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Cataratta addio, ma l’approccio innovativo per molti è inaccessibile

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Operarsi di cataratta e tornare a leggere o a guardare un film senza occhiali. È la promessa della chirurgia refrattiva del cristallino che in molti Paesi sta sostituendo il classico intervento di cataratta. Perché oltre a eliminare il cristallino opacizzato dall’età, questo intervento consente di eliminare gli occhiali, impiantando nell’occhio una microlente che permette di tornare a vedere senza ‘protesi’ esterne, siano esse occhiali da vista o lenti a contatto.

Certo, è un intervento più gravoso rispetto al quello classico perché oltre al costo del cristallino artificiale, trasformato in vera e propria della lente intraoculare ‘da vista’, per effettuarlo è necessario disporre di tecnologie innovative di sala operatoria (dai laser, ai microscopi digitali) e preparare adeguatamente il paziente nelle settimane precedenti. Ed è dunque impossibile far rientrare tutte queste voci di spesa nei 700 euro di Drg, previsti per un intervento di cataratta. E l’aggiornamento del decreto ministeriale 70 (che stabilisce gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera) rischia di penalizzare ulteriormente l’oculistica, già considerata dal Ssn specialità ‘elettiva’, dunque non prioritaria.

È la denuncia fatta dalla Società oftalmologica italiana (Soi), in apertura del 19esimo Congresso in programma dal 19 al 21 maggio a Roma. “Sono tanti i pazienti – afferma Matteo Piovella, presidente della Soi – che accetterebbero di buon grado di compartecipare alla spesa, pur di poter accedere un intervento di chirurgia rifrattiva del cristallino”. Ma c’è chi ha deciso di negare loro questa scelta, che è anche l’opportunità di una miglior qualità di vita, mettendo da parte gli occhiali, grazie a questo intervento salva-vista.

“La Regione Lombardia – spiega Piovella – ha deciso che gli interventi di cataratta possono essere effettuati solo presso gli ospedali pubblici. Un dato in controtendenza rispetto a quanto accade in tanti Paesi europei che hanno fatto una scelta diametralmente opposta, quella di portare questo tipo di interventi fuori dagli ospedali, presso strutture o cliniche convenzionate, per riservare le strutture ospedaliere a interventi di maggior complessità”.

Questi nuovi interventi di chirurgia rifrattiva vengono effettuati con delle microincisioni che permettono di evitare i punti di sutura. Ne deriva un recupero post operatorio più rapido e un minor rischio di complicanze. E oltre ad eliminare l’opacità del cristallino che ostacola la vista, correggono anche il difetto che obbliga a portare gli occhiali. È una chirurgia migliorativa, oltre che correttiva, che ha già varcato l’ultima frontiera, quella della correzione della presbiopia.

La medicina insomma fa passi da gigante ed evolve rapidamente. La burocrazia invece no e questo comporta una serie di ricadute a catena. “Non potendo rientrare nelle strettoie dell’esiguo rimborso previsto per l’intervento di cataratta – prosegue Piovella – le strutture pubbliche non si dotano delle strumentazioni di ultima generazione e non offrono ai pazienti questo tipo di interventi. Questo ha anche una grave ricaduta sulla formazione: rischiamo di perdere generazioni di oculisti in grado di fare questo tipo di interventi”.

In Italia si fanno ogni anno circa 650 mila interventi di cataratta e tra tutti questi, vengono impiantate appena 5 mila lenti per la correzione della presbiopia, contro le 150.000 della Germania e le 100.000 della Spagna. “Noi chiediamo – afferma Piovella – che venga data la possibilità all’oculista di personalizzare l’intervento, offrendo al suo paziente la soluzione più idonea, in funzione delle sue esigenze. Le strutture pubbliche al momento sono in grado di offrire solo l’intervento standard di cataratta; noi chiediamo che ai pazienti possa esser data la possibilità di accedere anche all’intervento correttivo, compreso quello per la presbiopia. E per questo siamo disposti ad arrivare a una class action”.

Un momento del Congresso Soi con il presidente Piovella

“Ci batteremo perché ai nostri pazienti possa essere data la possibilità di accedere all’intervento di correzione della presbiopia; con le nuove generazioni di lenti multifocali intra-oculari si possono ottenere risultati molto interessanti. Sono interventi che proponiamo soprattutto ai 50enni che vogliano vivere una vita più piena, senza dover ricorrere agli occhiali. Sarà necessaria una compartecipazione alla spesa (come già avviene in Germania e in Svizzera ad esempio), ma i pazienti hanno il diritto di decidere e di scegliere. Anche se naturalmente a proporre la tipologia di intervento più idonea per un determinato paziente è sempre e solo il medico”.

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