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Covid, impennata dei casi e ricoveri in risalita

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Covid

Brusca impennata dei casi di Covid-19 in Italia, che raddoppiano rispetto alla settimana precedente. E primi segnali di risalita anche per ricoveri e terapie intensive. Mentre le prime dosi di vaccino restano ‘al palo’, e ancora 2,2 milioni di over 60 sono scoperti.

Insomma, come ampiamente previsto, la variante Delta sta segnando anche l’andamento del contagio nel nostro Paese. E cominciano a farsi sentire anche i temuti effetti degli Europei di calcio.

Non è tranquillizzante l’esito del monitoraggio della Fondazione Gimbe: nella settimana 14-20 luglio si rileva un’impennata dei nuovi casi (19.390 vs 8.989, +115%) e un’inversione di tendenza sul fronte ospedaliero, con un +6% di ricoveri e +5% di terapie intensive. Ancora in calo i decessi (-27%).

Dopo oltre tre mesi di decremento, si registra invece un’inversione di tendenza dei casi attualmente positivi (49.310 vs 40.649), delle persone in isolamento domiciliare (47.951 vs 39.364), dei ricoveri con sintomi (1.194 vs 1.128) e delle terapie intensive (165 vs 157).

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:
Decessi: 76 (-26,9%)
Terapia intensiva: +8 (+5,1%)
Ricoverati con sintomi: +66 (+5,9%)
Isolamento domiciliare: +8.587 (+21,8%)
Nuovi casi: 19.390 (+115,7%)
Casi attualmente positivi: +8.661 (+21,3%)

“Sul fronte dei nuovi casi – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – si registra un netto incremento settimanale, verosimilmente sottostimato da un’attività di testing insufficiente e dalla mancata ripresa del tracciamento dei contatti, reso ora più difficile dall’aumento dei positivi. Nella settimana 14-20 luglio in tutte le Regioni si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi rispetto alla precedente e sono ben 51 le Province in cui negli ultimi 14 giorni si rileva un incremento settimanale dei nuovi casi superiore al 20% e che negli ultimi sette giorni registrano un valore assoluto di almeno 50 nuovi casi. Continuano a scendere i decessi, 76 nell’ultima settimana, con una media di 11 al giorno rispetto ai 15 della settimana precedente”. Ma ormai sappiamo che questo dato è l’ultimo a salire, settimane dopo la ripresa della corsa dei casi di Covid-19.

“Dopo 14 settimane di riduzione degli indicatori ospedalieri – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione Gimbe – si registra un’inversione di tendenza con lieve incremento dei ricoveri in area medica e in terapia intensiva, dove l’occupazione di posti letto da parte dei pazienti Covid rimane per ora molto bassa, intorno al 2%”.

Tutte le Regioni registrano valori inferiori al 10% per l’area medica e al 5% per le terapie intensive: 7 le Regioni che non contano pazienti Covid in area critica. “Si conferma un ulteriore lieve incremento – spiega Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione Gimbe – degli ingressi giornalieri in terapia intensiva: la media mobile a 7 giorni è di 10 ingressi/die rispetto ai 7 della settimana precedente”.

In questo quadro come va la campagna vaccinale? Al 21 luglio (aggiornamento ore 6.10) sono state consegnate 66.462.630 dosi: dopo il picco di consegne della settimana 28 giugno-4 luglio (5.669.727 dosi), nelle due settimane successive le forniture settimanali si sono attestate intorno a 2,6 milioni di dosi. Anche senza il mancato aggiornamento delle consegne previste (ultimo update: 23 aprile) è realistico prevedere che nel terzo trimestre arriveranno solo vaccini a mRna, visto l’imminente tramonto di quelli a vettore adenovirale e il mancato superamento dei test clinici da parte di CureVac.


Al 21 luglio (aggiornamento ore 6.10) il 62,1% della popolazione (36.767.656) ha ricevuto almeno una dose di vaccino anti-Covid (+724.981 rispetto alla settimana precedente) e il 47,4% (28.072.581) ha completato il ciclo vaccinale (+3.270.882 rispetto alla settimana precedente). Stabile nell’ultima settimana anche il numero di somministrazioni (n. 3.857.622), con una media mobile a 7 giorni di 549.282 inoculazioni/die.

“Il numero di somministrazioni giornaliere – precisa Cartabellotta – stabile ormai da settimane, non decolla nonostante il potenziale organizzativo, per il mancato utilizzo dei vaccini a vettore adenovirale e la limitata disponibilità di quelli a mRna”. In particolare, AstraZeneca non viene più somministrato per le prime dosi, come dimostra il fatto che nell’ultima settimana il 99,3% delle somministrazioni sono stati richiami; le somministrazioni di Johnson & Johnson sono ormai sporadiche (nell’ultima settimana in media 3 mila al giorno); infine, non disponiamo di un numero di dosi di vaccini a mRna sufficiente ad ampliare la platea dei vaccinandi.

“In questo scenario – spiega Mosti – continua a scendere la percentuale di prime dosi sul totale delle dosi somministrate: da oltre 2,9 milioni di prime dosi della settimana 7-13 giugno (74% del totale) sono precipitate a 583 mila della settimana 12-18 luglio (15% del totale), con una riduzione complessiva dell’80,3%”.

Quanto alla copertura degli over 60, l’88% ha ricevuto almeno una dose di vaccino, con un incremento settimanale irrisorio a livello nazionale (+0,4%) e nette differenze regionali: mentre Puglia, Umbria, Lazio, Lombardia e Toscana hanno superato il 90%, la Sicilia rimane ferma al 79%.

Over 80: degli oltre 4,4 milioni, 4.098.799 (91,5%) hanno completato il ciclo vaccinale e 132.157 (2,9%) hanno ricevuto solo la prima dose.
Fascia 70-79 anni: degli oltre 5,9 milioni, 4.781.739 (80,2%) hanno completato il ciclo vaccinale e 513.802 (8,6%) hanno ricevuto solo la prima dose.
Fascia 60-69 anni: degli oltre 7,3 milioni, 5.061.234 (68%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.144.838 (15,4%) hanno ricevuto solo la prima dose.


Insomma, a fronte della diffusione della variante Delta, che si avvia a diventare prevalente, continuano a preoccupare i quasi 4 milioni di over 60 a rischio di malattia grave non coperti dalla doppia dose di vaccino. Ben 2,15 milioni (12%) non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose con rilevanti differenze regionali (dal 21% della Sicilia al 6,9% della Puglia) e 1,79 milioni (10%) sono in attesa di completare il ciclo con la seconda dose.

Insomma, resiste lo zoccolo duro degli over 60 che proprio non ci pensa al vaccino anti-Covid. “L’incremento delle coperture rispetto alla scorsa settimana – puntualizza Gili – è quasi esclusivamente legato al completamento di cicli vaccinali: in altri termini, continua a stagnare il numero di over 60 che ricevono la prima dose, segno di una persistente esitazione vaccinale in questa fascia di età”.

Peraltro, il trend di somministrazione delle prime dosi per fasce di età conferma l’appiattimento delle curve degli over 80 e delle fasce 70-79 e 60-69 e una flessione per tutte le altre classi d’età. Un andamento prevedibile, considerato il periodo di ferie.

Ma c’è di più: la scelta di puntare tutto sui vaccini a mRna ha influito sulla campagna vaccinale, e l’andamento della pandemia di Covid-19 non può che allarmare, considerato che ad essere scoperti, oltre ai giovanissimi, sono ancora milioni di soggetti a rischio. Evidentemente inconsapevoli, nonostante tutto, del fatto che la pandemia non è finita.

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