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Startup, il ruolo dei business angel nella ricerca su farmaci e vaccini

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Il 2020, che con la pandemia da Covid-19 ha portato sanità e salute al centro delle vite di tutti, è stato un anno cruciale per il settore delle scienze della vita. Lo dimostrano il numero e il volume di quotazioni in Borsa di aziende del settore, che hanno raggiunto il massimo storico a livello globale. Lo stesso interesse in questo ambito si registra in Italia, come evidenziato dallo IAG Index, termometro dell’ecosistema startup calcolato sul database di startup analizzate nella selezione delle opportunità di investimento di Italian Angels for Growth (un campione di riferimento di 483 startup).

Il gruppo di business angel italiani ha infatti dedicato una crescente attenzione alle società attive in ambito Life Sciences durante tutto il 2020, costituendo queste ultime il 29% del totale società analizzate. Lo stesso IAG Index mette in luce il ruolo fondamentale giocato dai business angel nel percorso di crescita delle società che lavorano allo sviluppo di nuovi farmaci, terapie e vaccini.

Quando si pensa alla commercializzazione di nuovi prodotti farmaceutici, si è portati ad attribuire queste scoperte alle grandi aziende che da decenni dominano il campo farmaceutico, e che effettivamente portano questi prodotti sul mercato. Al contrario, nascono da team di medici e universitari e sono ormai quasi sempre sviluppati nelle prime fasi di ricerca da piccole società; le grandi aziende entrano in gioco solo ad uno stadio avanzato del lungo processo di ricerca e sviluppo che porta alla messa in commercio di un nuovo farmaco.

Le società attive nella scoperta di nuovi farmaci e vaccini devono superare diverse fasi: dal disegno e sviluppo di un prodotto in grado di fermare o invertire gli effetti di una patologia, alla ricerca preclinica sugli animali (secondo le linee guida GLP previste dall’ente approvatore. EMA per l’UE, FDA per gli Stati Uniti) precedente ai trial clinici sugli umani per provare la non tossicità e l’efficacia del composto.

I grandi player del mondo farmaceutico intervengono tendenzialmente dopo la fase II dei trial clinici, finanziando o acquisendo le società per permettere ai farmaci più promettenti di concludere il percorso approvativo ed arrivare sul mercato. È invece proprio negli stadi iniziali, dalla scoperta e sviluppo del composto, fino ai test pre-clinici e le prime fasi di test clinici, che i business angel ricoprono un ruolo chiave. Finanziando le società durante i primi anni del loro percorso, gli angel sostengono la crescita nelle fasi a più alto rischio, dal pre-seed fino al Series A.

Nel panorama delle società Life Science early stage, lo IAG Index evidenzia round medi che vanno da 600mila euro per i pre-seed, ai € 6,7 mln per i Series A, con valutazioni pre-money dai 2,7 mln (pre- seed) ai € 13 mln (Series A). Grazie al consolidamento e alla crescita che il network di angel italiani ha vissuto negli ultimi anni, la capacità dei business angel IAG di raccogliere capitali per supportare queste realtà è infatti aumentata, permettendo loro di partecipare a round fino ai 10/15 mln, con ticket da parte dei club deal di business angel che sfiorano i 2 mln.

Ne è un esempio l’investimento in Kither Biotech, che a Luglio 2019 ha chiuso un round di finanziamento da 5,6 mln per lo sviluppo clinico di un nuovo farmaco per la fibrosi cistica e altre malattie polmonari, a cui ha partecipato un gruppo di business angel del network IAG per un importo di oltre 1,2 mln insieme ad altri club di business angel e family office.

Ma gli investimenti in startup non consistono solo di capitali: il fattore più importante sono le persone che investono il loro tempo e impegno. Proprio in questo consiste il valore aggiunto dei network di business angel: offrire agli imprenditori del mondo Life Sciences la possibilità di essere accompagnati e guidati, nelle fasi più rischiose di questo percorso, da investitori con specifica conoscenza delle tecnologie, delle procedure regolatorie e dei mercati in cui si stanno avventurando, mettendo la propria esperienza a disposizione dell’ecosistema.

Nei gruppi di angel ci sono investitori con competenza specifica nelle diverse aree della medicina, pronti a supportare i ricercatori nel percorso dal laboratorio verso la strada della ricerca applicata ad uso commerciale. L’innovazione anche in campo medico parte da qui: idee, esperienza sul campo e capitali.

Per Antonio Leone, Presidente IAG, “i network di business angel come Italian Angels for Growth hanno un ruolo sempre più rilevante nella crescita delle società innovative. Anche in ambito medicale e farmaceutico, è importante per gli imprenditori sapere di poter contare su investitori che apportino non solo capitale, ma anche esperienza e un solido network nell’ecosistema, soprattutto nelle fasi iniziali di sviluppo del progetto. Questa tipologia di investitore può contribuire alle decisioni strategiche che determineranno il successo dell’iniziativa, dalla scelta del mercato a cui rivolgersi, all’individuazione dei partner strategici, alla strutturazione dei trial clinici, fino alle opportunità di exit. Dal punto di vista dei business angel, questa rappresenta un’ottima opportunità per mettere a disposizione dei nuovi imprenditori le proprie conoscenze e contribuire ai progetti di innovazione più promettenti”.

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