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Ricerca contro i tumori, Sbarro Health ‘sbarca’ in Italia

Da sinistra a destra: Presidente Antonio Giordano Direttore Esecutivo Antonio Graziano Vice Presidente Giancarlo Arra

Nuovo colpo messo a segno dall’Italia che sa attrarre competenze e investimenti dall’estero. La Sbarro Heath Research Organization (Shro), fondata negli Usa nel lontano 1993 da Antonio Giordano e impegnata nella ricerca sul cancro, aprirà a breve una nuova sede di ricerca nel nostro Paese: si chiamerà Sbarro Heath Research Organization Italia. La nuova realtà sorgerà precisamente a Candiolo in provincia di Torino, dove sorgerà il Polo Tecnologico Piemontese: 12mila metri quadrati di spazi dedicati alla ricerca sul cancro, dove potranno trovare ideale spazio per sviluppare il proprio business tante aziende biotech. Come racconta a Fortune Italia il vicepresidente di Shro Italia Giancarlo Arra.

Dottor Arra, alla luce delle numerose criticità che interessano il contesto italiano in cui si muove la ricerca – da un framework regolatorio dalle tempistiche incerte, ai limitati investimenti pubblici – perché un’organizzazione americana sceglie di investire nel nostro Paese?

La Sbarro Heath Research Organization è molto legata all’Italia. Il professor Giordano è nato a Napoli e Shro è stato uno dei player principali sulla ricerca delle conseguenze dei danni ambientali in Italia sulla salute. Faccio riferimento alle ricerche conseguenti alle vicende che riguardano la ‘terra dei fuochi’. Consideriamo anche che il 70% delle persone che lavorano per noi in America sono di origine italiana, maggiormente provenienti dal Meridione. Il nostro goal principale, oltre a generare ricerca scientifica, è dare la possibilità a questi cervelli di rientrare non solo virtualmente – abbiamo accordi con tante università italiane – ma anche concretamente proprio per fare ricerca in Italia. Ad oggi l’investimento è di più di un milione di euro, ma in totale si arriverà a 5 milioni.

Perché avete scelto proprio Candiolo per la vostra sede italiana?

La Regione Piemonte ci ha voluto insieme all’azienda Rigenera Hbw, che si occupa di medicina rigenerativa, che è il nostro partner nella costituzione di questa realtà italiana. Il nostro direttore esecutivo sarà Antonio Graziano, presidente di Rigenera. La cosa interessante è la storia che riguarda questa azienda, la cui tecnologia nacque nei laboratori Shro. Antonio Graziano e Riccardo d’Aquino, entrambi facenti parte del consiglio direttivo di questa nuova costola italiana di Shro. Erano due giovani ricercatori che col supporto di Shro svilupparono un brevetto mondiale sulla medicina rigenerativa dei tessuti oggi applicato in diverse branche della medicina e dell’odontoiatria.

Cosa sorgerà esattamente a Candiolo?

Shro Italia sarà la prima realtà a insediarsi in un polo dedicato alla ricerca biomedica denominato Polo Tecnologico Piemontese (Ptp). Shro Italia vuole prospetticamente aprire anche altre due sedi: una a Napoli e una in Sicilia.
Il Ptp ospiterà anche aziende biotech, farma e logistiche in grado di interagire tra loro. Fondato da Shro e Rigenera, questo polo avrà una superficie di 12mila metri quadrati e sarà gestito da Shro Italia Attualmente in fase di realizzazione, una prima parte sarà inaugurata entro fine settembre, per arrivare a conclusione dell’intero polo entro fine anno.

Che tipo di ricerca si realizzerà in questo nuovo polo?

Ricerca in ambito oncologico e in quello delle malattie rare, che è il cuore dell’esperienza di Shro.

Diceva che tra gli obiettivi principali dell’iniziativa c’è il rientro dei cervelli dall’estero. Immaginiamo abbiate pensato a misure che rendano competitivo questo rientro per i ricercatori, sia sotto il profilo di poter condurre ricerche con ragionevole certezza di poterle realizzare con i mezzi e le tecnologie necessarie, sia sotto quello di retribuzioni capaci di valorizzare questi rientri.

Assolutamente sì. Avremo una piattaforma americana già solida e collaudata. Cercheremo di portare in Italia il know-how americano anche dal punto di vista organizzativo.

Passiamo a una domanda di contesto. Quali ritiene siano i plus del sistema Italia per chi necessità di fare ricerca medica? E quali sono invece i nodi che limitano l’attrattività per gli investimenti?

In Italia la preparazione dei ricercatori è eccelsa. Mentre il problema che ostacola molti aspetti della ricerca è di natura burocratica. La ricerca non viene sovvenzionata come dovrebbe. E non si capisce che generando ricerca si produce tecnologia. Che a sua volta significa benessere economico e in termini di qualità della vita.

È recentissima la notizia dell’assegnazione all’Italia e a Milano in particolare della 3° sezione del Tribunale unico dei brevetti (Tub), che ha competenze tra l’altro in ambito di scienze mediche, igiene, brevetti farmaceutici privi di certificati di protezione supplementari e biotech. Che ne pensa?

È un risultato assolutamente positivo, che ci fa capire come sia rilevante il mondo farmaceutico e biotecnologico italiano.

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