Vaccini Covid, in campo Sanofi, AstraZeneca e Reithera

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Il grande business dei vaccini anti-Covid vede l’ingresso di un nuovo ‘giocatore’. Il tutto mentre si avvicina il via libera europeo al siero AstraZeneca. E il cammino del candidato vaccino ‘made in Castel Romano’ decolla, forte del sostegno di Invitalia. Ma che sta succedendo? Se il colosso Usa Pfizer vive settimane difficili ed è sotto attacco in Italia ed in Europa, dalla Francia Sanofi arriva in suo soccorso. Ha fatto scalpore l’annuncio dell’amministratore delegato del gruppo farmaceutico francese, Paul Hudson: in un’intervista a ‘Le Figaro’, ha spiegato che “Sanofi aiuterà la Pfizer/BioNTech nella produzione di oltre 100 milioni di dosi di vaccini anti-Covid da qui alla fine dell’anno”.

 

L’azienda francese, che lavora da mesi allo sviluppo di ben due vaccini contro il virus pandemico (ma non è fra quelle del gruppo di testa), fa sapere di aver studiato le diverse opzioni possibili prima di rivolgersi a Pfizer/BioNTech. “Abbiamo firmato un accordo martedì“, ha detto Hudson, per produrre il vaccino. Occorrerà però ancora qualche mese di preparazione. Il piano è quello di utilizzare lo stabilimento Sanofi di Francoforte, in Germania per confezionare il prodotto che “verrà fornito da Pfizer-BioNTech a partire da luglio”.

 

Quanto ad AstraZeneca, a pochi giorni dal via libera dell’Ema (Agenzia europea dei medicinali), si infiammano le polemiche sui (già annunciati) ritardi delle consegne di vaccini. Polemiche che hanno portato a una dura replica del Ceo (amministratore delegato) Pascal Soriot. In un’intervista con ‘Repubblica’ e i giornali dell’alleanza Lena, Soriot ha precisato che “Uk e Ue hanno due catene produttive diverse e al momento quelle britanniche sono più efficienti perché sono partite prima. In ogni caso, sia chiaro: non c’è alcun obbligo verso l’Unione europea. Nel nostro contratto c’è scritto chiaramente: “best effort“, ossia “faremo del nostro meglio”.

 

“Abbiamo deciso di utilizzare questa formula nel contratto perché all’epoca l’Ue voleva avere la stessa capacità produttiva del Regno Unito, nonostante il contratto sia stato firmato tre mesi dopo. Così abbiamo detto: ‘Ok, faremo del nostro meglio, faremo il possibile, ma non possiamo impegnarci contrattualmente perché abbiamo tre mesi di ritardo rispetto al Regno Unito’. Non è dunque un obbligo contrattuale, ma un impegno a fare il massimo. Perché sapevamo che sarebbe stato difficile e difatti ora abbiamo un po’ di ritardo”. Insomma, il problema è che l’Ue si è mossa tardi.

 

In ogni caso, assicura Soriot, “appena avremo l’approvazione dell’Ema, nei giorni successivi invieremo subito 3 milioni di dosi in Ue, poi ci sarà un’altra fornitura corposa nella settimana successiva e così nella terza e quarta settimana del prossimo mese”. L’obiettivo, aggiunge, è recapitare all’Unione europea 17 milioni di dosi di vaccini entro la fine di febbraio. Di cui circa 3 milioni in Germania, 2,5 circa in Italia e due in Spagna.

 

Quanto ai dubbi sull’efficacia del vaccino AstraZeneca negli anziani, ad alimentarli ci ha pensato la direttrice esecutiva dell’Ema, Emer Cooke. “Gli studi che sono stati fatti e sono stati inclusi negli studi finora hanno una quantità molto ridotta di popolazione anziana, che è quello che viene discusso nei media al momento”. Il comitato “potrebbe decidere, ma non voglio pregiudicare alcuna decisione, per un’autorizzazione focalizzata su una particolare fascia di età o per una fascia più ampia di età”.

 

In questo quadro, in effetti un po’ confuso, si fa più definito il cammino del vaccino italiano sviluppato da Reithera. Il Cda di Invitalia ha infatti approvato il contratto presentato da Reithera che finanzia un investimento industriale e di ricerca da 81 milioni di euro. Gran parte, 69,3 milioni, sarà destinato alle attività di ricerca & sviluppo per la validazione e produzione del vaccino anti-Covid. La restante quota (11,7 milioni) sarà utilizzata per ampliare lo stabilimento di Castel Romano (Roma), dove sarà prodotto il siero.

 

Le agevolazioni concesse ammontano a circa 49 milioni di euro: 41,2 milioni a fondo perduto e 7,8 milioni di finanziamento agevolato. Mentre la capacità produttiva prevista a regime sarà di 100 milioni di dosi all’anno. Si prevedono, inoltre, 40 nuove assunzioni. E Invitalia acquisirà una partecipazione del 30% del capitale di Reithera.

 

Ma a che punto è la ricerca? Questo candidato vaccino (anche grazie ad un finanziamento della Regione Lazio ed in collaborazione con l’Inmi Spallanzani), ha concluso con successo ai primi di gennaio la fase I, e inizierà a febbraio la fase due. Se tutto andrà bene la sperimentazione potrebbe concludersi a giugno. Dunque l’estate potrebbe vedere un nuovo ingresso (tutto italiano) in partita.

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