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Covid, Inter e il rischio di boom di positivi

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Ombre di pandemia da Covid-19 sulla grande festa dell’Inter Campione d’Italia. “Non sono un tifoso, ma un amante del calcio sì. E quello che abbiamo visto ieri non può non preoccupare: il Coronavirus è ancora fra noi, e gli effetti reali degli assembramenti di ieri probabilmente li vedremo a metà maggio, insieme a quelli delle riaperture“. E’ il pacato commento di Roberto Cauda, direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma, all’indomani delle manifestazioni della tifoseria nerazzurra per il 19mo scudetto.

Cauda indica due scadenze da tenere d’occhio: metà e fine maggio. A parlare saranno i numeri della pandemia di Covid-19.

Bisogna anche dire che l’esperto – che è stato anche componente della Commissione medica della Figc che aveva proposto le linee guida per la ripresa del calcio – non ci sta a prendersela solo con i tifosi. “Come tanti italiani sono interessato al calcio, e come tanti italiani vorrei che questa pandemia finisse. Certe cose non sarebbero dovute accedere. Ma non sono solo le manifestazioni della tifoseria nerazzurra a preoccupare: nel fine settimana abbiamo visto assembramenti un po’ ovunque”.

“Il ritorno negli stadi è, in fondo, un ritorno alla normalità. Ma tutto ciò che non rispetta le regole è un elemento di preoccupazione. E non si possono ancora fare deroghe, perché il virus non fa sconti”. Cosa dire, dunque, a quanti dopo le immagini di festa di ieri hanno parlato di ‘variante nerazzurra’?

Per Cauda, come abbiamo visto, ci sono due scadenze da tener d’occhio: metà e fine maggio. “A metà maggio vedremo gli effetti delle riaperture e, a livello locale, degli assembramenti della tifoseria nerazzurra, là dove l’Inter è più seguita. Mentre a fine maggio, se la campagna vaccinale riuscirà stabilmente ad assicurare l’immunizzazione di 1 milione di persone ogni due giorni, e magari anche di più, dovremmo iniziare a vedere gli effetti dei vaccini sull’andamento del virus”. Tra vaccinati e guariti ora, calcola l’esperto, abbiamo un 30% di ‘coperti’, dunque c’è ancora un 70% di italiani suscettibili all’infezione.

Insomma, in questo momento è in corso una lotta tra l’impatto dei vaccinati sulla corsa del virus e la capacità del Coronavirus di diffondersi, chiarisce l’infettivologo. Solo il rispetto delle misure può frenare questa corsa, mentre si vaccina.

“La buona notizia è che anche una sola dose di vaccino ha un effetto, come ci dicono i numeri della Gran Bretagna e di Israele. Poi va fatta la seconda dose per avere una protezione più compiuta. Ma l’idea di vaccinare il più rapidamente possibile un numero maggiore di persone è quella giusta: si riduce la circolazione del virus”.

Ma qual è il quadro della pandemia di Covid in Italia? “In generale l’indice Rt è ancora sotto 1, c’è stata una riduzione del numero di casi per 100 mila abitanti, gli ospedali sono meno affollati nell’area medica e ieri, per la prima volta, c’è stato un dato significativamente più basso di decessi. Un dato da prendere con cautela, perché ‘una rondine non fa primavera’ e dunque aspettiamo di capire se si consolida. Ma vedere un numero simile per la prima volta in sette mesi fa ben sperare”, confida Cauda.

Ora non ci resta che attendere la fine della prossima settimana per capire se la ‘variante nerazzura’ e l’effetto delle riaperture resteranno (solo) uno spauracchio.

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