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Caro bollette e ‘piano di sobrietà’, la Francia riscopre spazzacamini e carbonai

spazzacamini francia

I baby bomers italiani sono probabilmente gli unici ad averne memoria. Tutti gli altri, nel migliore dei casi, sanno che esistevano mestieri come questi, tanto comuni quanto necessari, per aver visto Mary Poppins o studiato sui libri di storia. Per i francesi alle prese col caro-bollette, tuttavia, la situazione è ben diversa perché l’inflazione (e la paura di restare al freddo in pieno inverno) ha fatto tornare di moda la cottura e il riscaldamento a legna insieme a mestieri dimenticati come quello dello spazzacamino, del carbonaio (l’addetto alla trasformazione della legna) e del trasportatore di carbone.

In attesa di rinnovare la metà circa del suo parco nucleare, il più grande d’Europa, e inaugurare i quattordici reattori di nuova generazione entro il 2037 – il punto forte del piano energetico di Macron – i francesi hanno infatti deciso, molto pragmaticamente, di riattivare i loro caminetti e fare il pieno di legna, pellet e altre tipologie di combustibili ben in anticipo rispetto l’arrivo della stagione invernale. Una corsa contro il tempo (e contro le bollette alle stelle di Electricité de France) che ha recentemente conquistato l’attenzione delle testate nazionali.

Benché l’inflazione Oltralpe sia rimasta più contenuta (intorno al 6%) rispetto una media Ue che a settembre probabilmente sfiorerà il 10%, l’aumento generalizzato dei costi dell’elettricità e l’indisponibilità senza precedenti di combustibile nucleare (sono spenti per riparazioni o manutenzioni 32 dei 56 reattori francesi) ha fatto scattare a livello nazionale un vero e proprio assalto alle cosiddette società di ‘ramonage‘ per la pulizia dei comignoli e il controllo dell’impianto fumario. Stiamo parlando di spazzacamini le cui agende, avverte TF1 nel suo tg serale, “sono talmente piene da non permettere di prendere altri appuntamenti prima del 2023”.

Il caro bollette ha colto la Francia di sorpresa più di altri Paesi europei. Difficile correre ai ripari ora, fuori tempo massimo, puntando su altre fonti energetiche oppure assumendo spazzacamini (che in Francia, per legge, devono avere conseguito una formazione certificata) e rimettendo al lavoro i carbonai dell’Haute-de-France (ne restano una sessantina, delle centinaia che erano in attività).

Come sottolinea Yves Marignac, professore all’IEP di Parigi e direttore dell’Istituto négaWatt per la promozione dell’efficienza e del risparmio energetico, il Paese da grande esportatore di energia elettrica a basso costo, grazie al suo nucleare, è diventato il “malato elettrico d’Europa”.

Tutta colpa dei ritardi accumulati, soprattutto a causa del Covid, sulle manutenzioni programmate e dei reattori che hanno già compiuto 40 anni di vita e per questo richiedono controlli ancora più lunghi e approfonditi.

Il presidente francese Emmanuel Macron in visita (il 10 febbraio 2022) al GE Steam Power System, sito di produzione per i sistemi di turbine nucleari a Belfort, in Francia . EPA/Jean-Francois Badias / POOL / POOL POOL PHOTO MAXPPP OUT

Si è aggiunto poi il problema delle crepe individuate nelle tubazioni dei sistemi di raffreddamento, cruciali per la sicurezza, che hanno portato allo spegnimento di altri 12 reattori. “La potenza nucleare francese è scesa – spiega Marignac in un’intervista alla redio France Intern – da 61 a circa 30 GWh, una situazione di penuria preoccupante, mai sperimentata prima in queste dimensioni”.

EDF stima che all’appello, attualmente, manchino 150 TWh di energia elettrica. Per farsi un’idea, l’equivalente dell’energia richiesta per soddisfare quasi la metà di tutto il consumo elettrico italiano.

A differenza dell’Italia e di altri paesi Ue, tuttavia, Parigi – forte del suo invidiabile parco nucleare – non ha mai seriamente investito in un piano B: “La Francia – aggiunge Marignac – è stato l’unico paese dell’Ue in ritardo rispetto l’obiettivo del 2020 per le rinnovabili”.

