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Vaccino in azienda, a che punto siamo

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vaccino

Il prossimo 6 aprile potrebbe rappresentare il giro di boa per definire i criteri della somministrazione del vaccino anti-Covid in azienda. Subito dopo Pasqua infatti il ministro del Lavoro Andrea Orlando incontrerà le parti sociali per discutere di come, dove e quando procedere con l’immunizzazione dei dipendenti del settore privato che vogliano sottoporsi all’inoculazione del vaccino contro il coronavirus.

Con l’obiettivo di mettere in campo anche la forza vaccinale dei medici aziendali, i “medici competenti” come si dice in gergo, per accelerare ulteriormente la campagna nazionale, così come previsto dal Piano del Commissario Figliuolo.

L’incontro potrebbe essere uno di quelli “lineari”, dal momento che sia i medici d’azienda sia i sindacati dei lavoratori sono favorevoli a questa idea.
L’Associazione nazionale medici d’azienda e competenti (Anma) aveva già stilato un disciplinare tecnico per poter regolare le attività di vaccinazione all’interno delle imprese. Diversi i punti presi in esame. Dalla libertà di scelta del medico competente rispetto alla somministrazione del vaccino, alla sua eventuale retribuzione per questo specifico servizio, allo scudo penale per gli eventuali eventi avversi che dovessero verificarsi sui neo vaccinati a seguito della somministrazione.

La stessa Confindustria aveva espresso parere favorevole alle vaccinazioni aziendali, tanto che sarebbero già 7.500 le aziende che avrebbero dato disponibilità in tal senso a livello nazionale. E sarebbero già più d’una le Regioni ad avere fatto altri passi in avanti. Come il Veneto e la Lombardia. Nel territorio della Rosa Camuna, Regione, Confindustria, Associazione nazionale medici del lavoro e Confapi hanno infatti definito un protocollo comune per le vaccinazioni in azienda. L’iter sarebbe il seguente: a supervisionare il processo vaccinale ci sarebbe l’Ats, i vaccini sarebbero forniti dal Sistema sanitario regionale e la somministrazione verrebbe effettuata dal medico d’azienda.

Ma per evitare che si verifichi il solito disallineamento all’italiana tra Regioni, Cisl chiede che si definisca un protocollo nazionale che sia poi seguito dalle singole Regioni.

Occorrerà poi fare in modo che tutte le aziende possano scegliere se aderire o meno a questo progetto, proprio per non discriminare tra le realtà più grandi, ragionevolmente più capaci di avere a disposizione spazi adeguati e personale capace di gestire i diversi momenti della vaccinazione, dalla ricostituzione delle dosi a partire dalle fiale multi-dose, all’anamnesi del dipendente, alla prescrizione da parte del medico, e arrivando poi all’inoculazione e all’osservazione nei 15-20 minuti successivi per accertarsi che non si verifichino eventi avversi.

Per non parlare poi degli aspetti burocratici che comprendono anche la comunicazione dei dati dei dipendenti vaccinati all’Asl di competenza.
Non più tardi del 25 marzo scorso, dopo un primo incontro tra le parti sociali, il ministro della Salute Roberto Speranza e il ministro Orlando, quest’ultimo aveva dichiarato: “Abbiamo pensato a un meccanismo di adesione che consenta alla singola azienda, o più aziende assieme, di aderire senza prevedere il requisito minimo di carattere dimensionale. Tuttavia, la campagna potrebbe essere più agevole, articolandola per le aziende medie, quelle fra 50 e 249 dipendenti, e le aziende di grandi dimensioni, quelle fra i 250 e più dipendenti. Le ultime infatti essendo più strutturate, avrebbero una maggiore capacità di rispettare gli standard minimi di agibilità”.

E la linea d’azione potrebbe essere dettata proprio dal disciplinare di Anma. Secondo la quale le aziende potrebbero vaccinare al proprio interno solo se dotate di spazi adeguati a tutte le fasi della vaccinazione. In caso contrario, dice Anma, si potrebbe optare per spazi allestiti appositamente nei pressi dell’azienda per esempio attraverso tensostrutture. O, ancora, si potrebbe prevedere l’individuazione di spazi più ampi dove più aziende potrebbero riservare dei corner personali dove condurre le vaccinazioni di ciascuna realtà industriale.

Resterà poi da chiarire quali vaccini potranno essere somministrati. Se quelli che necessitano di una conservazione a temperature più basse, per intenderci i vaccini di Pfizer e Moderna, o quelli per i quali basta una temperatura di frigorifero, come quello di Astrazeneca e il prossimo vaccino monodose di Johnson & Johnson, in arrivo dopo metà aprile. Tutte domande che potrebbero trovare una risposta a chiusura dell’incontro post-pasquale.

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