vi fosse uno schema in base al quale l’aumento del fondo fosse fisso: altrimenti come facciamo a fare programmazione se non abbiamo risorse certe? È un ossimoro, le due cose insieme non possono andare”.

Non resta che attendere la conclusione “sicuramente entro il mese di agosto”, del nuovo Patto per la Salute 2019-21. Il documento che ridisegna la sanità pubblica e a cui sono vincolate le risorse stanziate dalla legge di Bilancio 2019, avrebbe dovuto esser terminato entro marzo. Alcuni nodi, tra cui quelli legati alla clausola finanziaria, hanno rallentato l’iter. “Gli incontri per chiudere il Patto per la Salute – ha precisato il ministro – ricominceranno a partire da lunedì a tamburo battente. Le idee sono chiare dobbiamo decidere punti realistici da portare avanti a cui dare la priorità”, ha concluso.