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1 Aprile 2020

Coronavirus, in Uk un’app registra i sintomi

Carlotta Balena

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La perdita di gusto e olfatto potrebbero essere dei chiari sintomi di positività al coronavirus. Ne sono sempre più certi i ricercatori inglesi del King’s College di Londra, che per dimostrarlo hanno condotto un esperimento con milioni di cittadini usando un’app da loro sviluppata. L’app, chiamata Covid Symptom Tracker, è diventata in pochi giorni la terza più scaricata del Regno Unito. Il gruppo di ricerca del King’s College ha chiesto agli utenti di riportare autonomamente i sintomi che sentivano di avere, attraverso l’app, nello sforzo di capire con precisione quante persone potevano essere potenzialmente positive al coronavirus e quali sintomi fossero il comune denominatore tra tutti i pazienti. L’app in sé, dunque, non è uno strumento di diagnosi: bensì è un mezzo pensato dai ricercatori per raccogliere informazioni preziose sull’evoluzione del virus e per aiutare i medici con le diagnosi. Sembra che abbia funzionato: il 59% dei pazienti coinvolti nell’esperimento dell’app ha dichiarato tra i sintomi la perdita di gusto e olfatto. 

Alla data del 31 marzo, riporta il Daily Mirror, l’app Covid Symptom Tracker aveva oltre 1,8 milioni di utenti che hanno riportato informazioni sui loro sintomi. Il 59% dei 1,5 milioni di persone che si sono registrate entro il 29 marzo e che poi sono risultate positive al Covid-19 avevano precedentemente riportato sull’app il sintomo della perdita dei sensi del gusto e dell’olfatto, a fronte di un 18% di persone che poi sono risultate invece negative al coronavirus. Secondo i ricercatori, dunque, registrare questi sintomi sarebbe un “segno molto forte” a favore di una eventuale positività al coronavirus. Nell’app si possono dichiarare diversi sintomi, dalla febbre alla tosse, dalla fatica ai dolori addominali: tuttavia il sintomo che gli utenti hanno registrato di più è proprio quello della perdita dei due sensi. Tim Spector, che guida il team di ricercatori al King’s College, ha affermato che “in combinazione con altri sintomi, le persone che perdono il senso dell’olfatto e del gusto hanno tre volte più probabilità di avere contratto il Covid-19, secondo i nostri dati. E dovrebbero autoisolarsi immediatamente per ridurre il contagio”. Secondo il professore, i dati “offrono una mappa in evoluzione del contagio nel Regno Unito con due o tre settimane in anticipo rispetto al primo accesso al Sistema Sanitario Nazionale”.  

L’app è stata sviluppata dalla startup biomedica Zoe Global Limited, una spin-off del Kings College Hospital che ha ricevuto 27 milioni di dollari di finanziamento da investitori come Daphni in Francia e Accomplice a Boston. Un aspetto su cui si sta discutendo molto in questi giorni di emergenza è il fattore della privacy nell’utilizzo di app come questa, che aiutano a monitorare lo stato della crisi usando i dati degli utenti. I termini per la privacy che la startup Zoe ha realizzato per l’app dichiarano che i dati degli utenti verranno usati solo dai ricercatori ma tuttavia c’è una nota che aggiunge come questi dati possano andare anche fuori dalla Ue, in condivisione con altri partner. La linea tra la necessità di contribuire al contenimento della crisi e la protezione dei propri dati è sempre più sottile. Dalla startup, ad ogni modo, assicurano che il trattamento dei dati personali dell’app è “in linea con il Gdpr europeo”. 

Allo sviluppo del Covid Symptom Tracker hanno partecipato i ricercatori del Kings College Hospital, in collaborazione con Guy’s and St Thomas’ NHS Foundation Trust, e il NIHR Biomedical Research Centre. L’app sarà presto messa a disposizione anche negli Usa, dove il gruppo di ricercatori ha già preso contatti con i colleghi del Massachusetts General Hospital. 

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