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Tra crisi del Pronto soccorso e sanità privata

Realizzare finalmente quel rapporto di collaborazione tra sanità pubblica e sanità privata spesso declamato dalla politica e da una certa parte di esperti di politiche sanitarie. È l’auspicio del sindacato dei medici ospedalieri dirigenti Anaao-Assomed, che vede questa soluzione come una, se non l’unica, prospettiva utile a garantire la tenuta del Ssn e delle sue caratteristiche di universalismo e di equità d’accesso.

Uno dei punti più controversi e dibattuti della tenuta dell’assistenza sanitaria pubblica naturalmente è quello relativo ai Pronto Soccorso, sotto una forte pressione già da molto tempo prima della pandemia. E che nell’era post-Covid hanno visto precipitare la situazione.

Tra turni massacranti di medici e infermieri, un turnover a cui non si riesce a dare risposte adeguate e la situazione di estrema urgenza – non è un gioco di parole – in cui versano i reparti di pronto soccorso e di Emergenza Urgenza a causa dell’enorme numero di pazienti che stazionano in troppi e troppo a lungo nelle astanterie, nei box di visita e nei corridoi.

Un fenomeno che in gergo si chiama ‘boarding’, sovraffollamento, e che ha le sue basi in diversi fattori. Fra questi il ricorso inappropriato al pronto soccorso da parte dei cittadini, che però sono in qualche modo costretti a farlo perché non trovano risposte alle proprie esigenze di salute sul territorio. A questo si aggiunge però un numero di posti letto per acuti troppo limitato nel nostro Paese.

Una situazione che vede un rapporto di 2,82 posti letto per mille abitanti, a cui si è arrivati a seguito del Dm 70. Portando così l’Italia a essere uno dei Paesi europei con il minor numero di questi posti letto rispetto alla popolazione.

Ma sono i numeri assoluti a parlare ancora più chiaramente della gravità di questa situazione: per far fronte alla richiesta di assistenza sanitaria ospedaliera mancano all’appello circa 30mila posti letto per acuti al di fuori dei Pronto soccorso e dell’Emergenza Urgenza, a fronte degli esistenti 196.721 totali – 76,6% pubblici e il 23,4% privati.

Eppure posti letto in più ci sarebbero. Anzi, ci sono. Quelli dei presidi ospedalieri privati accreditati che però, non avendo i reparti di Pronto soccorso, non rientrano nel circuito dell’Emergenza Urgenza e quindi possono non rendere disponibili i propri posti letto per acuti per poter drenare il sovraffollamento.

Ma, come analizza puntualmente l’articolo “Il sovraffollamento in Pronto Soccorso non è (solo) un problema del Pronto Soccorso”, a firma di Duca-Traversa-Liuzzi pubblicato su Dirigenza Medica, questo genera una situazione distorta ai limiti dell’anomalo: il privato accreditato possiede il 40% delle strutture per acuti e il 23% dei posti letto ma solo il 9,7% degli accessi in Pronto soccorso. Con la conseguenza che il 90% di questi accessi debba essere gestito dalle strutture pubbliche.

E allora, si chiedono gli autori, se fosse revocato l’accreditamento alle strutture private prive di reparti di Pronto soccorso o Emergenza Urgenza? La situazione potrebbe solo peggiorare, perché si andrebbero a tagliare i ricoveri per acuzie tout court provocando ulteriori disagi alla recettività complessiva delle prestazioni Ssn già fortemente sotto dimensionata.

Certamente una soluzione utile sarebbe l’apertura di Pronto soccorso nei presidi accreditati che oggi ne sono sprovvisti. E si tratterebbe di un’ipotesi da tenere sicuramente in considerazione, ma per migliorare la situazione nel medio-lungo termine. Anche perché i tempi per tali operazioni sarebbero lunghi e si dovrebbe fare anche i conti con la possibilità di trovare il personale per farli funzionare. Mentre oggi una delle criticità dei Pronto Soccorso è proprio la carenza di professionisti della salute.

E allora? Non ci resta che piangere, come diceva Troisi? Forse no. Se si riuscisse a valutare una o più delle seguenti ipotesi formulate dagli autori dell’articolo.

Da un lato si dovrebbe mettere nuovamente mettere mano alla normativa che regola il rapporto tra strutture accreditate e servizi da rendere, nell’ottica di far loro mettere a disposizione un certo numero di posti letto anche nei casi di presidi senza Pronto soccorso. Dall’altro dare piena applicazione alla normativa che prevede una vera e propria rete di assistenza sanitaria pubblico-privata capace di coprire le esigenze di salute del territorio.

Insomma una nuova rete di Emergenza Urgenza fitta e con tanti nodi sul territorio in grado di drenare l’attuale asfissia in cui vertono i Pronto Soccorso del Ssn.
In questo senso potrebbe allora non essere un’eresia sostenere che la vera ancora di salvezza del Ssn è la sanità privata.

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