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Manovra bocciata da medici e infermieri

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La manovra Draghi, approvata senza modifiche in Commissione Bilancio, passa all’aula per l’avvio dell’esame. La richiesta di fiducia da parte del governo è attesa in giornata, poi i lavori di Montecitorio si dovrebbero interrompere per 24 ore. Dopo il voto sulla fiducia, il via libera definitivo potrebbe arrivare tra il 30 e il 31 dicembre.

Ma il provvedimento nelle scorse ore ha incassato la bocciatura dei medici Anaao e degli infermieri Fnopi, che si sentono dimenticati e puntano il dito sulle condizioni di lavoro massacranti vissute in questi due anni di pandemia.

La manovra “non ha dimenticato niente e nessuno – denuncia l’Anaao Assomed –  se non i medici e i dirigenti sanitari pubblici e le loro condizioni di lavoro che diventano, ogni giorno che passa, sempre più insopportabili, da un punto di vista umano e professionale, con turni massacranti. Nella solita serie di emendamenti a pioggia, dai tavolini gratis al bonus villette fino agli specializzandi per le cliniche private, non c’è traccia di provvedimenti volti a rispondere al grido di dolore che alimenta fughe di massa dagli ospedali, da Firenze a Nuoro, o a intervenire su organici drammaticamente ridotti al lumicino, al punto da mettere a rischio la capacità stessa del sistema sanitario di resistere alla nuova ondata. E questo mentre il Paese fa i conti con l’incremento di contagi e di occupazione di posti letto in area medica ed in terapia intensiva, in attesa dello sconquasso ipotizzato per l’arrivo della variante Omicron”.

A giudizio dell’Anaao, la insufficiente attenzione verso queste problematiche equivale a non vedere le criticità della sanità pubblica, ad esse strettamente intrecciate. Non serviranno lacrime di coccodrillo, o tardivi allarmi sulla “tragedia” rappresentata dalla carenza di medici. Servono, ora, fatti, cioè “maggiori retribuzioni, riduzione di tempi e ritmi di lavoro, aumento del personale occupato, coinvolgimento nella governance dei processi clinici, fine della attesa infinita di un Ccnl scaduto prima della firma. Servono, in sostanza, interventi giuridici ed economici”.

“Altrimenti – è la minaccia non poi così velata – i medici potrebbero considerare non pessima la alternativa di lasciare ospedali e ambulatori dicendo basta ai turni eccessivi, basta al lavoro oltre l’orario contrattualmente dovuto, basta a fare in tre il lavoro di sei. E, finalmente, godersi 5 milioni di giornate di ferie accumulate, recuperare 10 milioni di ore di straordinario arretrate, passare più tempo con le proprie famiglie”.

Medici e dirigenti sanitari pubblici “sono sfiniti e demoralizzati, sottopagati e in pieno esaurimento fisico e psicologico, ma rimangono ancora in prima linea a fornire una chance di sopravvivenza alle persone che a loro si rivolgono. Non più eroi ma vittime, della mancanza di coraggio e della perdita di memoria della politica, che continua a ignorare la gravità della situazione. Da troppo tempo si sta seminando vento da più parti. Ora la tempesta perfetta è pronta”, chiosa l’Anaao.

Stessi toni dagli infermieri. “Gli unici due emendamenti che abbiamo sostenuto alla legge di Bilancio 2022 e che fino in fondo sono stati portati avanti da senatori della maggioranza e dell’opposizione che ringraziamo, per poi sparire però nel nulla – ricorda la Federazione nazionale degli ordini degli infermieri (Fnopi) – riguardavano l’assegnazione-ponte, in attesa del contratto, di quell’indennità di specificità interimistica promessa e finanziata nella legge di Bilancio dello scorso anno, ma mai assegnata ai professionisti e la possibilità di aumentare il numero di docenti-infermieri nelle università (oggi ce n’è uno ogni 1.350 studenti contro uno ogni sei di altre discipline) per poter poi incrementare con la giusta qualità il numero di infermieri la cui carenza è ormai un allarme sotto gli occhi di tutti”.

Infermieri dimenticati nella manovra, quindi, nonostante sempre il Report della Commissione Ue sottolinei che “nel maggio 2020 l’Italia ha introdotto il profilo dell’infermiere di famiglia e di comunità, ossia una nuova tipologia di infermiere dotato di competenze avanzate, che contribuisse a potenziare il ruolo dell’assistenza domiciliare e a sostenere l’attività delle Usca. Il governo – prosegue la Commissione – ha stanziato 480 milioni di euro per assumere circa 9 600 infermieri nel corso del 2021”. Che però secondo il dato emerso nelle prime bozze della revisione dell’assistenza sul territorio (il cosiddetto “DM 71”) e nei calcoli dell’Agenzia nazionale dei servizi sanitari (Agenas) non bastano: ce ne vuole almeno uno ogni 2-3.000 abitanti, cioè circa 20-30mila in più, ma anche dei 9.600 già previsti, sempre secondo Agenas, non se ne sono trovati oltre 3mila.

Carenza evidente, carenza annunciata, carenza a cui alcuni emendamenti (praticamente privi di costi) presentati alla legge di Bilancio avrebbero iniziato a dare soluzioni, se non fossero spariti nel nulla. “Nulla di fatto quindi e nessuna considerazione nemmeno delle più banali – sottolinea la Fnopi – e nessun tipo di apertura a una categoria di professionisti di cui a quanto pare i servizi sanitari non possono fare a meno, ma che in questo modo davvero non hanno alcun incentivo per mantenere il livello di impegno avuto finora nonostante le decine di morti e gli oltre 128mila contagiati da inizio pandemia, se non quello della propria responsabilità e della propria volontà di vicinanza con i cittadini che non lasceremo mai soli. Né c’è alcun accenno a una soluzione che non ricorra al precariato per il periodo precedente a quando gli infermieri necessari a colmare la carenza potranno essere formati, nonostante le proposte da tempo avanzate dalla Federazione. Tutto ha un limite però”. La pazienza di medici e infermieri sembra esaurita.

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