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Nuova Aifa, un gioco da ragazzi

nuova Aifa Cda
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Niente da fare: nonostante nel pharma le donne – funzionarie, manager e imprenditrici – siano ormai il 45%  (53% in Ricerca & Sviluppo e oltre 40% se si guarda alle posizioni di leadership), la nuova Aifa sembra proprio un gioco da ragazzi. Almeno se guardiamo la foto del primo Consiglio di amministrazione, convocato e presieduto dal farmacologo Robert Giovanni Nisticò.

Non è esattamente una notizia, ma le immagini a volte valgono più di mille parole. Anche alla luce del fatto che, per un certo periodo, i rumor sembravano indicare l’intenzione di affidare proprio a una donna il timone dell’Agenzia di via del Tritone. E i nomi che giravano era tutti di peso. Insomma, non è che manchino le figure di punta in questo settore. Ma nonostante ciò la diversità di genere, vista come una ricchezza nell’industria farmaceutica, evidentemente nel caso della nuova Aifa resta al palo.

Il nuovo Cda

Intorno al tavolo siedono sorridenti Francesco Fera, consigliere designato dal ministro della Salute; Emanuele Monti, designato dal titolare dell’Economia e delle Finanze; Angelo Gratarola, designato dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano; Vito Montanaro, anche lui designato dalla Conferenza Stato-Regioni, insieme al direttore amministrativo Giovanni Pavesi e al direttore tecnico-scientifico Pierluigi Russo.

Si sapeva da un po’ che questo sarebbe stato un consesso al maschile, perchè le nomine non sono certo arrivate ieri. Ma ad un  certo periodo si era pensato a una donna alla guida. Qualcosa che in 20 anni di storia non si era mai vista (l’Aifa è stata istituita nel 2003 ma ha iniziato la sua attività nel luglio 2004).

Nel frattempo in Confindustria…

Una scelta che colpisce, ancor più se confrontata con quella (più o meno contemporanea) di Confindustria. Nella squadra proposta dal nuovo presidente Emanuele Orsini, tra i vice figurano quattro donne (fra cui una del mondo pharma): Lucia Aleotti, a cui andrà la vice presidenza per il Centro Studi, cruciale nella definizione delle strategie di politica economica; Barbara Cimmino, all’Export e Attrazione degli investimenti; Lara Ponti, su Transizione Ambientale e obiettivi Esg; e Annalisa Sassi, presidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali. Ma d’altrone l’associazione di rappresentanza delle imprese manifatturiere e di servizi in Italia ha avuto già anche una donna al vertice: Emma Marcegaglia (dal 2008 al 2012).

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Le sfide di genere

Quando guardiamo al gender gap in sanità, scopriamo che a essere coinvolta è la donna come paziente, medico e ricercatrice. Nel caso dei farmaci, poi, ormai sappiamo che cellule maschili e femminili reagiscono in modo diverso a stimoli chimici e ambientali, ma ancora nella maggioranza degli studi preclinici non viene riportato il sesso dell’organismo da cui le cellule derivano. La medicina di genere resta una sfida per il mondo delle scienze della vita. Questo per dire che non è solo una questione di rappresentanza, anche se parliamo di metà della popolazione del Paese.

Ma resta il fatto che nel 2024, dopo una riforma che ridisegnato l’organizzazione stessa dell’Agenzia, nessuno al momento di indicare un nome per il nuovo board, abbia fatto il nome di una donna. E lascia un po’ l’amaro in bocca vedere che – almeno nel caso della nuova Aifa – nella stanza dei bottoni siedano ancora una volta soltato uomini.

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