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28 Dicembre 2019

Eli Lilly a Sesto Fiorentino, viaggio nel polo toscano dell’insulina

Fortune

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Lo stabilimento di Sesto Fiorentino di Eli Lilly Italia è diventato un esempio virtuoso di integrazione con il territorio in cui sorge l’azienda farmaceutica. Dal polo toscano esce la metà della produzione mondiale di insulina della multinazionale.

Articolo di Attilia Burke apparso sul numero di Fortune Italia di settembre 2019.

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Tre porte gialle separano il mondo esterno dall’area in cui, a Sesto Fiorentino, i minuziosi passaggi di una rigorosa catena di montaggio danno vita ai prodotti del colosso farmaceutico Eli Lilly Italia. L’edificio grigio, parte di un complesso produttivo di 83mila metri quadrati, è uno dei più grandi stabilimenti per la produzione di farmaci biotecnologici in Italia. Ma l’insulina da Dna ricombinante che esce dal polo di Sesto viaggia ben oltre il confine nazionale e per il 98% trova il suo spazio nei mercati europei ed extraeuropei. Numeri che si sono tradotti in un primato per l’azienda, riconosciuta da Farmindustria come leader in Italia tra le farmaceutiche per l’export. “Copriamo più di 70 Paesi, tutti i principali mercati nel mondo, dagli Stati Uniti, al Sud America, ma anche Russia fino alla Cina”, spiega il direttore del sito di produzione Eli Lilly Italia Cristiano Demolli. “Abbiamo una capacità produttiva di 250 milioni di cartucce di insulina e più di 75 milioni di autoiniettori per il dosaggio di questo farmaco per il trattamento del diabete”. Demolli ne parla nel giorno in cui l’azienda compie 60 anni in Italia. Sessant’anni nei quali lo stabilimento di Sesto è diventato un esempio virtuoso di integrazione con il territorio in cui sorge.  

Lilly infatti “è inserita in una rete di grandi esperienze nel mondo dell’industria farmaceutica e del life science”, afferma il sindaco di Firenze Dario Nardella. “Se noi riusciamo a proteggere, a far crescere questo ecosistema, diamo un grande apporto al sistema Paese che a mio avviso sta soffrendo l’assenza di una strategia ben chiara sulle politiche sanitarie e sulla politica dell’industria farmaceutica perché nella ricerca privata il settore farmaceutico rappresenta la punta più avanzata”. 

Con oltre 500 mln di euro investiti negli ultimi 14 anni nel sito di produzione di Sesto Fiorentino, Lilly gioca un ruolo chiave per la crescita del territorio in cui opera: con oltre 1100 dipendenti in tutta Italia, per ogni dipendente si creano almeno 6 posti di lavoro nell’indotto. “Se noi oggi bloccassimo gli stabilimenti produttivi di Eli Lilly Italia a Sesto Fiorentino, improvvisamente verrebbe a mancare la metà della produzione mondiale di insulina dell’azienda”. Un dato che “impressiona”, e che Nardella ha voluto sottolineare perché “non stiamo parlando di una grande azienda in un deserto, ma di un pilastro che ha accanto altri pilastri”. 

Nel 2018 il fatturato dell’azienda è più che raddoppiato passando da 1,4 mld di euro a oltre 2,1 mld, un successo riconducibile in parte proprio alla forte spinta dell’azienda verso la promozione di partnership pubblico-private, spiega Huzur Devletsah, presidente e ad Lilly Italy Hub. Un esempio virtuoso di questo tipo di collaborazione pubblico-privato è l’accordo da oltre 17 mln di euro raggiunto dall’azienda con le istituzioni locali e università per la costruzione di un nuovo sito industriale che completerà quello attualmente in funzione, e che “consente a tutti di avere dei vantaggi: a noi come imprese perché possiamo allargare il sito produttivo, e alle istituzioni che avranno così una nuova scuola all’interno del campus universitario”, spiega Concetto Vasta, direttore degli affari istituzionali di Lilly Italia. 

Varcando l’ingresso dello stabilimento produttivo si potrebbe avere la sensazione di trovarsi in un vasto museo di arte moderna dal soffitto indescrivibilmente alto. Ma dietro le tre porte gialle lo stabilimento si mostra nella sua vera natura. Ordinata e intonsa. Per accedere bisogna indossare tute sterili. La prima e la seconda porta fungono da ‘camera di decompressione’: l’ambiente esterno e quello interno del sito non devono entrare mai a diretto contatto. A metà tra la seconda e la terza porta una sorta di panca crea una ulteriore divisione: i copriscarpe vanno rigorosamente indossati mentre ci si siede sulla panca lasciandosi alle spalle la cosiddetta ‘area nera’, in modo che la suola delle scarpe non sfiori mai il pavimento che precede l’ingresso vero e proprio nel sito produttivo. Oltre la terza porta inizia il viaggio che accompagna quello della produzione del farmaco. Un viaggio che ogni giorno è seguito da oltre 700 dipendenti che lavorano nel sito manifatturiero. Un numero che è quasi raddoppiato rispetto alle 320 unità che vi lavoravano nel 2009, “tutte persone altamente qualificate”, sottolinea il direttore risorse umane Italy Hub Roberto Pedrina, ricordando l’elevato tasso di scolarizzazione tra le mura dello stabilimento. “Più del 50% delle persone che lavorano nel sito produttivo sono laureati”. Una forte attenzione ai dipendenti, fondato su un approccio multicuturale, è uno dei “cavalli di battaglia dell’azienda”.  

All’interno del mondo Lilly, infatti, l’Italia conquista anche un altro primato, quello di capofila di un ‘hub’ di 19 affiliate tra Italia, Russia, Europa centrale e dell’est e Israele, dove vivono 500 milioni di abitanti con 17 lingue, 5 alfabeti, 13 monete, 12 fusi orari. L’apertura alle differenze e all’inclusione è parte integrante del Dna aziendale “per favorire scambio e confronto” in “una società che ritiene le persone il patrimonio aziendale più importante, per affacciarsi alle sfide globali del futuro, forte delle esperienze diverse e complementari di tutta la sua forza lavoro”. Sul tema diversity “oltre a un ambiente multiculturale, è presente in azienda una forte componente femminile”, afferma Pedrina. “Il 45% degli occupati, contro una media del 25% dell’intero comparto manifatturiero, e il 39% dei quadri e dirigenti donna”, precisa. 

I valori e l’attività di Lilly Italia, oltre ad avere una ricaduta sullo sviluppo del territorio, mirano a impattare sul miglioramento della salute e del benessere della popolazione, spiega Gianluca D’Anzeo, direttore medico Italy Hub, fornendo una panoramica dell’attuale situazione aziendale sul fronte R&S. “Per sostenere lo sviluppo della scienza e dell’innovazione del farmaco, Lilly si sta concentrando in immunologia, diabetologia, neurologia e oncologia. Gli studi clinici attivi nel 2019 sono 74 di cui ben 9 in fase Ib/II. I trials coinvolgono oltre 300 centri e circa 1.500 pazienti”, prosegue sottolineando che l’investimento dell’azienda nel comparto ammonta a circa 15 mln di euro all’anno.   

 

Articolo di Attilia Burke apparso sul numero di Fortune Italia di settembre 2019.

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