Non stupisce quindi che i sonni dei francesi siano non da oggi poco tranquilli. E non stupisce neppure che, a fronte dei ritardi accumulati sulla rivoluzione green, la soluzione più semplice per loro sia stata proprio quella di riportare indietro le lancette dell’orologio.

“Siamo sicuri che utilizzare legna per riscaldare o cucinare inquini considerevolmente di più?” si chiede ancora TF1, primo canale generalista francese nonché primo a livello nazionale in termini d’ascolti, snocciolando nel tg soluzioni pratiche per scaldarsi al caminetto limitando l’impatto ambientale cioè scegliendo legna di qualità, da bruciare bene, e tenendo sotto controllo le temperature.

E dire che fino all’anno scorso proprio i romantici cheminée – elementi decorativi onnipresenti dai tempi di Napoleone III, in tutto il Paese e non solo nelle ricche dimore dei parigini benestanti – finivano regolarmente al centro delle polemiche. In teoria, Parigi e tutta la Regione dell’Ile de France avrebbero dovuto dirvi addio nel 2015, con l’entrata in vigore di una nuova legge anti-inquinamento e a fronte di dati allarmanti sulla qualità dell’aria nelle strade della capitale.

Ma già allora la tradizione ebbe la meglio e la crociata ai combustibili tradizionali implicò solo l’adeguamento di centinaia di migliaia di appartamenti parigini a norme di sicurezza e anti-inquinamento più stringenti. Tra queste l’obbligo di far pulire due volte l’anno le canne dei camini dal ramoneurtuttora presente su tutto il territorio, oltre che in ogni quartiere della Capitale.

Se la prestazione di uno spazzacamino può costare tra i 50 e i 100 euro (a seconda delle dimensioni della canna e del quartiere) la legna da riscaldamento ha già subito un rincaro del 20% su base annuale, comunque molto più contenuto rispetto l’aumento del carbone, del gas e dell’elettricità.

I francesi più previdenti si sono assicurati le scorte di legna per tutto l’anno già ad agosto, sborsando circa 750 euro. Una scelta che interessava, prima dell’impennata inflazionistica, circa 7,4 milioni di famiglie secondo dati dell’Agence de l’environnement et de la maîtrise de l’energie (Ademe).

Considerato il picco di domanda per legna e carbone, e le continue richieste di riattivare caminetti che non funzionavano da oltre dieci anni, è facile immaginare che il ritorno al riscaldamento fai-da-te stia già interessando una decina di milioni di nuclei francesi contro i 23 milioni di nuclei che, sulla carta, riaccenderanno i loro termosifoni elettrici (l’opzione di riscaldamento che Oltralpe va per la maggiore).

È sempre il tg della prima rete francese, del resto, a dar conto anche della straordinaria mole di lavoro che sta gravando sui trasportatori di carbone, un’altra figura del passato remoto che ha ripreso a circolare per le strade dei comuni delle regioni francesi montane, dove non di rado vivono comunità che ancora si scaldano esclusivamente a carbone. Un sacco standard di carbone pesa 50 chilogrammi e un trasportatore  mediamente deve consegnarne due tonnellate entro l’ora di pranzo: anche in questo settore servirebbero più braccia.

Dati alla mano, l’impennata di domanda per questo carburante ha fatto lievitare anche il prezzo alla tonnellata, aumentato dall’anno scorso di circa 200 euro portando il costo della fornitura annuale per una famiglia a circa 1.200 euro. Ciò detto – riporta TF1 – anche il carbone “resta più conveniente di altri combustibili: non si prevedono altri aumenti nel corso dell’anno e non è a rischio di blackout”.

È bene ricordare che quest’ultimo è senz’altro un combustibile più inquinante e, non a caso, sarà l’unica fonte Oltralpe a non ricevere agevolazioni pubbliche nel 2022. Molti francesi sono comunque intenzionati a far spallucce, guardando piuttosto alle loro tasche. Resta da capire se e come riusciranno ad adeguarsi al tanto declamato ‘piano di sobrietà’ (ispirato a una politica energetica anti-spreco) che sarà presentato in dettaglio oggi dal governo: una batteria di misure per mobilitare tutti i settori della vita economica e sociale al fine di ridurre il consumo energetico francese del 10% in due anni.

 

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