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Il futuro del chirurgo robot

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Vantaggi dal punto di vista chirurgico, ma anche economico. Sono più di mille nel mondo i robot Mako, 30 dei quali in Italia, uno dei primi Paesi europei per numero di piattaforme robotiche installate. E in futuro si punta ad ecosistemi digitali che permettano di seguire al meglio tutte le fasi operatorie.

E’ quanto emerso dall’incontro organizzato a Verona per i 10 anni di attività con il robot Mako, in occasione del decimo anniversario del primo intervento di chirurgia ortopedica protesica con Mako eseguito in Italia da Piergiuseppe Perazzini, responsabile dell’Unità Funzionale di Ortopedia e Traumatologia della Clinica San Francesco di Verona (struttura del gruppo Garofalo Health Care accreditata con il Ssn).

Al centro dei lavori una piattaforma robotica ad alta tecnologia per la chirurgia protesica in ortopedia, sviluppata negli Stati Uniti da Stryker e introdotta in Italia nel 2011 da ab medica.

Realizzato con il patrocinio dell’Ordine dei Medici di Verona e dell’Università di Verona, l’ incontro ha visto a confronto i maggiori esperti italiani e americani di chirurgia ortopedica robotica, i mentori e le istituzioni che hanno avuto e hanno tutt’oggi un ruolo determinante per la comunità internazionale di chirurgia robotica, con l’ obiettivo di raccontare la propria esperienza e presentare le più avanzate innovazioni in chirurgia robotica, gli straordinari benefici e le prospettive future di sviluppo.

Oltre al confronto sul ruolo strategico di innovazione, formazione e ricerca nella chirurgia robotica, uno spazio è stato dedicato ad analizzare gli aspetti più strettamente economici, i vantaggi e la sostenibilità della robotica in ambito medicale.

La chirurgia robotica è infatti il settore di più rapida crescita della robotica di servizio, grazie ai risultati clinici ed economici eccellenti. Il primo robot chirurgico è stato sviluppato nel settore ortopedico, da sempre all’avanguardia con le tecnologie più avanzate per visualizzazione, pianificazione ed esecuzione degli interventi.

Come evidenziato da Paolo Fiorini dell’Università di Verona, “Italia ed Europa sono all’avanguardia nella ricerca in robotica. Da circa 15 anni, il laboratorio di robotica dell’Università di Verona è impegnato in progetti di frontiera nella chirurgia robotica e nella creazione di aziende spin-off, grazie soprattutto ai finanziamenti dell’Unione Europea, che negli ultimi 3 anni ci ha riconosciuto circa 3 milioni di euro. Al fine di creare nuove sinergie ottimizzando le altissime competenze del laboratorio di robotica di Verona e le esigenze cliniche, abbiamo iniziato un rapporto di collaborazione con il Perazzini e il suo team, per applicare le nostre ricerche a problemi di immediato impatto clinico”.

La piattaforma robotica Mako, grazie alla pianificazione specifica per ogni paziente effettuata sulla relativa Tac e la tecnologia aptica che consente di rimuovere solamente il tessuto osseo necessario, permette di ottenere una
precisione del posizionamento della protesi che prima non era ottenibile tramite la chirurgia classica.

Su un totale di oltre 450.000 interventi eseguiti ad oggi nel mondo con tecnica robotica Mako, il primato in Italia ed in Europa spetta proprio a Perazzini, che dal 2011 ha eseguito con il suo team 2.759 protesi di ginocchio totale e parziale e 1215 protesi di anca con il robot Mako, dando vita al Centro di Ortopedia Robotica Europeo Core, una scuola di chirurgia robotica di riferimento europeo presso la Clinica San Francesco di Verona.

La formazione specialistica, come sottolinea lo stesso Perazzini, risulta fondamentale poiché nella metodica robotica Mako la figura del chirurgo ortopedico si riconferma di centrale importanza poiché alla base della pianificazione di una operazione chirurgica e in grado di leggere ed interpretare correttamente i dati trasmessi dal robot al fine di ottenere un risultato eccellente difficilmente raggiungibile con altri sistemi.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale, continua Perazzini, sarà sempre più importante nella chirurgia in generale ed in particolare in quella ortopedica che è una chirurgia ad alta tecnologia e il robot Mako risulta il sistema, ad oggi, più affidabile grazie alla precisione garantita dalla pianificazione Tac. I risultati a 10 anni evidenziano un bassissimo tasso di revisione degli impianti protesici parziali di ginocchio ed un altissimo grado di soddisfazione da parte del paziente.

Grazie all’impiego del robot Mako si sono ridotti i tempi di degenza dei pazienti nelle strutture – come evidenziato da uno studio condotto dalla economista Maria Antonietta Banchero, sono state oltre 1800 le giornate di degenza annue risparmiate solo presso la struttura ospedaliera dell’Asl 5 di Sarzana – e si sono accorciati anche i percorsi di riabilitazione, con vantaggi per le strutture sanitarie e per gli stessi pazienti sottoposti alla chirurgia.

Ma qual è il futuro della robotica? Secondo Robert C. Cohen, presidente Digital, Robotics and Enabling Technologies di Stryker, nei prossimi anni la tendenza sarà quella di garantire un “continuum of care” e la tecnologia si sta progettando e sviluppando proprio in tal senso, dando vita a veri e propri ecosistemi digitali, dove paziente e medico chirurgo sono in costante contatto tramite applicazioni in grado di seguire tutte le fasi pre, intra e post operatorie.

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