19 Novembre 2019

I vantaggi della cura digitale nella sanità pubblica

Fortune

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A Latina, grazie a un finanziamento del Ministero della Salute per le aree disagiate da 1,8 mln euro, è stato possibile, oltre a potenziare strutture e strumentazioni per la sanità, anche puntare sul digital health. “L’applicativo informatico su cui abbiamo investito”, dice il direttore generale dell’Asl di Latina, Giorgio Casati, “consente di tracciare il paziente e di seguirlo digitalmente. In concreto consente al medico di medicina generale di stratificare il paziente cronico (ossia il grado di severità della patologia) e di gestire pazienti affetti da più patologie croniche concomitanti. Sulla base di questa attività l’applicativo propone il percorso di monitoraggio clinico, che il medico può adattare alle caratteristiche del singolo paziente”. L’applicativo gestisce anche la terapia farmacologica, genera le ricette dematerializzate, consente di prenotare le visite previste dal piano individuale e i medici avranno il ritorno degli esiti degli accertamenti effettuati direttamente sul loro Pc. “Abbiamo promesso di prendere in carico il primo paziente, con questo sistema, il primo giugno”, dice Casati. La soluzione digitale è stata sviluppata da Vree health, “che sta facendo anche tutte le attività di configurazione, di ‘sartoria’, che rende quell’applicativo adeguato alle necessità delle nostre strutture”. 

Uno dei risultati più importanti di questo tipo di soluzioni è, di fatto, il miglioramento della pratica medica, un “accumulo e diffusione della conoscenza” che avviene sia grazie all’elaborazione dei dati generati dal sistema di tracciatura del paziente che saranno comparabili fra loro e con standard di riferimento, sia al “confronto tra professionisti” che, tramite la tecnologia del teleconsulto e la condivisione dei dati clinici dei pazienti in carico, potranno dialogare “l’uno con l’altro, con un continuo trasferimento di know-how”, quando invece, in assenza di soluzioni digitali, si ritrovano indirettamente a usare il paziente stesso per scambiarsi informazioni, quasi “come un postino”. 

L’attività di integrazione – ad esempio il collegamento con le banche dati regionali o con gli applicativi dei medici di base, “che sono tanti” – non sarebbe necessaria (basterebbe quindi la configurazione del sistema) “se ci fosse un Erp unico, senza singoli applicativi che devono parlare tra di loro”, dice Casati. Ma ciò richiederebbe scelte di Sistema per le quali non siamo ancora pronti. Di contro procede il lavoro sul Fascicolo sanitario elettronico nazionale (“ancora in fase di sviluppo, con Regioni più avanti rispetto ad altre”). Sul tema della digitalizzazione dei percorsi di cura, tuttavia, le singole strutture pubbliche hanno a disposizione estemporanei finanziamenti, ma al momento le prospettive per chi punta su iniziative statali “non sono particolarmente soddisfacenti. C’è una carenza di strategia di Sistema sulla digitalizzazione trasversale”. Il problema, in sintesi, è che mancano le risorse “per portare tutto il sistema ad avere standard di digitalizzazione minimi comuni che consentano di alimentare correttamente e sistematicamente l’Fse”, dice il direttore generale. 

L’alternativa sono le partnership con il settore privato, come aziende farmaceutiche e fornitori di servizi informatici. “Rappresentano una risorsa interessante, che può aiutare non solo a fare l’investimento iniziale ma anche a gestire il processo una volta avviato”. La convenienza “deve essere ricercata nel risultato finale. Se i pazienti vengono accompagnati e effettivamente seguono la terapia, si generano una serie di vantaggi”, dice il Dg, come “il rallentamento del percorso degenerativo dello stato di salute del paziente cronico”, quindi “minor necessità di ricoveri ospedalieri, accessi al pronto soccorso e forme di assistenza territoriale”. In questi progetti di partnership, una quota rilevante dei compensi per l’impresa deve essere definita “in base ai risultati”, ad esempio se “effettivamente c’è una riduzione dei ricoveri per diabetici”. L’impresa si assume quindi “un rischio imprenditoriale che giustifica quella partnership pubblico-privato”.  

Articolo di Alessandro Pulcini apparso sul numero di Fortune Italia di maggio 2019.

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