Viaggi in cerca di cure da 3 mld di euro: la mappa della mobilità sanitaria

Lea

Tornano a crescere i viaggi degli italiani in cerca di cure. Un business da poco meno di 3 mld di euro l’anno negli ultimi 6 anni (2,7 mld nel 2022), con un crollo nel 2020 (2,1 mld) e una netta risalita subito dopo i mesi più duri della pandemia. Il quadro del fenomeno arriva dalla nuova analisi di Agenas sulle principali dinamiche della mobilità sanitaria interregionale nel nostro Paese. Un report con diverse conferme e qualche sorpresa.

La mappa

Se guardiamo alla piantina dell’Italia, la rotta dei ‘viaggiatori della salute’ resta quella Sud-Nord: ad attrarre pazienti in cerca di cure sono sempre le stesse mete, ovvero Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

Un terzetto saldamente sul podio da anni, seguito da Toscana, Piemonte e Molise, che però come abbiamo visto in passato su Fortune Italia fa caso a sè. I malati invece arrivano soprattutto da Campania, Calabria e Sicilia, mentre almeno nel 2022 si sono fortemente ridotte le ‘fughe’ dalla Regione Lazio per il ricoveri di alta complessità.

Sempre nel 2022 Emilia-Romagna e la regione Lombardia registrano valori equiparabili di saldo positivo (tra mobilità attiva e passiva), rispettivamente pari a 337 mln e 362 mln di euro. Da osservare il trend dell’Emilia-Romagna, che segna un importante incremento rispetto al periodo pre pandemico.

Non solo dal Sud

La ricerca di cure migliori ha una direttrice da Sud a Nord, ma si osserva anche la mobilità tra le regioni del Centro-Nord soprattutto di prossimità: entro una distanza di 100 Km o 60 min di percorrenza dal comune di residenza del paziente alla struttura ospedaliera di ricovero. In particolare, quella che gli esperti chiamano migrazione di prossimità, rispetto al totale, risulta essere al Nord del 24%, al Centro del 12,6% e al Sud del 5,7%.

Ad attrarre i pazienti da fuori regione nel caso dei ricoveri sono strutture del privato accreditato, per tre quarti del totale per le prestazioni di alta complessità. Se si considera solo la componente di mobilità effettuata per scelta dell’utente, il rapporto segnala una inversione di tendenza in Piemonte (da –7,2 mln a +21 mln) e nella Pa di Trento (da -6,5 mln a +2,6 mln).

Si migra anche dal Nord

In generale dobbiamo pensare che il fenomeno dello spostamento in cerca di cure migliori, o più vicine alla famiglia di origine, non si potrà mai azzerare. Ma è anche interessante notare come su questo fronte la Lombardia riduca moderatamente il saldo per effetto di una maggiore fuga dei pazienti locali, ma al contempo migliori notevolmente “il rispetto dei tempi di attesa per gli interventi chirurgici oncologici e muscolo-scheletrici per i propri residenti”.

La Campania rinvece riduce moderatamente il valore di saldo negativo ma aumenta la sua capacità attrattiva sull’alta complessità dei ricoveri.

L’effetto Covid

Altro elemento interessante: la pandemia non ha modificato i flussi di mobilità per le patologie tumorali, malgrado la contrazione nel numero di interventi. I principali indici di attrazione sono relativi ai tumori di esofago e pancreas, che vedono soprattutto le strutture della regione Veneto come aree di richiamo per l’intero Paese.

La specialistica ambulatoriale

Visite, esami, second opinion: negli ultimi 5 anni (2019-2023), al netto del valore registrato nel 2020, il trend per la specialistica ambulatoriale appare in crescita evidenziando nel primo semestre del 2023 il valore più alto registrato finora, ovvero più di 330 mln di euro. 

In questo caso a calamitare i pazienti sono Lombardia, Veneto e Toscana, mentre quelle da cui si migra sono Campania, Calabria e Sicilia. In questo cao la regione con il saldo positivo maggiore (tra mobilità attiva e passiva) è in assoluto la Lombardia con un valore di circa 103 mln. In questo caso si tende a ridurre il chilometraggio: la migrazione di prossimità, rispetto al totale, al Nord è del 33%, al Centro del 20% e al Sud del 12%.

La domanda di prestazioni specialistiche risulta costante nel tempo, notano da Agenas, con maggiore richiesta di diagnostica strumentale e di prestazioni terapeutiche (circa 65%).

Chissà se il potenziamento della telemedicina (con la rimodulazione della missione 6 del Pnrr 750 milioni andranno rafforzare gli interventi per la piena attuazione dell’assistenza di prossimità, la gestione della cronicità e la telemedicina) modificherà in qualche modo questo trend.

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