Negli ultimi anni i social media sono diventati uno dei principali luoghi in cui le persone cercano informazioni sulla salute. Un cambiamento che ha trasformato il rapporto tra medico e paziente, rendendo l’accesso ai contenuti più immediato ma anche più esposto al rischio di semplificazione e disinformazione. In ambiti come la ginecologia e la salute sessuale, la circolazione di contenuti non verificati si intreccia con tabù culturali ancora molto radicati, che rendono difficile un confronto aperto e consapevole.
In questo contesto si inserisce il lavoro dei medici divulgatori, sempre più presenti sulle piattaforme digitali. Il loro ruolo non è solo quello di fornire informazioni corrette, ma anche di costruire un linguaggio capace di raggiungere pubblici diversi, dalle generazioni più giovani fino agli adulti, contribuendo a colmare un vuoto informativo che spesso non trova spazio nei contesti tradizionali.
Tra questi c’è Monica Calcagni, ginecologa e divulgatrice seguita da milioni di utenti, che utilizza i social per affrontare temi legati alla contraccezione, alla sessualità e alla salute femminile, cercando di rendere accessibili argomenti ancora poco discussi.
Quando ha capito che la sua voce poteva avere un impatto pubblico, oltre che clinico, e com’è nata la sua attività di divulgazione?
Quando ho iniziato non avevo nessuna intenzione di diventare un punto di riferimento o di crescere sui social. È stato quasi un fatto egoistico: volevo capire il linguaggio dei giovani, per riuscire a comunicare meglio con i miei figli. Era il periodo della pandemia, loro stavano moltissimo sul telefono, come la maggior parte dei ragazzi, e io ho iniziato a usare piattaforme come TikTok proprio per capire cosa li attirasse così tanto. Poi Instagram è arrivato in un secondo momento. Lì mi sono resa conto che c’era tantissima disinformazione. A quel punto ho pensato: perché non provare a dare informazioni corrette? È iniziato tutto così, in modo molto spontaneo. Non avrei mai immaginato quello che è successo dopo. Ho capito davvero l’impatto quando le persone hanno iniziato a scrivermi per ringraziarmi o a fermarmi per strada. In quel momento mi sono resa conto che stavo facendo qualcosa per gli altri.
Quali sono le domande più frequenti che riceve sui social?
Sono tantissime e molto diverse, ma quelle più ricorrenti riguardano la contraccezione ormonale e la gravidanza. Sono temi su cui c’è ancora molta confusione e anche molta paura. Negli ultimi tempi stanno arrivando anche più domande sulla menopausa, che è un argomento di cui si è parlato troppo poco per troppo tempo e che adesso sta emergendo di più.
Il suo pubblico è molto variegato, come cambia tra le diverse piattaforme?
Su TikTok ho circa 1,6 milioni di follower e sono prevalentemente giovanissimi. Su Instagram il pubblico è un po’ più adulto, quindi cambia anche il tipo di interazione. Poi ho YouTube, con quasi 80.000 iscritti. Qui i contenuti sono più lunghi e meno filtrati e conto una presenza maschile importante. Ci sono uomini, anche sopra i 50 anni, che seguono contenuti sulla salute femminile. Questo succede perché su YouTube riesco a trattare gli argomenti in modo più approfondito, con meno limiti rispetto ad altre piattaforme.
Quanto è importante parlare apertamente di sessualità e perché è ancora così difficile farlo per un genitore?
È fondamentale. Dovremmo riappropriarci del sesso per quello che è davvero: un sistema di relazione e anche di piacere tra due persone che si vogliono bene. Invece, spesso, viene ancora associato a qualcosa di sporco, di proibito, quasi di illegale. Questo crea un blocco culturale molto forte. I genitori fanno fatica proprio per questo motivo: perché c’è ancora uno stigma legato alla sessualità, che la collega a qualcosa di sbagliato o di pericoloso. In realtà è una parte naturale della vita, ma non viene vissuta come tale.
Quali sono i falsi miti più difficili da sradicare?
Ce ne sono davvero tanti, su tutti gli argomenti. Per esempio, in gravidanza c’è ancora la convinzione che non si possa fare sport o che non si possano fare trattamenti come la tinta ai capelli. Sulla contraccezione ormonale circolano ancora idee come quella che renda sterili, faccia ingrassare o provochi cellulite. Anche sulla menopausa ci sono molte false credenze: l’idea che sia normale rinunciare alla sessualità o accettare alcuni disturbi senza possibilità di intervento. Il problema è che queste informazioni sono molto diffuse e difficili da correggere, io faccio il possibile.
Le nuove generazioni saranno più libere nel parlare di sesso ai propri figli?
Spero di sì, sicuramente più di come lo siamo noi e di come lo è stata la generazione precedente. Oggi i giovani vivono il corpo e la sessualità in maniera diversa, si esplorano di più, sono attenti al loro corpo, a determinati argomenti. Penso che trasmetteranno questa libertà ai propri figli o, almeno, me lo auguro.
Sulle malattie sessualmente trasmissibili c’è ancora poca attenzione tra i giovani?
Sì, ed è forse l’aspetto più delicato. Io ne parlo, ma è un argomento che interessa poco. I ragazzi lo percepiscono come qualcosa di lontano, che non li riguarda davvero. Anche perché oggi molte di queste malattie si possono curare, quindi il rischio viene percepito come meno grave. Alla loro età è anche abbastanza naturale: non è la malattia la loro principale preoccupazione. La loro attenzione è più focalizzata sull’evitare una gravidanza. Questo rende più difficile fare prevenzione su questo fronte.
Cosa dovrebbe imparare ogni donna a conoscere di sé?
La prima cosa è osservarsi. Sembra banale, ma non lo è affatto. Molte donne non sanno distinguere le diverse parti dei genitali. Ci sono ancora tantissime convinzioni sbagliate anche su aspetti molto semplici, come il funzionamento del proprio corpo. Bisognerebbe partire da lì: prendere consapevolezza di sé. Poi si può costruire tutto il resto.

