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Crisi dell’energia, i rischi della ‘pellet mania’

pellet

Con le bollette alle stelle, in molti stanno riscoprendo camini e stufe in pellet in vista della stagione fredda. Se in Francia è boom per spazzacamini e carbonai, da noi pellet e legna da ardere vanno a ruba. Se dai produttori arrivano rassicurazione sull’affidabilità delle forniture, gli allergologi invitano accendono i riflettori su alcune insidie legate all’utilizzo di stufe a pellet datate e prodotti non certificati.

I dati del settore

“Siamo in contatto quotidiano con le aziende produttrici di stufe, settore in cui l’Italia rimane leader nel mondo, concentrando il 70% della produzione europea, e con chi produce e commercializza il pellet”, ha affermato Raul Barbieri, direttore generale di Piemmeti, società del gruppo Veronafiere che organizza Progetto Fuoco. “Di recente abbiamo preso l’iniziativa di far incontrare e dialogare alcune imprese rappresentative del settore. Dopo alcune oscillazioni nei mesi primaverili ed estivi, le forniture di questo combustibile sono riprese con regolarità”.

Secondo le stime di Aiel – Associazione italiana energie agroforestali – per riscaldare una casa di 100-150 metri quadri servono 2 tonnellate di pellet, oppure 2,7 tonnellate di legna da ardere, generando 10 MWh all’anno. Anche ai prezzi odierni, il riscaldamento a legna o pellet risulta molto più conveniente del gas e delle altre energie fossili. Oggi in Italia, come mostrano i dati di Aiel, ben il 66% dei generatori di riscaldamento da biomassa ha più di 10 anni, il 19% ha dai 5 ai 10 anni e solo il 15% ha meno di 5 anni.

Le insidie per la salute

L’esplosione dei costi di vendita delle stufe, +28% rispetto al 2021 e del prezzo del pellet, passato dai 3,50 euro di gennaio agli attuali 13,50, potrebbe però spingere molti italiani a un uso non appropriato, che può diventare una pericolosa fonte di polveri sottili anche in casa.

Se le stufe sono molto vecchie e i prodotti di scarto non certificati, i fumi del pellet sono tra i peggiori inquinanti in circolazione – ha detto Gianenrico Senna, presidente degli allergologi Siaaic e professore di Malattie Respiratorie all’Università di Verona – Le stufe a pellet, infatti, sono una fonte di combustione che da sola contribuisce alla emissione della metà delle polveri sottili derivanti dalla combustione domestica della biomassa legnosa”.

“Più piccole sono le particelle e più in profondità possono penetrare nell’appartato respiratorio. Se le polveri sottili, particelle microscopiche dal diametro di 7 micrometri possono raggiungere la cavità orale, nasale e la laringe, particelle dal diametro di 1,1 micrometri possono raggiungere e danneggiare addirittura gli alveoli polmonari. Ma le stufe a pellet, se si tratta di impianti molto vecchi, possono sprigionare emissioni nocive anche in casa. In particolare, per non irritare le mucose e danneggiare le vie respiratorie, bisogna utilizzre impianti non troppo datati ed evitare prodotti di scarto non certificati, soprattutto cilindri in pellet superiori ai 7-8 millimetri ottenuti con troppa segatura e anche con troppi additivi e sostanze chimiche”.

Un grado in meno

Rischi per la salute respiratoria possono derivare anche dalle possibili conseguenze delle disposizioni contenute nella nuova legge sul piano nazionale di contenimento di consumi di gas, che prevedono la riduzione di un grado, da 20° C a 19° C, della temperatura massima da raggiungere col riscaldamento in casa e nei luoghi pubblici e anche la riduzione di un’ora al giorno del tempo consentito col riscaldamento acceso.

“La riduzione della temperatura massima e della durata dei riscaldamenti in casa e nei luoghi pubblici può infatti indurre le persone a evitare o ridurre l’apertura delle finestre – commenta Giorgio Walter Canonica, membro del Comitato scientifico del congresso Siaaic e direttore del Centro medicina personalizzata: Asma e Allergologia, Humanitas Research Hospital, Rozzano (MI) – Non arieggiare adeguatamente gli ambienti favorisce la concentrazione di acari e di altri allergeni che possono danneggiare l’epitelio delle prime vie respiratorie, irritando le mucose e rendendole più aggredibili da virus e batteri”.

Candele sotto accusa

Anche gli amanti delle candele – quest’anno utili anche in caso di possibili interruzioni di corrente dovute a picchi di consumo – dovranno fare attenzione. Le candele, infatti, possono rilasciare nell’aria fumi irritanti particolarmente nocivi per i bambini, per chi soffre di asma e allergie.

“Un recentissimo studio pubblicato sulla rivista Indoor Air da esperti della Università di Lund in Svezia, mostra che la combustione di candele – riferisce l’esperto – rilascia nell’aria di casa emissioni di fumo, alcune delle quali preoccupanti per la salute respiratoria”. Gli esperti svedesi hanno studiato le emissioni di particelle e gas derivanti dalla combustione di cinque tipi di candele con diverse composizioni di cera e stoppino ed evidenziato un aumento di problemi respiratori, associati proprio all’uso di candele in casa.

Il monito degli allergologi

“La deposizione sul tratto respiratorio di emissioni da stufe a pellet male utilizzate, dal ricorso massiccio alle candele fino alla scarsa areazione delle abitazioni, come conseguenza delle misure restrittive dei consumi di gas, possono pesare particolarmente sulla salute respiratoria. Bisogna dunque fare più attenzione ai consumi di energia ma non a scapito del proprio benessere. Se le abitudini degli italiani cambieranno per far fronte alla crisi energetica, esponendoli inconsapevolmente ad altre fonti di inquinamento indoor, anche i costi del Servizio Sanitario Nazionale per le malattie allergiche e respiratorie, potrebbero impennarsi per l’aumento delle patologie a carico delle vie aeree”, concludono gli allergologi.

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