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Covid e scuola, il silenzio delle città senza ragazzi

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scuola chiusa Covid

C’era una volta prima di Covid – la ressa sul bus per arrivare a scuola, con i ragazzi assiepati zaino contro zaino, e le persone anziane che a volte protestavano, più spesso sopportavano ricordando la propria giovinezza. C’erano una volta il vocio e le risate giovani, gli scherzi, le corse per arrivare prima della campanella.

C’era una volta il suono della campanella e, subito prima di entrare a scuola – per i più grandi – il cappuccino al bar con gli amici. C’era una volta il messaggino in chat per trovarsi in anticipo davanti al portone e controllare la versione, o un risultato di matematica. C’era una volta il pomeriggio a fare i compiti a casa di un compagno. C’era una volta il compagno di banco. C’era una volta l’ansia per un compito in classe.

Adesso in tante città d’Italia la corsa delle varianti di Covid-19 ha portato alla stessa (identica) soluzione adottata un anno fa, all’inizio della pandemia: chiudere la scuola. Così, in barba ai banchi a rotelle, alle forniture di mascherine (e che mascherine!), al distanziamento, alle finestre aperte, all’igienizzazione delle aule e alle tante promesse, la scuola chiude ancora una volta.

Addio alle lezioni in presenza, si torna all’odiata (da genitori, alunni e insegnanti) Dad. E così le interrogazioni si faranno davanti allo schermo di un computer, magari con gli occhi chiusi (è capitato) per non sbirciare libri e appunti. I compiti di matematica diventano lampo, con cronometro alla mano, per non avere fisicamente il tempo di copiare o farsi suggerire (in chat). E i professori torneranno ad aguzzare l’ingegno per riuscire a valutare la preparazione dei loro alunni (tranne i docenti di greco, che ancora sono perfettamente in grado di capire chi ha copiato e chi no).

Dopo più di un anno di pandemia, la scuola – ancora una volta – è la prima a pagare il prezzo dell’effetto varianti, dei comportamenti degli adulti e dei ritardi nella campagna di vaccinazione. E le città in zona arancione scuro e rossa diventano silenziose: le voci dei nostri ragazzi si sono spente, ancora una volta dietro a un computer. Ma non si era detto che occorreva fare di tutto per tenere aperta la scuola? Ed è stato fatto davvero di tutto?

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