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Vaccini, gli irriducibili di AstraZeneca

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Mentre la campagna vaccinale va avanti dopo il ‘caso AstraZeneca’, con qualche disdetta e non poche polemiche, spuntano come previsto gli irriducibili di Vaxzevria. Si tratta di giovani, o comunque, under 60, che dopo aver fatto senza problemi questo vaccino, non vogliono cambiare per la seconda dose, e dunque rifiutano il mix vaccinale.

Insomma, se qualcuno si è sentito più tranquillo a cambiare tipologia di vaccino, come indicato dal ministero della Salute con il via libera dell’Aifa, altri preferiscono continuare con AstraZeneca. Rifiutando il mix eterologo. Ad esprimersi favorevolmente per la seconda dose con Vaxzevria, previa valutazione del medico, è stato anche Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici di Roma. Così la Regione Lazio ha chiesto un parere sulla questione al ministero della Salute.

“Nella nostra regione la campagna vaccinale sta procedendo regolarmente e con serenità, ieri si sono effettuati 64.541 somministrazioni – rileva l’Unità di crisi della Regione Lazio – al di sopra del target assegnato. Negli ultimi 3 giorni sono state eseguite oltre 8mila richiami eterologhi di utenti sotto i 60 anni che avevano effettuato la prima dose di vaccino con AstraZeneca, in particolare 7.443 con Pfizer e 812 con Moderna”.

“Vi è una quota di circa il 10% che non si è presentata che sarà richiamata per poter completare il percorso vaccinale secondo le disposizioni nazionali. Vi sono infine alcune” persone “che, in maniera consapevole e informata, chiedono di completare il percorso vaccinale per l’immunizzazione con il medesimo vaccino, ovvero AstraZeneca. Per questa quota di persone abbiamo chiesto al ministero della Salute di dare un parere riguardo a uno specifico consenso informato, affinché possa decidere il medico in scienza e coscienza”, sottolineano dall’Unità di crisi del Lazio.

“E’ importante per raggiungere l’immunizzazione che siano completati i percorsi vaccinali. Nessuno deve rimanere indietro con il richiamo, soprattutto di fronte all’insorgenza delle varianti”, ammoniscono gli esperti.

“Non c’è alcuna contrapposizione” tra la decisione assunta dal ministero della Salute e la Regione, assicura l’assessore Alessio D’Amato. “Nel Lazio abbiamo applicato per primi quanto stabilito dal Ministero senza alcuna riduzione del numero delle somministrazioni giornaliere che è stabilmente al di sopra del target assegnato, e senza alcun problema all’interno degli hub vaccinali. Il tema è che vi è una quota di cittadini, ad oggi stimata intorno al 10%, nella fascia d’età 50/59 anni che rifiuta il mix eterologo”.

“Il punto è avere indicazioni chiare su come trattare questa quota, che merita la medesima attenzione di tutti gli altri e che non può rimanere nel limbo. Si tratta di decidere cosa fare con questi cittadini che rifiutano il mix eterologo. Lasciarli con un’unica somministrazione di vaccino, senza completare il percorso e senza di conseguenza rilasciare il certificato vaccinale? Oppure rimettere la valutazione al medico in scienza e coscienza? Noi crediamo che la strada sia quest’ultima – conclude. – ed è per questo che abbiamo sottoposto all’attenzione del ministero della Salute un’ipotesi di consenso informato, per permettere il completamento della vaccinazione, soprattutto in un momento in cui circolano varianti che potrebbero inficiare il percorso che ci porterà verso l’immunità”.

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