Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement
Inventjis

Vaccini Covid e ritardi, il nodo dei brevetti

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Se i vaccini contro Covid-19 arrivano in Italia (ma anche in altri Paesi europei) col contagocce, di pari passo con l’annuncio di azioni legali si fa sempre più numeroso il coro di quanti chiedono agli Stati del Vecchio continente (e non solo) di superare il nodo dei brevetti. Con l’obiettivo di coinvolgere più aziende e accelerare la produzione di vaccini, senza che a risentirne sia la qualità dei prodotti.

 

L’appello di Medici Senza Frontiere (Msf), che già a dicembre (ben prima che si manifestassero problemi di fornitura), esortava i Paesi a raggiungere un accordo sulla proposta di India e Sudafrica di sospendere la proprietà intellettuale sui prodotti salvavita in pandemia, è stato rilanciato da numerosi esperti, fra cui il fondatore di Emergency Gino Strada. E oggi il ‘Mattino’ ospita una lucida analisi del celebre farmacologo Silvio Garattini.

 

“Il caos Pfizer e ora anche AstraZeneca era ampiamente prevedibile. Non possiamo ragionare con la logica di Amazon: clic, ordino e mi arriva il vaccino. Non funziona così”, spiega il fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano.

 

“Da noi servono 120 milioni di dosi, e se anche queste aziende rispettassero le consegne pattuite, avremmo vaccini per circa 38 milioni di italiani entro la fine dell’anno, il che non ci permette di raggiungere l’immunità di gregge. Bisogna cercare in fretta altre soluzioni”. Tenendo a mente che “produrre vaccini è complicatissimo e ragionare come fossero banchi a rotelle è sbagliato”.

 

La soluzione prospettata da Garattini è chiara: “Se ci sono ragioni importanti di salute pubblica gli Stati possono chiedere o pretendere la licenza del farmaco per produrlo in grosse quantità. L’Italia, l’Europa possono chiederlo. In un momento di grandi difficoltà bisognerebbe avere il coraggio di abolire i brevetti sui farmaci salva-vita come i vaccini”.

 

“Difendere il monopolio significa non considerare i farmaci e i vaccini contro Covid-19 beni pubblici mondiali”, ha dichiarato Yuan Qiong Hu, coordinatore della Campagna per l’accesso ai farmaci di Msf. “In questo momento storico senza precedenti, i governi dovrebbero collaborare per l’interesse comune in tutto il mondo”.

 

La proposta Msf per la sospensione della proprietà intellettuale, se adottata, consentirebbe ai Paesi di non concedere brevetti o e altre forme di esclusività che impediscano la produzione e la fornitura di strumenti medici per la lotta a Covid-19. E faciliterebbe una maggiore collaborazione per lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di questi strumenti senza i vincoli imposti da interessi commerciali.

 

Oppure si potrebbe ricorrere alla produzione su licenza. In questo caso, compensando la società titolare del brevetto, occorrerebbe coinvolgere  aziende e laboratori farmaceutici certificati, per garantire una massiccia produzione di vaccini fino a emergenza pandemica conclusa.

 

Negli ultimi mesi alcuni studi hanno dimostrato come la proprietà intellettuale abbia ostacolato o ostacolerà la produzione e la fornitura di strumenti medici e diagnostici, cure e vaccini necessari per rispondere alla pandemia.

 

Ad esempio, a causa della proprietà intellettuale su macchinari e reagenti, il Sudafrica ha avuto difficoltà ad approvvigionarsi dei reagenti chimici necessari per i test diagnostici contro Covid-19.

 

C’è anche da considerare che la ricerca che ha ci portato – per la prima volta nella storia – ad avere i primi vaccini contro Covid ad appena un anno dall’inizio della pandemia è stata possibile anche grazie a ingenti risorse pubbliche e finanziamenti filantropici.

 

Quanto all’expertise, la buona notizia è che l’Italia vanta numerose aziende specializzate nella produzione di vaccini (e farmaci) in conto terzi.

 

Nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Fidia Farmaceutici Carlo Pizzocaro, ha assicurato la disponibilità della sua azienda in tal senso. Precisando però a ‘Che giorno è’ su Rai Radio1 che, per avviare una produzione in conto terzi di un prodotto sofisticato come un vaccino, occorrono alcuni mesi. Dunque non c’è tempo da perdere.

Masmec health
Ibsa Box
fujifilm

Leggi anche

I più letti