Influenza: l’aumento dei contagi e l’allarme inglese

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Come ogni anno i riflettori sono accessi su influenza e virus respiratori. Dopo l’allarme dall’Australia, ora è la volta della Gran Bretagna, dove si segnala un’epidemia particolarmente importante, ribattezzata dai media ‘super influenza‘. Ma che sta succedendo, e come interpretare le segnalazioni che arrivano da Oltremanica?

“L’influenza o, meglio, i virus respiratori che circolano in Italia, nella prima settimana di dicembre hanno subito un aumento dell’11% rispetto a quella precedente”, dice a Fortune Italia Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia del Campus Bio-Medico di Roma.

Con quasi 700mila contagiati, “i dati dell’Istituto superiore di sanità sono preziosi, e ci permettono di dire che è tutto nella norma: si sta verificando il normale aumento dei virus di virus respiratori, compresa l’influenza, tipico di questo periodo dell’anno”, assicura l’epidemiologo.

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In Italia “la fa da padrone il virus influenzale di tipo A, specialmente l’H3N2 che sembra molto più presente – in base ai dati dell’Istituto superiore di sanità – rispetto all’H1N1. La variante K in Italia non la cerchiamo, ma sicuramente ci sarà, proprio come c’è in altri Paesi europei. Sappiamo che sta impazzando in Inghilterra, ma lì la popolazione è diversa, così come la temperatura e i modi di fare prevenzione. Quello che possiamo dire è che sicuramente nelle prossime settimane aumenteranno i casi di influenza, come sempre accade. Nel periodo natalizio sarà proprio l’influenza a causare il grosso dei contagi”, aggiunge l’epiemiologo. Ma sarà quello delle feste il momento più caldo della stagione?

Influenza, picco ed effetto Harry Potter

Guai a chiedere a Ciccozzi quando arriverà il picco. “Chiedetelo ad Harry Potter – ribatte con un mezzo sorriso lo scienziato, insospettabile fan del mago inventato da J.K. Rowling – Io non so dirlo ed è praticamente impossibile prevederlo con certezza: questo vale non solo per l’influenza, ma per tutti i virus. Sono troppe le variabili in gioco. Possiamo individuare il picco solo a posteriori, nel momento in cui vediamo scendere la curva dei contagi per almeno 7-10 giorni. Altrimenti ci limitiamo a tirare a indovinare” conclude il ‘mago dell’epidemiologia’, rinfoderando la bacchetta. Più che la scienza, per essere più precisi su questo fronte servirebbe la preveggenza.

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