Quegli insospettabili 740.000 tumori da alcol

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Che l’alcol rappresenti un importante fattore di rischio per una serie di tumori è informazione ormai acquisita da tempo. Ma adesso, uno studio mondiale, appena pubblicato su Lancet Oncology, rilancia con forza l’argomento, quantificandone con precisione l’impatto.

La ricerca, firmata da esperti dello Iarc (International Agency for Research on Cancer), di università canadesi, olandesi, tedesche e russe e dell’American Cancer Society, ha correlato il consumo di bevande alcoliche a oltre 740 mila nuovi casi di tumore diagnosticati nel 2020; si tratta soprattutto di tumori dell’esofago (circa 190 mila), del fegato (circa 155 mila) e della mammella (oltre 98 mila), seguiti da tumori del colon retto, della bocca e della gola.

In pratica il 4% di tutti i casi di tumore registrati lo scorso anno sarebbe dovuto all’alcol. E questo eccesso di casi, dominato dall’universo maschile (il 77% di questi tumori sono stati registrati nei maschi), non è legato solo ad un abuso evidente di alcol; gli autori hanno infatti calcolato che al bere ‘moderato’ (fino ad un massimo di due drink al giorno) possono essere imputati circa 103 mila nuovi caso di tumore nel 2020, ovvero 1 su 7 (il 14%) di tutti quelli correlati all’alcol.

Particolarmente colpite da questi tumori alcol-relati sono le regioni dell’Estremo Oriente e quelle dell’Europa dell’Est e Centrale. Per quanto riguarda le singole nazioni, gli estremi sono rappresentati dalla Mongolia (i tumori correlati all’alcol qui sono il 10% del totale) e dal Kuwait (0% di tumori alcol-correlati).

Per l’Italia si stima che i tumori associati al consumo di bevande alcoliche rappresentino il 2,6% del totale (il 3,4% tra i maschi). Per quanto riguarda le donne, il tributo maggiore ai ‘tumori da drink’ viene pagato dai Paesi dell’Europa dell’Est e Centrale (3% di tutti i tumori), di Australia e Nuova Zelanda (3% di tutti i tumori); sul fronte maschile, lo scotto più alto è pagato dalle regioni dell’Estremo Oriente (i tumori alcol-relati qui sono il 9% di tutti i tumori) e dell’Europa Centrale e dell’Est (8%).

“Una serie di evidenze – afferma commenta Harriet Rumgay dello Iarc – suggerisce che la pandemia di Covid-19 ha aumentato i consumi di alcol in diverse nazioni. Il nostro studio mette in evidenza come anche un consumo moderato di alcol si traduca in un importante fattore di rischio per cancro; la buona notizia è che piccoli cambiamenti nei consumi del pubblico possono avere un impatto positivo sui futuri tassi di tumori”.

L’alcol, per quanto possa apparire piacevole sotto forma di un gustoso aperitivo o di un profumato bicchiere di vino, è tossico per le cellule del nostro organismo; può danneggiare il Dna e influenzare la produzione di alcuni ormoni che, a loro volta, contribuiscono ad un aumentato rischio di tumore. L’alcol può inoltre potenziare gli effetti negativi di altri fattori di rischio, primo tra tutti il fumo.

Gli autori dello studio appena pubblicato hanno correlato i consumi di alcol pro capite del 2010 (considerando che dieci anni fossero un lasso di tempo sufficiente per vederne gli effetti sulla salute) con i nuovi casi di tumore registrati nel 2020. Per assunzione ‘moderata’ di alcol è stato considerato un consumo di 0,1-20 grammi di alcol al giorno (l’equivalente di un massimo di due drink al giorno), per consumo rischioso quello di 20-60 grammi di alcol al giorno (2-6 drink al giorno), infine per consumo pesante 60 grammi o più al giorno.

“È necessario – sostiene la Rumgay – far conoscere alla gente e alla classe politica questo legame tra consumo di alcol e rischio tumorale; e per limitare l’impatto dell’alcol sulla salute sarebbe utile implementare su larga scala politiche volte a ridurre la disponibilità delle bevande alcoliche e aumentarne la tassazione; proponiamo inoltre di mettere in etichetta anche un warning sui rischi per la salute“.

E se da una parte la responsabilità dell’alcol come causa di tumori potrebbe essere sovrastimata in quei Paesi ancora alle prese con un alto tasso di infezioni da virus dell’epatite C e B, dall’altra – fa notare in un editoriale di commento la professoressa Amy C. Justice, della Yale University (Usa) – almeno un quarto degli acquisti di alcol non vengono catturati dai dati ufficiali, fatto questo che rende difficile una precisa stima dei dati di vendita.

Insomma il problema esiste e non è per nulla trascurabile. Neppure quando si ha l’impressione di non esagerare. Prudenza e consumo sporadico, possibilmente evitando le bevande ad alta gradazione alcolica, possono rappresentare un valido compromesso tra il rischio e il piacere.

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