20 Dicembre 2019

Big pharma punta su 100 nuove professioni ‘digital’

Attilia Burke

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Dal manager della cybersecurity al data analyst, passando per il digital officer: queste alcune delle nuove figure chiave dell’industria farmaceutica 4.0. Gocce nel mare delle nuove professioni figlie della trasformazione digitale: “Abbiamo mappato le figure professionali che arriveranno nei prossimi 10 anni. Ci sono circa 100 nuove professioni”, spiega il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi sottolineando che “di alcune non abbiamo ancora completato il profilo descrittivo perché il panorama è in continua evoluzione”. Lo sa bene lui che di cambiamenti nel settore ne ha visti, in 9 anni alla guida dell’associazione delle imprese del farmaco.

Ma la digitalizzazione negli ultimi anni ha fatto da booster, e i contorni del pharma oggi vengono ridisegnati con costanza a una velocità incrementale. E c’è chi temeva che in questo vortice potessero rimanere indietro le persone. Ma “c’è stata una smentita forte perché l’occupazione è cresciuta del 10% in 5 anni. La metà degli assunti sono giovani sotto i 35 anni”, afferma Scaccabarozzi, sottolineando che si tratta di una “crescita pura”, che tiene conto anche della percentuale di lavoratori che sono andati, ad esempio, in pensione con Quota100. Inoltre, c’è stata una “riqualificazione delle persone”, che ha contribuito a creare “la cultura di miglioramento continuo”.

Nessuna ‘strage’ di posti di lavoro, dunque. Ma una rincorsa assidua di modelli al passo con i tempi. “L’automazione porta persone con qualifiche diverse”. Al posto di qualcuno ‘che impasta’, ci vorrà qualcuno che sappia usare un’impastatrice. Ed è così che il pharma, con Farmindustria, diviene il primo settore (oggi non più unico) a firmare un protocollo con il ministero dell’Istruzione e Università (Miur) per i programmi scuola-lavoro. “Vogliamo cominciare dalle scuole, dagli istituti tecnici. Non avremmo mai pensato di avere nelle nostre fabbriche, ad esempio, il digital officer”.

Assumono così un ruolo centrale figure come i data analyst: “Per noi i big data sono importanti nella ricerca ma anche nella produzione perché mettono a disposizione una quantità di informazioni in maniera istantanea, grazie alle quali, nel giro di una settimana, è possibile avere un quadro preciso che ti consente di andare in una determinata direzione, laddove prima ci sarebbero voluti anni”.

E la produzione farmaceutica italiana continua a detenere il primato in Europa. Almeno per ora. “Bisognerà vedere gli ultimi dati” commenta Scaccabarozzi spiegando come la conquista della prima posizione abbia reso la concorrenza degli altri Paesi ancora più accanita: “la competizione europea c’è: quando si diventa primi per produzione, come nel nostro caso, gli altri Paesi reagiscono e la Germania sta reagendo. Ciò che conta, tuttavia, non è essere sempre primi bensì mantenere il trend positivo”.

Continua, infatti, l’andamento con segno più per l’industria del farmaco in Italia, con gli ultimi dati Istat sull’export che segnano un +26%. Negli ultimi 10 anni, ha ricordato Scaccabarozzi, “la crescita dell’export per il settore farmaceutico in Italia ha raggiunto il +117% e molte aziende a capitale italiano si stanno internazionalizzando, andando in Paesi dove prima non c’era presenza italiana”. L’altro fronte della competizione è quello dei Paesi emergenti che “sono al lavoro per accrescere la qualità della loro produzione”. Ma “fin quando avremo questi dati di produttività – ha aggiunto – mi sento tranquillo”, ha aggiunto.

Sicuramente la stabilità politica potrebbe gioca una parte importante in questa partita. L’attuale ministro della Salute Roberto Speranza “a 100 giorni dal suo insediamento si sta già impegnando a fare molto per il settore. Ne riconosce l’importanza per il Paese”, afferma Scaccabarozzi. L’appello al governo del presidente di Farmindustria ora, va nella direzione di “una più accurata allocazione delle risorse economiche, tempi e regole certe e condivise, no a manovre e decisioni che non si basano su criteri scientifici ma solo economici come nel caso dell’equiparazione terapeutica dei farmaci”.

“Chiediamo una nuova governance per il settore ed il ministro Speranza – ha sottolineato Scaccabarozzi – ha sostenuto la necessità di un’uscita dalla dinamica dei tetti di spesa, che noi auspichiamo. Oggi ci sono aziende che, in virtù dei tetti, devono restituire fino a 100 mln l’anno e questo può addirittura rendere non conveniente il produrre e commercializzare un nuovo farmaco”.

Inoltre, ha aggiunto, “abbiamo firmato un patto con le Regioni, con una cabina di regia al ministero, che prevedeva l’individuazione di una modalità per il pagamento delle quote di payback pregresse. Chiediamo alle Regioni di fare la propria parte”.

Quanto all‘equivalenza terapeutica tra farmaci, ha rilevato il presidente di Farmindustria, “è una follia quando la si fa senza rispettare criteri scientifici; l’equivalenza deve infatti essere dimostrata e comprendo le preoccupazioni dei pazienti. Dire che due farmaci sono uguali per meri interessi e motivi economici rappresenta un male per i pazienti”.

Infine, una battuta sulla prossima scadenza del mandato alla presidenza e la possibilità di una riconferma: “Credo che il mio mandato, dopo 9 anni, si chiuderà a luglio 2020. Fino ad allora farò il meglio possibile, poi – ha concluso Scaccabarozzi – vedremo”.

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